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LA POLITICA INCOMPRENSIBILE

La politica ha molti motivi per suscitare l’interesse: è intrecciata strettamente con la storia ed inoltre, intellettualmente, è una materia su cui l’umanità si è arrovellata per millenni. Soprattutto, come suona il detto: “Ricordati che, se tu non ti occupi di politica, la politica si occupa comunque di te”. Da essa dipende la qualità della nostra vita: tanto che, quando è in gioco la libertà, bisognerebbe essere disposti a fare la rivoluzione.
E sarà proprio per questa ragione che, mentre non molti si imbarcherebbero a discutere di chimica o di matematica, se appena si parla di politica tutti hanno un’opinione e tutti hanno qualcosa da dire. Voltaire era contro la democrazia perché, a suo parere, il popolo era troppo ignorante per votare razionalmente. E forse ai suoi tempi aveva ragione. Ma oggi anche gli analfabeti hanno in casa una televisione e si sentono competenti.
La nostra polis vive nell’epoca dell’informazione, e tuttavia, curiosamente, la maggior parte dei cittadini, inclusi i più colti, mostrano spesso una naturale incapacità di comprendere la politica. Se ne occupano costantemente, con estremo interesse, e riescono lo stesso a non capirla. Classico il caso dei professori.
Normalmente gli esseri umani non partono dai dati obiettivi per affrontare un problema, cercano di applicargli uno schema mentale preordinato. Un medico al quale sia stata richiesta una diagnosi cercherà la causa fisica di quel malessere e mai gli verrebbe in mente di pensare: “In quest’uomo è entrato un demonio”. E tuttavia questa è la prima risposta che verrebbe in mente allo stregone. Né si può attribuire questo “errore” al fatto che sia un primitivo: anche nella società progredita i superstiziosi dànno spesso della realtà spiegazioni mitologiche.
Qualcosa del genere avviene in politica. L’errore fondamentale che commettono molti è quello di applicare ad essa gli schemi che usano nella vita quotidiana: “Bisogna pagare i debiti”. “Bisogna mantenere la parola data”. “Non bisogna tradire gli amici”. “Bisogna dire la verità”. Con il corollario che chiunque violi questi imperativi dovrà essere considerato un mascalzone. Mentre in politica valgono regole del tutto simili a quelle della savana.
Gli uomini considerano il leone il simbolo della nobiltà, mentre le iene sanno che è un ladro vigliacco: è capace di rubare loro la preda se sono poche, ed è pronto a ritirarsi alla prima minaccia se sono sufficientemente numerose e decise. Il leopardo, che non fruisce del vantaggio del numero perché caccia da solo, sa che non avrebbe speranza nel caso che il regale ladro si avvicinasse per sottrargli il pranzo. E per questo la sua preda ha imparato a portarsela sugli alberi. Il leone è il re degli animali per gli ingenui, ma chi lo conosce lo valuta per quello che è.
Nello stesso modo, a tutti gli imperativi morali il politico risponde chiedendosi: mi conviene obbedire o disobbedire? Quante probabilità ho di essere scoperto? E ammesso che tutto si metta male, quanti modi ho di imbrogliare le carte, negare l’evidenza, calunniare qualcun altro, e insomma cavarmela lo stesso? Addirittura, in campo internazionale, gli scrupoli morali sono considerati costantemente un errore e vige il più sfrontato “égoïsme sacré”: l’unica bussola è l’interesse della nazione.
Il politico, come il leone, ha una mentalità “naturale”. Tiene conto soltanto dell’efficacia della propria azione e per questo prescinde totalmente da ogni altro imperativo. Se all’occasione si comporta moralmente, è segno che ha interesse a comportarsi moralmente. È insomma il massimo competente della realtà com’è e non come si vorrebbe che fosse.
Ecco un classico di ciò che si rimprovera ai politici: fanno promesse elettorali che poi non mantengono. Il rimprovero è certamente giustificato. Ma si sono mai visti cittadini che eleggono qualcuno che non suscita nessuna grande speranza? Il politico dunque si adatta: prima fa promesse che sa irrealizzabili, poi – mentendo a tutto spiano – dice che le condizioni di fatto sono cambiate, che i nemici politici gli hanno impedito di realizzare il suo programma; o addirittura sostiene di averlo realizzato: aveva promesso di abolire una tassa statale, ed effettivamente l’ha abolita. Omettendo di aggiungere che ha invitato gli enti locali a sostituirla con una tassa comunale equivalente.
Machiavelli ha cercato d’insegnare ai cittadini in che modo ragionano i politici ma ha sbattuto contro un muro. Se proprio non possono negare la realtà, non per questo si discostano dalla loro mentalità e snocciolano una serie di utopie: “Chiunque guidi lo Stato deve farlo nell’esclusivo interesse dei cittadini”; “La prima qualità di un politico deve essere l’onestà”; “È tempo che le cose cambino”. Precludendosi così la possibilità di capire la politica.
Alla politica non si può applicare la mentalità corrente fra galantuomini più di quanto si possa applicare la stregoneria alla moderna medicina.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
20 luglio 2015

 

 

 

 

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