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La gogna della presidenza francese, l’astensione democratica! di Dardo

 

Carissimi lettori, dopo un paio di mesi di assenza, rientro tra i versi degli eventi storici che accompagnano le giornate elettorali convulse in Europa. Paradossalmente, l’evento più significativo non è la maggioranza della May, ma l’inverno in cui si è rinchiusa la Repubblica Francese.

Duecento venti anni di rivoluzione dei diritti umani, politici e civili, lanciati nella spazzatura della Storia. Si è appena chiuso un ciclo storico per l’Occidente, proprio da quel paese che più di altri ha contribuito alla piena consapevolezza civile e democratica presso le istituzioni statali, un sistema di amministrazione civica fondata sul cittadino elettore-censore di libertà uguaglianza e fratellanza. La falsa illusione in cui i media europei fanno riverberare il successo del mio collega laureato in filosofia Macron fra i progressisti e democratici europei ha fondamento proprio in quella maggioranza silenziosa di francesi che si rifiutano di votare.

Ebbene sappiamo quanto la grandeur francese tenga conto delle esigenze strategiche della sopravvivenza della Nazione tra i Grandi del mondo, o della mondialisation, peccato che la mappa del voto riporti dei segnali particolarissimi che sfuggono (di proposito) agli stessi analisti francesi.

La crisi corsa, le industrie agglomerate pubbliche che soffriranno la fame dei diritti dei lavoratori con la nuova versione del Contratto sociale di Lavoro promosso da Macron, il coinvolgimento strategico della politica estera francese negli affari UE e sul versante medio orientale, porranno sempre maggiori sfide alla nuova maggioranza plebiscitaria della minoranza.

Le leggi antiterrorismo hanno già anestitizzato le manifestazioni pubbliche, la perdita dei diritti civili delle pubbliche amministrazioni locali porranno le basi per un lento e silente consenso al dissenso civico, che monterebbe in vera e propria rivolta civile e sociale della Francia periferica contro lo strapotere del partito degli intellettuali elitari alla luce delle contraddizioni economiche e sociali che la Nuova Unione Europea a trazione tedesca imporrà a breve, ossia autunno, a tutta l’agenda politica continentale.

Sarà l’ultimo grande sforzo per contenere le dinamiche involuttive ma democratiche dei popoli europei, dalla Finlandia sino all’Egeo. Proprio oggi il nuovo leader della destra finnica ha minacciato la crisi di governo nella precarissima Finlandia del Commissario Katainen, il quale pochi giorni fa ha fornito una volta ancora un ottimo e valido motivo per lasciare perdere la Coesione sociale europea quando nel proprio paese la crisi industriale ed economica sta per travolgere la tenuta sociale della Repubblica dei ghiacciai e dell’Aurora Boreale.

Miglior clima di fiducia non si può sperare, in questo i maestri dei diritti umani francesi avrebbero messo a fuoco gli strumenti per abbattere le barriere culturali che dividono il paese, adesso l’aristocrazia in cashmere combatte contro la stereotipazione delle derive esistenziali delle periferie, che Nancy e Levy Strauss chiamano mondi paralleli, zone di produzione di alterità dell’esistenza, fucine di miseria intellettuale contrarie alla spinta verso la sublimazione dell’Autorità della Ragione, unica via verso la tecno democrazia degli spazi degli universali, siano essi diritti civili, sociali, culturali o esistenziali.

Nessuno può giudicare il Potere Enciclopedico, la vera mutualità esistenziale che parifica il Sapere, la Finanza e il controllo Tecnologico degli spazi umani nella contemporaneità. La fondatezza di tale visione è ben confrontabile con un’analisi colma di volontà di potenza che il prode Levy Strauss ha pubblicato su Asia Times, laddove suggerisce a coloro che sanno e possono, le tre vie per disfarsi del Presidente Trump. Non osiamo immaginare cosa potrà accadere se tal filosofo della mondializzazione, unitamente ad uno dei padri dell’Unione Europea, il padrino di Macron Attali, riusciranno a fare nel caso in cui i popoli e buona parte delle nazioni periferiche europee si ergereanno contro la Teologia Sociale mondiale imposta dalla Troïka elitaria francomanna. Non è un caso se proprio adesso richiedano la costituzione dell’esercito europeo, la condivisione dei progetti di intelligence e della cyber room europea, l’integrazione delle industrie degli armamenti con i incluso il nucleare, per poter poi effettuare la Grande Manovra, ossia l’abbattimento dell’unica democrazia che ha rinchiuso nei trattati singoli i destini di buona parte dei membri fondatori dell’Unione Europea.

Così vogliono rinegoziare i trattati, facendo scoppiare la bolla finanziaria negli USA, marginalizzando la loro negoziazione multilaterale e sovrana nei prossimi 5 anni, con la speranza che Trump o qualcun altro possa essere il capro espiatorio del proprio fallimento. Altrettanto deve stare attento Putin, ricevuto a Versailles, la Grandeur ha preteso di ricordare che Caterina la Grande si ispirasse alla Francia per promuovere e innalzare lo spirito illuminato imperiale russo, che si prepari il successore poiché proveranno a “istruirne” uno Loro.

Preparatevi amici ad accogliere le prossime elezioni nazionali con il non voto, l’unica vera opposizione alla desolazione della democrazia, unica via per poter affermare il diritto di parola. Al resto hanno già pensato loro, i francomanni, gli unici che hanno bisogno di Renzi e della sinistra per non perdere il loro progetto per strada. Ben presto, nel caso in cui salisse il centro destra, scateneranno l’inferno del debito pubblico per poterci prendere tutto.

Ecco perché dobbiamo rafforzare sia lo Zio Sam che le nostre periferie, l’unico modo che abbiamo per affrontare il futuro con la consapevolezza che una nuova grande crisi ci travolgerà, lunga vita all’AmLira, al resto ci penseremo dopo che avremmo fatto i funerali ai diritti comunitari.

Dardo

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