Seguici su

CulturaScienza

La fine del mito dell’Automatismo: perché il comportamento compulsivo non è una “cattiva abitudine”, ma una scelta (troppo) ponderata

Dimenticate le “cattive abitudini”: un nuovo studio rivela che i comportamenti compulsivi nascono da un eccesso di controllo causato da infiammazione cerebrale. Ecco perché il nostro cervello rifiuta il “pilota automatico”.

Pubblicato

il

Per decenni, la vulgata scientifica e popolare ci ha narrato una storia rassicurante, ma forse errata. Ci è stato detto che i comportamenti compulsivi – quei gesti ripetitivi che caratterizzano disturbi come il DOC (Disturbo Ossessivo-Compulsivo), le dipendenze da sostanze o il gioco d’azzardo – fossero il risultato di un “loop” abitudinario. Una sorta di pilota automatico rotto, dove la forza di volontà soccombeva a un’abitudine rigida e invincibile.

Ebbene, un nuovo studio condotto dalla University of Technology Sydney (UTS), e recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista Neuropsychopharmacology, suggerisce che abbiamo guardato il problema dalla prospettiva sbagliata.

La ricerca, basata su modelli murini ma con forti implicazioni traslazionali per l’uomo, ribalta il tavolo: la compulsione non nasce da un eccesso di automatismo, bensì da un eccesso di controllo deliberato. Non siamo di fronte a un deficit di volontà, ma a un’infiammazione cerebrale che spinge il soggetto a prendere decisioni “dirette a uno scopo” (goal-directed) in modo ossessivo, anche quando non necessario.

Oltre l’abitudine: perché agire d’impulso non è un automatismo negativo

È fondamentale comprendere la distinzione semantica e neurologica che questo studio introduce. Comunemente, etichettiamo come “negativa” l’azione compulsiva perché la associamo a una perdita di controllo, a una “cattiva abitudine” che si è radicata nel nostro cervello come un vizio.

Tuttavia, il concetto di “abitudine” in neuroscienze ha un valore preciso: serve a liberare risorse cognitive. Quando ci laviamo i denti o guidiamo verso casa su una strada nota, il cervello va in risparmio energetico. È un meccanismo positivo, efficiente. La Dott.ssa Laura Bradfield, autrice senior dello studio, spiega brillantemente questo concetto:

“Se stiamo guidando e un bambino corre in strada, improvvisamente diventiamo consapevoli dell’ambiente circostante e ci concentriamo su ciò che stiamo facendo. Questo comporta riprendere il controllo cosciente, pensare ai possibili risultati e adattare il nostro comportamento.”

La nuova scoperta ci dice che il cervello compulsivo si comporta esattamente come nel caso del bambino che attraversa la strada, ma lo fa costantemente.

Chi si lava le mani ripetutamente per paura dei germi non sta agendo “senza pensare”, come farebbe un guidatore distratto. Al contrario, sta applicando uno sforzo cognitivo intenso, deliberato e cosciente per raggiungere uno scopo (eliminare i germi), anche se tale scopo è irrazionale o già raggiunto. Non è un robot in cortocircuito, ma un decisore iper-zelante.

Il ruolo chiave dell’infiammazione e degli Astrociti

Ma cosa trasforma un meccanismo decisionale sano in una prigione ossessiva? La risposta risiede in un attore spesso trascurato nelle narrazioni neurologiche classiche: l’infiammazione, e in particolare il ruolo degli astrociti.

Gli astrociti sono cellule a forma di stella che supportano i neuroni.1 Lo studio, guidato dal dottorando Arvie Abiero, ha dimostrato che inducendo infiammazione nello striato dorsomediale (una regione coinvolta nella scelta delle azioni), si verifica una proliferazione di queste cellule.

Astrocita – fonte Wikipedia

Ecco cosa accade a livello tecnico:

  • L’infiammazione fa moltiplicare gli astrociti.

  • Questi interferiscono con i gruppi di neuroni vicini che controllano il processo decisionale.

  • Il risultato è uno spostamento del comportamento: invece di affidarsi all’abitudine (che sarebbe fisiologica in contesti ripetitivi), il cervello rimane bloccato in una modalità di “decisione attiva”.

I ratti sottoposti all’esperimento, sorprendentemente, mostravano un comportamento più orientato all’obiettivo rispetto al gruppo di controllo. Continuavano ad adattare il loro comportamento basandosi sui risultati, anche in situazioni dove un cervello “sano” avrebbe semplicemente attivato il pilota automatico.

