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La grande falla etica della cosiddetta Unione Europea

Il tema più sentito dagli uomini riuniti in comunità organizzate è indubbiamente quello della giustizia. Come in una trireme romana ognuno doveva remare, e chi si appoggiava al remo prendeva le sberle dei compagni ancora prima delle frustate del centurione, così in una società umana la base della convivenza è data dal rispetto dei criteri di giustizia sociale ed equità. Regole e leggi, tassazione e previdenza uguali per tutti.

Le rivoluzioni e i rivolgimenti politici sono di norma il prodotto dell’ingiustizia sociale. Dai privilegi di nobili e clero del ‘700 francese al “no taxation without representation” della Rivoluzione Americana, fino alla rivoluzione d’Ottobre del 1917, ciò che muove le masse e fa loro uccidere e perire è sempre la rivolta verso le ingiustizia sociali, i privilegi senza merito: i sacrifici dei molti a fianco dei vantaggi dei pochi.

Maggiore l’ingiustizia, maggiore la “driving force”, forza motrice per il cambiamento. Ne abbiamo un esempio domestico: la percezione popolare di privilegi inaccettabili e inscalfibili dei politici a fronte di sacrifici crescenti del popolo ha spinto una forza come il M5S a essere inaspettatamente e a dispetto di limiti e carenze il primo partito in Italia.

In Unione Europea le cose non potrebbero essere peggiori dal punto di vista della giustizia sociale. Facciamo un breve elenco delle maggiori ingiustizie e distorsioni prodotte dalla UE

  • La tassazione di super-ricchi e grandi corporations è ridicolmente bassa in UE grazie a tax rulings e loop-holes di paesi come Olanda, Lussemburgo Irlanda e altri: concorrenza sleale verso le piccole aziende e negozi e i loro dipendenti, morte dei piccoli imprenditori, artigiani e professionisti e maxi-profitti dei grandi capitalisti.
  • La natura intrinsecamente asimmetrica dell’euro, plasticamente rappresentata dai saldi Target 2, avvantaggia ingiustamente le economie del Nord Europa: i paesi forti diventano più forti, i deboli più deboli con un grottesco effetto Robin Hood alla rovescia.

  • I trattamenti retributivi e pensionistici dei funzionari UE e BCEcome documentato da Scenari Economici in una serie di articoli – sono uno schiaffo ai lavoratori europei che devono andare in pensione a 67 anni con assegni da fame: chi predica rigore per noi può andare in pensione a 55 anni.
  • I trattati commerciali come il CETA vengono approvati dalle élite nonostante la contrarietà dell’opinione pubblica: ancora una volta si privilegiano gli interessi delle lobby a danno dei piccoli agricoltori e industriali.
  • Gli interessi delle lobby della grande industria trovano sempre orecchie ben disposte a Bruxelles, anche a danno della nostra salute: la proroga della licenza di diserbanti sospetti cancerogeni è stata preceduta da “studi scientifici” usciti direttamente dalle multinazionali.
  • L’immigrazione di grandi masse di persone senza istruzione da Asia e Africa, destinate a pesare sul welfare europeo per generazioni, è stata spacciata dalle élite europee come la panacea per i nostri problemi. I cittadini europei vedono cure mediche, case popolari, alloggi, pensioni, rendite e argent de poche distribuiti liberalmente a famiglie immigrate senza merito alcuno se non quello di essere entrate nei nostri paesi, e che spesso non hanno rispetto per la nostra cultura, religione e storia, laddove a noi viene negata sanità e casa.

  • I salvataggi delle banche mal gestite sono costati centinaia di miliardi in Europa e almeno 35 miliardi di euro in Italia, senza che i responsabili dei fallimenti -grandi clienti insolventi o amministratori collusi – facessero un solo giorno di galera. Questo quando i politici chiudono ospedali mettendo a rischio le vite dei cittadini, e i fondi per istruzione e welfare vengono incessantemente tagliati da 10 anni in qua.

Su basi così ingiuste è stata costruita la sovrastruttura politica della cosiddetta Unione Europea. I cittadini italiani non accettano più la grande falla etica, il deficit morale, di questo costoso carrozzone. Non meraviglia quindi che i cosiddetti populisti stiano ottenendo grandi successi, e i partiti socialdemocratici, complici o sostenitori delle nefandezze descritte, stiano scomparendo dal panorama politico europeo.


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