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La Francia potenza energetica mondiale potrebbe essere interessata a far saltare pozzi di petrolio in medio oriente durante la guerra in Siria per suoi interessi economici (ed eurorussi)?

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So che qualcuno balzerà sulla sedia leggendo il titolo: Francia potenza energetica e magari anche petrolifera? Ma suvvia, questa è una stupidaggine.

Beh, non direi, agli effetti pratici è una grande realtà da tenere in dovuta considerazione. Parigi è infatti la più grande potenza atomica nucleare europea sia a livello di nucleare civile che militare. In pratica tutta la produzione elettrica francese si basa sul nucleare, oltre 620 Twh prodotti all’anno o giù di lì solo da EDF (senza contare Gaz de France che con la controllata Electrabel gestisce altre centrali ossia altra produzione nel bacino franco-belga), probabilmente con la possibilità di produrne anche un centinaio di terawattora in più se necessario [solo lato EDF]. Il costo di produzione di detta energia in un paese dove tutto è elettrico, dal riscaldamento ai fornelli con la notevole eccezione del settore automobilistico, è sostanzialmente un’invariante rispetto al prezzo delle normali commodities energetiche, quando i business plan sono fatti a dovere l’incidenza maggiore nell’investimento elettrico nucleare è data dal costo finanziario dell’investimento [che a tassi bassi ritorna di certo; per Vostra informazione l’uranio francese arriva dal Niger, dal Mali e dal Ciad, andate a vedere per curiosità dove sono comparsi focolai di instabilità islamica nel recente passato e dove è attva l’Armee francaise, la Germania ha addirittura mandato i Tornado – in Mali – in veste europea, traccia…].

FireShot Screen Capture #083 - 'EDF Asia' - asia_edf_com_about-edf-group_profile-52188_htmlOssia Parigi in un momento di grande turbolenza dei prezzi del petrolio – dal 2002 al 2013 – ha saputo trarne enorme profitto come sistema, si sa che EDF è un’azienda di Stato con il circa 84% delle azioni [normalmente era controllata dal Ministero della Difesa francese, prima della privatizzazione di facciata], la restante in buona parte è in mano ai dipendenti [nota irrinunciabile: ed a noi italiani ci continuano a dire di privatizzare ENEL sotto il 30% limite dell’OPA obbligatoria… Ma per favore!!! Sveglia Italiani, smettiamola di fare la figura dei fessi!!!].

FireShot Screen Capture #086 - 'Shareholding structure I EDF' - www_edf_fr_en_the-edf-group_dedicated-sections_finance_financial-information_the-edf-share_shareholding-structureEd infatti EDF in patria fa prezzi stracciati alle aziende residenti, questo è un fattore che tutti gli addetti al settore conoscono (molti malpensanti dubitano per altro della congruità dei prezzi pubblici francesi rispetto a quelli fatti realmente ai grandi consumatori residenti, i prezzi “pubblicati” sembrano ad alcuni quasi prezzi per l’esportazione, chissà, ndr [Malpensanti dico io!!!]). Or dunque, oggi che il prezzo del petrolio è basso ed il prezzo dell’energia è parimenti basso il vantaggio francese in termini di maggiore competitività dell’industria transalpina rispetto ai competitors soprattutto europei si è annullato. I ben informati dicono che il prezzo di breakeven del nucleare d’oltralpe si aggiri attorno a 27 EUR/MWh (da verificare, …).

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Andando al cuore dell’argomento il settore elettrico francese a base nucleare, senza considerare l’azienda petrolifera Total che è una delle prime compagnie petrolifere mondiali dopo Saudi Aramco, Rosneft e le americane [Total ha un potenziale di produzione gestito superiore a 2 milioni di barili/giorno (boe) ma dovendo pagare royalties ai paesi che la ospitano], facendo i dovuti rapporti in termini di costo di sostituzione della produzione con fonti fossili, rappresenta quasi l’equivalente di quasi 2 milioni di barili di petrolio equivalente (boe) al giorno di energia prodotta in Francia – ma con una notevole differenza in termini di occupazione rispetto alle oil majors, è tutta sul suolo patrio! ndr -.

