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La Romania punta sullo stoccaggio energetico: un miliardo di euro per stabilizzare la rete elettrica (e le rinnovabili)
La Romania investe 1 miliardo di € in batterie per salvare la rete elettrica dalla volatilità delle rinnovabili. L’Est Europa punta sulle infrastrutture pesanti per la transizione. #Energia #Romania #Batterie #Rinnovabili #Economia

La Romania vuole stabilizzare la propria rete con un enorme investimento. La società privata MASS Group Holding ha in programma di investire oltre 1 miliardo di euro (~1,18 miliardi di dollari) in progetti su larga scala per lo stoccaggio di energia in batterie in Romania, dopo aver raggiunto un accordo con il governo rumeno, secondo quanto riportato mercoledì da Reuters. I progetti hanno lo scopo di sostenere la rete elettrica rumena, dato che la produzione di energia rinnovabile è in espansione e la vecchia capacità convenzionale continua a diminuire.
Secondo Reuters, l’investimento comporterebbe l’installazione di più batterie su scala di rete con una capacità combinata misurata nell’ordine dei gigawattora. I funzionari rumeni hanno affermato che l’accordo mira a rafforzare la stabilità della rete e a gestire la crescente volatilità causata dall’aumento della produzione eolica e solare.
Il governo non ha rivelato le ubicazioni specifiche dei progetti, i tempi di costruzione o le strutture di finanziamento.
Il sistema energetico rumeno è sottoposto a una pressione crescente perché la capacità rinnovabile si è espansa più rapidamente delle infrastrutture necessarie per gestirla. La produzione eolica e solare rappresenta ora una quota maggiore della generazione, ma lo stoccaggio di batterie su scala industriale rimane limitato, lasciando la rete esposta a forti oscillazioni dell’offerta. Quando la produzione eolica e solare è elevata, il sistema può avere difficoltà ad assorbire l’energia in eccesso. Quando la produzione cala in condizioni di tempo calmo, la sera o nei picchi di domanda invernali, la Romania deve spesso ricorrere alle importazioni di elettricità o all’utilizzo di centrali a gas e a carbone per mantenere stabile la rete.

Centrale a carbone rumenaLa Romania investe 1 miliardo di € in batterie per salvare la rete elettrica dalla volatilità delle rinnovabili. L’Est Europa punta sulle infrastrutture pesanti per la transizione. #Energia #Romania #Batterie #Rinnovabili #Economia
I dati di flusso ENTSO-E mostrano che la Romania passa frequentemente dall’esportazione all’importazione di energia a seconda delle condizioni meteorologiche e della domanda. Nei periodi di carenza, soprattutto in inverno, le importazioni dai paesi vicini aumentano a causa della produzione interna insufficiente.
Allo stesso tempo, le vecchie unità a carbone vengono gradualmente eliminate e la produzione idroelettrica varia a seconda delle precipitazioni, riducendo il margine di errore. Questa combinazione ha aumentato la necessità di strumenti di bilanciamento a risposta rapida.
Il governo rumeno sta ora scommettendo sul fatto che i grandi accumulatori a batteria possano colmare il divario. Le batterie su scala di rete possono assorbire energia quando la produzione rinnovabile supera la domanda e rilasciarla in pochi minuti quando l’offerta si riduce.
L’accordo rumeno rispecchia ciò che sta accadendo in tutta l’Europa orientale, dove i governi stanno iniziando a considerare l’accumulo in batterie come un’infrastruttura fondamentale piuttosto che un’aggiunta sperimentale. Molti sistemi energetici regionali sono stati costruiti intorno alla produzione di energia da carbone e alla distribuzione centralizzata e stanno lottando per gestire le rapide oscillazioni della produzione di energia rinnovabile. L’accumulo è sempre più considerato come un buffer necessario piuttosto che come una tecnologia supplementare.
In particolare, secondo Reuters, nel 2024 l’azienda statale polacca PGE ha annunciato l’intenzione di investire miliardi di zloty in grandi progetti di accumulo in batterie direttamente collegati alla stabilità della rete e all’integrazione delle energie rinnovabili, con i funzionari polacchi che citano questa mossa come essenziale per gestire la volatilità causata dall’energia eolica e ridurre la dipendenza dal carbone durante i periodi di picco della domanda.







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