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La Doppia Sfida Navale di Teheran: L’Iran Può Davvero Affondare una Portaerei USA?

Tra barchini veloci, missili balistici antinave e sottomarini tascabili, ecco l’analisi tecnica di come le due marine dell’Iran (IRIN e Pasdaran) minacciano il predominio della flotta americana nel Golfo Persico. Tattiche asimmetriche e contromisure del Pentagono.

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Le acque del Golfo Persico rappresentano, da decenni, uno dei colli di bottiglia strategici più critici per l’economia globale. In questo scacchiere ristretto, la Marina degli Stati Uniti si trova a fronteggiare una minaccia asimmetrica e complessa, orchestrata dalla Repubblica Islamica dell’Iran. Per comprendere appieno la natura di questa sfida, è essenziale abbandonare i paradigmi navali occidentali classici. L’Iran, infatti, non dispone di un’unica forza marittima Tra barchini veloci, missili balistici antinave e sottomarini tascabili, ecco l’analisi tecnica di come le due marine dell’Iran (IRIN e Pasdaran) minacciano il predominio della flotta americana nel Golfo Persico. Tattiche asimmetriche e contromisure del Pentagono.monolitica, ma adotta una peculiare struttura duale: un “racconto di due marine, come definito dalla stessa intelligence navale statunitense. Da un lato la Marina della Repubblica Islamica dell’Iran (IRIN), dall’altro la Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGCN).

Questa dicotomia non è frutto del caso, ma di una precisa strategia di sopravvivenza e deterrenza. L’obiettivo non è competere simmetricamente con il tonnellaggio americano, ma rendere il costo di un eventuale conflitto politicamente ed economicamente insostenibile per Washington.

Le Due Marine: IRIN e Pasdaran

L’architettura navale iraniana si divide in due branche con compiti, dottrine e aree di operazione ben distinte.

  • La IRIN (Islamic Republic of Iran Navy) è la marina regolare, erede della flotta imperiale dello Scià. È una forza “strategica” e convenzionale, incaricata della difesa in profondità, della diplomazia navale e della proiezione di potenza fuori dalle acque ristrette. Le sue aree di competenza principali sono il Mar Caspio, il Golfo di Oman e, sempre più spesso, le acque internazionali, spingendosi persino verso il Mediterraneo orientale o l’Oceano Atlantico. Dispone di fregate, corvette e dei sottomarini più pesanti della flotta, come i classe Kilo di fabbricazione russa.
  • La IRGCN (Islamic Revolutionary Guard Corps Navy), al contrario, è il braccio marittimo dei Pasdaran. È una forza asimmetrica, fanatica e altamente mobile, a cui è stata affidata la responsabilità esclusiva del Golfo Persico e del cruciale Stretto di Hormuz. La sua dottrina non si basa su grandi navi, ma sulla saturazione: migliaia di barchini veloci (FIAC – Fast Inshore Attack Craft), mine navali, e batterie missilistiche costiere.
CaratteristicaIRIN (Marina Regolare)IRGCN (Guardie Rivoluzionarie)
Area di OperazioneGolfo di Oman, Caspio, Acque InternazionaliGolfo Persico, Stretto di Hormuz
Dottrina StrategicaGuerra convenzionale, diplomazia navaleGuerra asimmetrica, Anti-Access/Area Denial (A2/AD)
Piattaforme PrincipaliFregate (es. classe Jamaran), Sottomarini KiloBarchini veloci armati, motovedette stealth, sottomarini tascabili
Obiettivo OperativoDifesa acque profonde, protezione rotteChiusura dello Stretto, attacco di saturazione, deterrenza attiva

Le aree di interesse e d’intervento delle due forze marittime è ben indicata da questa carta che mostra le varie aree d’intervento delle due marine:

In rosso area d’interesse della IRGC, in verde quella della IRIN, e in mezzo l’area di co-interesse

Tattiche e Armamenti: L’Incubo Asimmetrico

Se la IRIN rappresenta una minaccia convenzionale gestibile per una flotta moderna, la IRGCN adotta tattiche studiate appositamente per sfruttare le vulnerabilità dei grandi gruppi da battaglia americani. La tattica principale è quella dello “sciame” (swarming). Utilizzando dozzine, se non centinaia, di imbarcazioni veloci armate di mitragliatrici pesanti, razzi e missili antinave a corto raggio, l’Iran mira a sovraccaricare i sistemi di puntamento e difesa delle unità di superficie statunitensi. Un cacciatorpediniere classe Arleigh Burke ha sistemi difensivi eccellenti, ma i suoi radar e i suoi cannoni a tiro rapido (CIWS) possono ingaggiare solo un numero limitato di bersagli simultaneamente.

Tuttavia, le armi più minacciose nel moderno arsenale di Teheran sono balistiche e missilistiche, frutto di un’industria nazionale in rapida espansione tecnica.

  • Missili Balistici Antinave (ASBM): Questa è la minaccia che più preoccupa il Pentagono. L’Iran ha sviluppato una serie di missili balistici tattici in grado di colpire bersagli navali in movimento. Derivati dalla famiglia Fateh-110, missili come il Khalij Fars e il più recente Zolfaghar Basir (con una portata stimata di oltre 700 km) utilizzano cercatori elettro-ottici o radar attivi nella fase terminale del volo. Un missile balistico che piove dall’alto a velocità ipersonica o supersonica è un bersaglio estremamente difficile da intercettare, anche per il sofisticato sistema Aegis americano.

