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Economia

La logica dei dazi USA? Molto semplice: ha colpito chi ha surplus commerciale

La logica dietro questa prima fase dell’imposizione dei tassi è stata semplice: si è colpito chi aveva un surplus commerciale maggiore verso gli USA, per riportare la manifattura a casa. Ora si passa alla parte politica, non meno pericolosa

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Analizzando i dati sui dazi di Trump comprendiamoche, in realtà, la logica utilizzata da Trump è semplice: chi ha un deficit commerciale verso gli USA, o una situazione di equilibrio, e dei rapporti positivi con gli USA,  è stato colpito con la tariffe minime. Chi ha suplus eccessivi è stato colpito più duramente, a seconda poi della vicinanza, o distanza, politica.

 

L’immagine mostra una colonna “U.S.A. Discounted Reciprocal Tariffs”. Identifichiamo i paesi per cui questo valore è pari al 10%:

  • Perù
  • Costa Rica
  • Repubblica Domenicana
  • Emirati Arabi Uniti
  • Nuova Zelanda
  • Argentina
  • Ecuador
  • Guatemala
  • Honduras
  • United Kingdom
  • Brasile
  • Singapore
  • Cile
  • Australia
  • Turchia
  • Colombia
  • Egitto
  • Arabia Saudita
  • El Salvador
  • Trinidad e Tobago
  • Marocco

Vediamo caso per caso.

    • Regno Unito (UK): Secondo dati USA per il 2024, gli Stati Uniti hanno registrato un surplus commerciale di beni con il Regno Unito di $11.9 miliardi.
    • Brasile: Gli USA registrano un surplus nel commercio di servizi con il Brasile ($18.35 miliardi nel 2023) e generalmente un surplus nel commercio di beni con l’America Latina escluso il Messico, il che suggerisce fortemente un surplus anche con il Brasile.
    • Emirati Arabi Uniti (UAE): Dati specifici per lo stato di New York mostrano un surplus con gli UAE nel 2023, suggerendo che anche a livello nazionale gli USA abbiano un surplus. Gli USA non dipendono più dal petrolio arabo da anni.
    • Australia, Singapore, Cile, Colombia, Perù, Costa Rica, Rep. Dominicana, Guatemala, Honduras, Marocco, El Salvador: Molti di questi paesi hanno Accordi di Libero Scambio (FTA) con gli USA (es. CAFTA-DR per America Centrale e Rep. Dominicana, accordi bilaterali con Cile, Colombia, Perù, Singapore, Australia, Marocco). Gli FTA tipicamente prevedono dazi nulli o molto bassi, il che è coerente con il 10% indicato, e spesso gli USA hanno surplus o bassi deficit con partner FTA.  Alcuni paesi, come il Marocco, hanno recentemente concluso degli accordi per importanti acquisti dagli Stati Uniti.

Ci sono i casi opposti: la Svizzera, che ha percentualmente un forte surplus, pur non avendo cattivi rapporti politici, è stata colpita da dazi del 31%. Del resto per lo stato isolato dal mare importare gas naturale americano è complesso. Fossi un politico della Federazione ordinerei un paio di reattori nucleari SMR americani, per riequilibrare la situazione.

Del resto, con il deficit commerciale che gli USA hanno sviluppato, non c’erano alternative:

Chi ha seguito la conferenza del “Liberation day” ha visto al fianco di Trump il rappresentante della UAW, il grande sindacato dei lavoratori del settore auto, che ha preso brevemente la parola, esprimendo un forte appoggio al Presidente. In questa alleanza, disprezzata dai Democratici sui due lati dell’Oceano, è la base della politica di Trump, o meglio del suo approccio iniziale.

Ora entra il gioco la Politica, e qui rischiamo

Questo è stato solo l’inizio, basato quasi solo sulla matematica. Ora entra in gioco l’economia delle trattative, e qui rischiamo grosso.

La Cina è in una posizione delicata: non è chiaro se il 34% si sommi o meno ai dazi già in atto. Se non si sommasse, avremmo un trattamento tutto sommato meno duro delle attese. Se invece aggiungiamo l’attuale 20%, allora le cose cambiano.

L’Unione europea ora deve trattare. Considerando l’entità del surplus commerciale verso gli USA e i dazi specifici sul settore auto, che colpiranno soprattutto la Germania, non sarà facile, ma ci si potrebbe provare, magari trovando un terreno comune sull’energia.

Invece a Bruxelles si alzano voci belligeranti, che sono totalmente inadatte alla nostra dipendenza dall’export verso gli USA, e dall’incapacità di superare i contrasti con la Russia. Iniziare una guerra commerciale sarebbe disastroso. Sarebbe necesario rilanciare la UE iniziando a rivedere le demenziali normative che legano la nostra economia, ma dubito che ci sarà il coraggio di farlo.

 


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