FireShot Screen Capture #084 - 'Nuclear Power in France I French Nuclear Energy' - www_world-nuclear_org_info_Country-Profiles_Countries-A-F_FranceIn più la Francia non deve temere il problema del decommissioning nucleare come invece temono moltissimo le altre controparti europee: lo Stato ci penserà, i siti di stoccaggio sono statali e la comunità francese si accollerà i costi come si sta accollando i benefici di un’energia a basso costo. Se andiamo a vedere proprio in questi giorni i conti delle utilities tedesche possiamo leggere di audizioni parlamentari atte a verificare se i soldi messi da parte per lo smaltimento nucleare è sufficiente: se il colosso statale EDF dovesse fare altrettanto, ossia nel caso di dover pensare ipoteticamente “senza Stato” ai costi futuri per ripulire le proprie centrali quando dismesse, l’azienda in questione avrebbe serissimi (…) problemi di sostenibilità, per non dire altro (…). Tra l’altro mai dimenticare che il nucleare resta pulito in termini di produzione di anidride carbonica, è imminente la riunione sul clima e sulla CO2 – chiamasi COP 21 – che si terrà a breve proprio a Parigi…. [mi vien da dire che più il battage sulla CO2 ed i cambiamenti climatici si intensificheranno, più probabile sarà che il nucleare torni di moda in futuro…]

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Il motivo di questo grande vantaggio francese nell’energia elettrica? Semplice, perchè il nucleare d’oltralpe – EDF è il massimo rapppresentante statale aziendale del settore – nacque originariamente per fare bombe durante la guerra fredda e non per fare energia (che era un sottoprodotto), come implica il famoso libro di M. Boiteux, “Haute Tension”, praticamente conosciuto solo in Francia e quasi esclusivamente dagli specialisti. Ossia, gli investimenti furono fatti senza pensarci troppo; e questo vale molto ai nostri giorni anche e soprattutto in questo momento storico in cui l’EU si interroga sul proprio futuro geopolitico e militare in veste comunitaria, oggi davvero il nucleare a tutto tondo diventa un asset [francese] da mettere a frutto!

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E dunque, perchè mai non ipotizzare anche l’impensabile: sapendo che l’intervento militare francese [post Bataclan, ipoteticamente a nome dell’Europa] non cambia di un millimetro lo scenario militare in Sirya – le bombe vere le sta sganciando Mosca e non Parigi -, dobbiamo pensare bene a che ruolo si stia veramente ritagliando l’Europa con vessillo militare francese in questo assurdo intervento fuori dai propri confini, all’apparenza sembra una sciocca reazione a caldo ad un evento specifico, incomprensibile per un grande paese.

Magari ci sono ambizioni geopolitiche? Troppo presto e troppo pericoloso, gli USA non accetterebbero altre ingerenze (a proposito, avete visto Mme Lagarde scomparire letteralmente dalla scena dopo la sovaesposizione greca contro gli indirizzi USA? I ben informati dicono che Washington le abbia dato l’aut aut e quindi adesso Madame tace per evitare scontri…). Pensando male, interrogandomi intensamente sull’accaduto, l’unica utilità pratica che vedo in una Francia che bombarda Sirya e dintorni sarebbe di incolpare Parigi per qualche intervento che potesse, ad esempio, interessare i campi petroliferi della zona oggi incredibilmente risparmiati dalle bombe*. O essere concausa di una escalation che arrivi ai giacimenti. Se detti ordigni indirizzati verso obiettivi petroliferi – magari per sbaglio – dovessero essere oggi sganciati da Mosca si scatenerebbe una vera guerra, già mi vedo tutti i giornali occidentali scrivere in prima pagina “per colpa della Russia il petrolio sale” o anche “dobbiamo alzare le tasse per colpa di Putin”. E già bombe…. Se invece gli ordigni li sganciasse Parigi, magari per sbaglio…..

20151031_IRC315_0E’ infatti chiaro a tutti che la grande speculazione al ribasso su petrolio ed oro [made in USA, con supporto saudita] degli ultimi 18 mesi sia mirata ad indebolire Mosca ricca di materie prime, una grandissima speculazione voluta da chi è interessato a fiaccare le reni dell’orso russo precisamente come successe prima del 1990 – a partire dalla presidenza Reagan che decise di ammazzare l’orso [anche via crollo del 1987] con una policy di bassi prezzi dell’oil, alla fine l’URSS ed il comunismo caddero di stenti – e prima del 1998 – quando Mosca fece default -.

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Faccio notare che successivamente ad entrambi gli eventi di indebolimento russo per via finanziaria/commodities ossia con parallelo crollo preventivo del petrolio, ci fu poi una salita impressionante dell’oro nero con guerre annesse causate sempre dallo stesso soggetto che guarda caso stava dietro alle speculazioni al ribasso (…).

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Alla fine letta così sembra fin troppo facile, vedremo. Ma resta l’incognita dell’utilità dell’intervento francese nell’equazione medio orientale attuale con Russia annessa. La mia visione è che ci manca ancora qualche (ultima) tessera. E forse questa potrebbe essere rappresentata dalla responsibilità in pectore di Parigi per aver bombardato pozzi di petrolio mediorientali, determinandone l’enorme salita di prezzo successiva ovvero evitando il default a Mosca a corto di liquidità per via del prezzo delle commodities soprattutto energetiche troppo basso. E con parallela furente reazione USA, di fatto reazione spuntata in quanto Obama sarebbe a fine mandato quando il misfatto dovesse accadere….

E l’Italia? Oggi il Belpaese vive un piccolo momento di relativa stabilità a causa di petrolio basso, dollaro alto e soprattutto parallela ed enorme debolezza economica francese in EU, fatto quest’ultimo che impedisce di chiedere con troppa veemenza rientri selvaggi nel rapporto debito/PIL a Roma da parte di Bruxelles [bisognerebbe fare altrettanto anche con Parigi e quindi non si fa nulla; si chiama fiscal compact, sparito dai radar da quando Parigi è entrata in crisi]. Se queste contingenze dovessero saltare – normalmente quando il petrolio sale il dollaro scende o quanto meno non si apprezza– i conti italiani salterebbero (e quelli francesi ne avrebbero grande vantaggio per via di un aumento di competitività nazionale data dall’indifferenza o quasi ai prezzi del petrolio). Ossia con la conseguenze inevitabile nel medio termine di richieste euroimposte di rientro dal deficit per l’Italia, rientro che metterebbero fine una volta per tutte all’indipendenza di Roma. Naturalmente l’acquisto di tutte le aziende sistemiche nazionali sarebbe un logico e normale corollario, acquirenti europei intendo (con chiusura delle entità nazionali a favore di quelle di altri paesi dove sta la sede dell’acquirente, il recente caso di Saeco insegna ma anche il caso di Lactalis ex Parmalat ci dice molto, in Francia le sovvenzioni all’agricoltura sono enormi e quindi non necessitano di un latte caro, i soldi li prendono da altre parti, noi invece…).

Nel contesto proposto bene fa il governo a solidarizzare a parole con Parigi ma senza scucire un euro e senza muovere un soldato, stando saldamente sul carro NATO (dovrei dire USA) [E Scalfari da italiano si dovrebbe vergognare a scrivere editoriali come quelli di ieri, sottilmente implica che Renzi dovrebbe accodiscendere di più con l’Europa anche in tema di politica interventistica estera – più Europa! “Renzi non vede lontano”, per una volta che ci azzecca!!! -: per forza l’Eugenio c’ha novant’anni e fischia, che volete che gli importi del futuro…, ndr]

A questo punto, a fronte di questo possibile disegno come sopra proposto, sono curioso di sapere cosa mi rispondono gli europeisti sfegatati, quelli che disdegnano di principio un’alleanza con gli USA e preferiscono invece andare a letto con il (proprio) boia europeo. Che parla inevitabilmente tedesco. O francese.

Vedremo.

Mitt Dolcino

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* http://www.zerohedge.com/news/2015-11-29/former-cia-deputy-director-gives-stunning-reason-why-obama-has-not-attacked-isis-oil

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