    Fateh 110

  • Missili Cruise Costieri (CDCM): L’Iran ha seminato le proprie coste montuose di batterie mobili nascoste in bunker sotterranei. Sistemi come il Noor (copia del C-802 cinese), il Qader e il Ghadir possono coprire l’intero Stretto di Hormuz. Sparati in salve numerose, pongono una grave minaccia di saturazione.

    Missile Noor

  • Sottomarini Tascabili e Mine: I sottomarini classe Ghadir e Yono, estremamente silenziosi quando operano a batterie nelle acque basse e caotiche del Golfo, sono letali. Possono lanciare siluri pesanti o posare mine. Le mine navali, economiche e devastanti, rimangono un’arma psicologica e tattica formidabile, capace di paralizzare il traffico commerciale e militare.
  • UAV (Droni): L’impiego massiccio di droni suicidi (famiglia Shahed) funge sia da ricognizione che da arma d’attacco a basso costo, ideale per esaurire le costose munizioni difensive americane in un’ottica di logoramento tipicamente keynesiana: obbligare l’avversario a spendere milioni di dollari per abbattere un vettore che ne costa poche migliaia.

Per quanto riguarda il Mediterraneo orientale, la minaccia diretta iraniana è limitata alle occasionali visite della IRIN. Tuttavia, la vera insidia deriva dalla proliferazione delle armi iraniane (missili cruise come il C-802 o droni) ai proxy regionali, in primis Hezbollah in Libano, che ha già dimostrato nel 2006 di poter colpire con successo unità navali avanzate (la corvetta israeliana Hanit).

Possono Davvero Affondare una Portaerei USA?

La domanda cruciale è tanto tecnica quanto mediatica. Affondare fisicamente una super-portaerei nucleare statunitense (Classe Nimitz o Ford), un colosso d’acciaio di oltre 100.000 tonnellate suddiviso in compartimenti stagni multipli, è un’impresa titanica. Richiederebbe l’impatto simultaneo di decine di siluri pesanti o missili di grosso calibro, un’eventualità che le formidabili difese del Carrier Strike Group rendono improbabile.

Abraham Lincoln  U.S. Navy photo by Photographer’s Mate 3rd Class Jordon R. Beesley

Eppure, il concetto militare non è l’affondamento, ma il “mission kill” (l’uccisione della missione). Basterebbe un singolo missile balistico Zolfaghar Basir, o un drone suicida sfuggito alle maglie difensive, per danneggiare il ponte di volo, distruggere le catapulte, causare incendi incontrollabili tra gli aerei parcheggiati carichi di carburante e munizioni, o mettere fuori uso i radar principali. Una portaerei in queste condizioni non è affondata, ma è costretta a ritirarsi, cessando di essere uno strumento di proiezione di potenza. Il danno d’immagine per Washington e lo shock per i mercati finanziari globali sarebbero incalcolabili.

Le Contromisure degli Stati Uniti

Di fronte a questo scenario, la Marina USA non resta certamente a guardare, ma ha implementato una serie di contromisure dottrinali e tecnologiche di altissimo livello.

In primo luogo, la difesa aerea è affidata al sistema di combattimento integrato Aegis, costantemente aggiornato per tracciare e intercettare missili balistici antinave tramite i missili SM-3 e SM-6. Contro la minaccia a corto raggio e gli sciami di barchini, le unità USA sono equipaggiate con cannoni automatici Mk 38, elicotteri Seahawk dotati di missili Hellfire, e sistemi d’arma di prossimità come il Phalanx CIWS.

Missile SM 3 lanciato da nave

Inoltre, Washington fa un uso massiccio della Guerra Elettronica (EW) per disturbare i radar di puntamento iraniani, accecare i sensori ottici dei missili e interrompere le comunicazioni tra i barchini d’assalto. Dal punto di vista strategico, l’US Navy tende ormai a mantenere le portaerei nel Golfo di Oman o nel Mare Arabico, ben al di fuori del raggio d’azione dei sistemi costieri più fitti del Golfo Persico, utilizzando l’aviazione imbarcata per coprire le distanze necessarie.

Inoltre, nel caso di un conflitto esteso, una delle prima operazioni sarebbe la “Ripulitura” del mare, cioè l’intervento diretto contro le batterie anti-nave costiere iraniane e i lanciatori di missili balistici, in modo da ridurre la possibilità d’attacco contro le navi USA.

La flotta USA mantiene un innegabile e schiacciante vantaggio tecnologico e di potenza di fuoco. L’Iran non potrebbe mai vincere una guerra navale convenzionale contro l’America, ma Teheran lo sa bene. La loro struttura duale e le loro armi asimmetriche non sono progettate per vincere, ma per rendere il prezzo della vittoria americana troppo salato per essere pagato. Il rischio è che questo possa essere molto elevato, e per questo gli USA cercano di prendere le necessarie contromisure.

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