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La Germania di Merz e l’illusione delle infrastrutture: il mega-fondo divorato dalla spesa corrente
Il mega-fondo tedesco per le infrastrutture si sta rivelando un flop: l’86% delle risorse è dirottato per coprire la spesa corrente e i buchi di bilancio. L’analisi del fallimento del piano di Merz e i rischi per la locomotiva d’Europa.

La locomotiva d’Europa ha fuso il motore e, a quanto pare, sta usando i fondi per la riparazione per pagare le spese ordinarie. Il governo tedesco guidato da Friedrich Merz si trova a fare i conti con un paradosso teutonico: un mega-fondo da mezzo trilione di euro (lo SVIK), teoricamente destinato a far risorgere le infrastrutture del Paese in dodici anni, si sta trasformando in un bancomat per coprire i buchi di bilancio. Gli investimenti in infrastrutture fisiche creano moltiplicatori positivi per la crescita potenziale e la produttività, , ma la spesa corrente no. Eppure, la necessità politica di far quadrare i conti nel breve termine sta letteralmente cannibalizzando il futuro industriale della nazione.
I dati emersi di recente sono impietosi. Due tra i più prestigiosi istituti di ricerca economica della Germania, l‘IW (Istituto Tedesco di Economia) e l’Ifo, hanno certificato un dirottamento massiccio delle risorse. Berlino aveva promesso una pioggia di miliardi per modernizzare il Paese, , ma la realtà contabile racconta una storia di pura sopravvivenza fiscale. Entrambe gli istituti hanno certificato come la stragrande maggioranza, se non la quasi totalità, dei fondi non vada per la finalità istituzionale, ma semplicemente copra le spese correnti dello stato. Deficit nascosto.
Di seguito, una tabella riassuntiva delle discrepanze rilevate dai due istituti:
| Istituto di Ricerca | Fondi dirottati dallo scopo | Spesa Reale Investimenti 2025 | Incremento rispetto al 2024 |
| Istituto IW | 86% | 71 miliardi di euro | +2 miliardi di euro |
| Istituto Ifo | 95% | Dati non comparabili | +1,3 miliardi di euro |
| Dato Governativo (Previsto) | – | 19 miliardi di euro (dal fondo) | – |
Come evidenziato dalla tabella, stiamo assistendo a un gioco di prestigio contabile. L’IW nota che ben 12 miliardi di euro del fondo speciale sono stati destinati alla spesa ordinaria, come i “costi di trasformazione” degli ospedali. In pratica, si iscrivono a bilancio come investimenti strutturali quelle che sono, di fatto, spese operative. L’Ifo rincara la dose, sottolineando un aumento del debito di 24,3 miliardi di euro a fronte di investimenti reali cresciuti di appena 1,3 miliardi. Un’allocazione errata che Clemens Fuest, presidente dell’Ifo, ha denunciato apertamente come una manovra per colmare i deficit correnti.
Tutto questo avviene mentre il Paese sconta decenni di quello che in Germania viene definito kaputtsparen: un’austerità talmente cieca e prolungata da aver portato al collasso fisico delle opere pubbliche. Risparmiare fino a rompere tutto. Le conseguenze di questa mancanza cronica di spesa in conto capitale sono sotto gli occhi di tutti:
- Stuttgart 21: Il famigerato nodo ferroviario, definito un tempo il “battesimo del fuoco per la futura sostenibilità”, è in costruzione da oltre quindici anni. I costi sono raddoppiati a 11 miliardi di euro, , ma non esiste ancora una data di fine lavori certa.
- Ponte Carola (Dresda): Il parziale crollo di una sezione sul fiume Elba nel settembre 2024 è il simbolo di strutture che hanno ampiamente superato il loro ciclo di vita utile senza manutenzione.
- Rete Ferroviaria: Il deragliamento di Riedlingen evidenzia la fragilità di sistemi di allerta e reti vecchie, dove i disagi per i pendolari e le merci sono ormai la norma.
In questo scenario, il settore delle costruzioni, che avrebbe dovuto essere il principale beneficiario del piano di stimolo, mostra un quadro preoccupantemente contrastante. Carsten Menke, economista di Julius Baer, sottolinea che l’utilizzo della capacità produttiva non è rimbalzato e gli ordini mostrano segni di debolezza strutturale. C’è un grave rischio di diluizione del fondo speciale, , ma soprattutto c’è un ritardo cronico tra la pianificazione burocratica e la posa della prima pietra.
Sul piano politico, la sfida per l’esecutivo è titanica. Il piano infrastrutturale non funziona perché è intrappolato in una ragnatela di emergenze continue. La crisi industriale ha portato a ondate di licenziamenti, , ma al contempo l’invecchiamento demografico assorbe risorse immense per pensioni e sanità. Come rileva Carsten Brzeski di ING, la finestra per le riforme strutturali tanto decantate si sta già chiudendo. La Germania manca ancora di una strategia energetica di lungo termine e la deregolamentazione resta un miraggio. Non solo: spendere per finalità correnti fondi creati per gli investimenti, a debito, suona come una sorta di frode in bilancio.
A peggiorare il quadro si aggiungono fattori esterni letali per un’economia votata all’export. Le tensioni geopolitiche, l’incertezza sulle nuove tariffe commerciali globali e le impennate dei prezzi energetici, esacerbate dai rischi di conflitti estesi in Medio Oriente, minacciano la debole ripresa ciclica. Jörg Krämer di Commerzbank avverte che shock esterni prolungati potrebbero avere conseguenze devastanti. La Germania, un tempo maestro del rigore, sta scoprendo a proprie spese che l’austerità senza investimenti strategici non salva i bilanci: semplicemente, distrugge il capitale di una nazione.







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