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La Danimarca limita il numero di stranieri non occidentali che possono vivere in un quartiere. L’integrazione è un disastro

 

Il governo danese ha annunciato che limiterà il numero di residenti “non occidentali” nei quartieri ad una quota del  30% al fine di “ridurre il rischio di società parallele chiuse dal punto di vista  religioso e culturale”. Praticamente vuole evitare i quartieri “Etnici ” e le enclave che godono di una quasi extra territorialità.

La politica, che sarà attuata nei prossimi 10 anni, riconosce che il multiculturalismo deve essere limitato per creare comunità coese.

Lo ha annunciato oggi il governo socialdemocratico, con il ministro dell’Interno Kaare Dybvad Bek che ha affermato che troppi residenti non occidentali in un’area portano alla creazione di ghetti, sebbene quel termine esatto sia stato rimosso dalla legislazione.

Degli 11,8 milioni di abitanti della Danimarca, circa l’11% è di origine straniera, di cui il 58% proviene da paesi non occidentali.

La Danimarca è anche recentemente diventata il primo paese europeo a dire ai migranti siriani di tornare nel loro paese d’origine ora che è al sicuro.

Abbiamo chiarito ai rifugiati siriani che il loro permesso di soggiorno è temporaneo. Può essere ritirato se la protezione non è più necessaria “, ha affermato Mattias Tesfaye, ministro danese per l’immigrazione.

Come abbiamo evidenziato in precedenza, Tesfaye ha ammesso che le politiche di integrazione del suo paese sono state un “disastro” dopo che è stato rivelato che solo il 17% delle donne siriane ha un lavoro 5 anni dopo essersi trasferito nel paese.

Uno studio peer review del 2019 condotto da accademici danesi ha scoperto che la diversità etnica ha un impatto negativo sulle comunità perché erode la fiducia.

Cercando di rispondere se “la continua immigrazione e la corrispondente crescente diversità etnica” stesse avendo un impatto positivo sulla coesione della comunità, lo studio ha riscontrato che è vero il contrario.

Studiando la letteratura esistente e conducendo anche una meta-analisi di 1.001 stime di 87 studi, i ricercatori hanno concluso:

“Troviamo una relazione negativa statisticamente significativa tra la diversità etnica e la fiducia sociale in tutti gli studi”.

In altre parole, la “diversità” chiaramente non è un punto di forza.


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