Implicazioni terapeutiche: curare il corpo per curare la mente

Questa prospettiva apre scenari sanitari di rilievo. Se la compulsione non è “psicologicamente” un’abitudine radicata, ma “biologicamente” il frutto di una neuroinfiammazione localizzata, le terapie attuali potrebbero essere parzialmente inefficaci.

Attualmente, molte terapie cognitivo-comportamentali mirano a “rompere l’abitudine”. Ma se il problema è un eccesso di controllo deliberato causato da un’infiammazione, la strada potrebbe essere farmacologica o legata allo stile di vita.

Ecco una sintesi delle possibili nuove vie di trattamento suggerite dallo studio:

Approccio Attuale (Focus Abitudine)Nuova Prospettiva (Focus Infiammazione/Controllo)
Terapia di esposizione per rompere il loop automaticoFarmaci che mirano specificamente agli astrociti
Sforzo di volontà per fermare l’azioneRiduzione della neuroinfiammazione (es. sonno, esercizio)
Considerazione del paziente come “privo di controllo”Considerazione del paziente come in stato di “iper-controllo”

Un diverso approccio alla biologia

Se ci permettete un parallelo con l’economia, potremmo dire che fino ad oggi abbiamo trattato il disturbo compulsivo come un problema di “offerta” (l’abitudine che viene fornita automaticamente dal cervello), mentre in realtà è un problema di “domanda” aggregata eccessiva (una richiesta continua di controllo e verifica da parte del sistema cognitivo).

Il cervello non riesce a rilassarsi nella routine; è costantemente in uno stato di allerta, come un mercato che teme una crisi imminente e non smette mai di scambiare titoli freneticamente. L’infiammazione agisce come uno shock esogeno che impedisce il ritorno all’equilibrio.

Conclusioni: non siamo automi, spesso siamo solo infiammati

I risultati pubblicati su Neuropsychopharmacology non negano la sofferenza causata dai comportamenti compulsivi, che affliggono milioni di persone. Tuttavia, offrono una dignità diversa al paziente. Non si tratta di individui deboli schiavi di un vizio meccanico, ma di sistemi biologici che lottano con un eccesso di intenzionalità causato da un guasto cellulare.

Come sottolinea la Dott.ssa Bradfield: “C’è molto comportamento compulsivo che non si adatta perfettamente all’ipotesi dell’abitudine. Se qualcuno si lava continuamente le mani… sta scegliendo consapevolmente di fare quello sforzo.”

Il futuro della psichiatria potrebbe quindi passare non solo dal lettino dell’analista, ma anche dal controllo dell’infiammazione sistemica e cerebrale. Una lezione di umiltà per la scienza, e una speranza in più per i pazienti.


Domande e risposte

L’infiammazione cerebrale è la causa unica del DOC e delle dipendenze?

Non necessariamente l’unica, ma lo studio indica che l’infiammazione nello striato dorsomediale è un fattore scatenante cruciale. Essa sposta il cervello verso un processo decisionale “iper-intenzionale” piuttosto che abituale. È probabile che nei disturbi complessi vi sia una combinazione di fattori genetici, ambientali e infiammatori, ma questa scoperta suggerisce che trattare l’infiammazione potrebbe essere un tassello fondamentale spesso ignorato nelle terapie tradizionali.

Cosa sono esattamente gli astrociti e perché sono importanti in questo contesto?

Gli astrociti sono cellule gliali a forma di stella presenti nel cervello.2 Tradizionalmente considerati solo come “impalcatura” o supporto per i neuroni, si è scoperto che svolgono un ruolo attivo nella comunicazione neuronale. In questo studio, l’infiammazione ha causato una proliferazione anomala degli astrociti, i quali hanno alterato il funzionamento dei neuroni vicini, impedendo al cervello di passare alla modalità “pilota automatico” e costringendolo a un controllo costante e faticoso delle azioni.

Questo significa che antinfiammatori comuni possono curare i comportamenti compulsivi?

È prematuro affermarlo e pericoloso automedicarsi. Lo studio è stato condotto sui ratti e si è concentrato su un’infiammazione specifica in una regione precisa del cervello. Tuttavia, suggerisce che misure generali anti-infiammatorie, come migliorare la qualità del sonno, l’esercizio fisico regolare e una dieta equilibrata, potrebbero supportare le terapie esistenti. In futuro, farmaci mirati specificamente agli astrociti cerebrali potrebbero rappresentare una nuova classe di trattamenti psichiatrici.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento