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La crisi del Fentanyl, nuovo campo di scontro fra USA e Cina

 

L’emergenza delle morti per overdose è devastante negli USA, in una dimensione che è non ancora immaginabile, per fortuna, in Europa:

La causa maggiore di queste morti è il Fentanyl, oppioide di derivazione chimica scoperto negli anni sessanta e quindi utilizzato, a scopo medico, in anesteia. L’uso ricreativo è molto più tardo, ma con effetti devastanti, tanto da poter parlare di una vera a propria epidemia, per il numero di morti causate.

L’incremento delle morti per overdose è quasi completamente dovuto a questo oppioide o ai suoi derivati e ne ha visto un’esplosione quasi verticale a partire dal 2014, quindi molto recentemente. Il fentanyl  ed i suoi simili sono enormemente pericolosi. Per dare un’idea della difficoltà nel suo dosaggio e quindi del pericolo di morte collegato, basterebbe ricordare l’assedio al Teatro di Mosca nel 2002. In quell’occasione le forze speciali russe pensarono di utilizzare un  gas non anestetico non letale a base di fentanyl  per sedare sia gli ostaggi sia i terroristi, ma un dosaggio sbagliato portò alla morte di 130 ostaggi su oltre 800. Prince è morto per un’overdose di questa droga che è utilizzata anche come parte del mix delle condanne a morte, perchè anestetizza e blocca la respirazione.

Un recente programma di Vice, riportato anche da zerohedge, pone il luce la dimensione del numero dei morti, e la profonda trasformazione del mercato dei cartelli della droga messicani ed internazionali. La distribuzione dei morti è non omogenea nel territorio USA, con alcune zone in cui le overdose sono ad un numro tal da poter essere ritenute un vero e proprio flagello.

 

Ci sono aree del West Virginia in cui vi è un morto per overdose ogni 1000 persone, se non di più. Le aree più colpite non sono spesso urbane, ma aree ex industriali o rurali depresse. Si tratta di zone dove si mescolano problemi economici e depressione: ci si droga per lavorare di più, per resistere alla depressione, per la fatica di vivere.

Vi grandi cartelli della droga messicani, quelli del “Triangolo della droga”, tra cui i famosi cartelli di Sinaloa e di Durango, sono passati alla produzione di droga chimica, facendo precipitare il costo della “Goma”, cioè dell’oppio grezzo che prima era la base della produzione dell’eroina. Secondo contadini locali intervistati da Vice il prezzo si è ridotto ad un terzo rispetto a due anni fa, da 1800 dollari a 600 dollari. I prodotti chimici di base per la produzione degli oppiacei sintetici provengono dalla Cina e poi vengono lavorati dai chimici del cartello in laboratori segreti.

Ed ecco che arriva la Cina. Una parte notevole di queste droghe, come di altre sostanze psicoattive proviene dal’oriente, grande produttore di derivati chimici. Nell’ultimo incontro fra Xi e Trump, lo scorso dicembre, il presidente cinese si era accordato con quello americano, su pressione di quest’ultimo, per una stretta nell’esportazione di oppiacei e di prodotti considerabili come i precursori degli stessi. In realtà questi prodotti sono già soggetti a controlli al di là della Grande Muraglia per cui il sospetto è che, in realtà, ci sarà solo qualche azioni superficiale, di copertura, ma nessuna vera azione d repressione.

L’esplosione delle droghe sintetiche ha portato anche a cambiamenti epocali negli equilibri dei mercati degli stupefacenti. Fino a pochi anni fa ad ovest del Mississippi il mercato era controllato dai Messicani dei cartelli del Triangolo d’oro, mentre ad est il mercato era nelle mani dei cartelli colombiani. L’esplosione delle droghe chimiche e i cambiamenti in Colombia hanno dato il monopolio ora ai cartelli messicani, che, con le materie prime cinesi, continuano ad alimentare l’epidemia di morte negli USA.

 

 

 


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