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LA CINA CHIUDE TUTTI GLI EXCHANGE, GIUDICANDO BITCOIN COME IL GIOCO D’AZZARDO

 

Qui ad occuparsi di Bitcoin è di solito Fabio Lugano, ma dato che domani sarà a Vicenza per il problema delle banche venete, mi ha chiesto di scrivere alcune parole sulla situazione delle criptovalute e della Cina.

La Cina ha deciso di chiudere tutti i suoi exchange e questa volta pare che la notizia sia definitiva. ViaBTC, che tra l’altro è legato ad un grande pool minerario che ha dato vita a Bitcoincash, è stato il secondo exchange ad annunciare la chiusura, ma , succesivamente, è arrivata la conferma definitiva ed ufficiale.

Quindi OKcoin ed Huobi che ancora sono aperti dovranno chiudere entro il 30 settembre, perchè le autorità cinesi hanno reso illegale lo scambio tramite exchange di bitcoin e valute fiat . A questo punto per i cinesi che  hanno criptovalute l’unica via è scambiarle peer to peer, cioè d persona , con chi volesse acquistali, utilizzando sistemi come localbitcoin o piattaforme simili che già esistono in Cina. Insomma come sempre lo stato vuole avere ragione, schiacciando il singolo e le sue iniziative, senza considerare che la Cina è governata da un Partito Comunista che ha nel suo DNA il controllo di tutto e di tutti.centrico

Bisogna dire che lo sviluppo i bitcoin aveva avuto un andamento estremamente eccentrico nel paese di Pechino, perchè era stato considerato soprattutto, se non esclusivamente un gioco speculativo. Mentre in occidente bitcoin nasce comunque come idea di libertà, un po’ anarchica, e poi aveva avuto ricadute nella ricerca della blockchain, i nostri cugini oltre la muraglia avevano buttato il loro  proverbiale amore per il gioco d’azzardo nelle criptovalute. Del resto chi non ricorda l’enorme sbalzo della borsa di Shanghai da 2000 a 5200 nell’arco di 3 mesi, impresa degna di Ethereum, salvo poi sgonfiarsi miseramente nei successivi 90 giorni ? Ora , mentre gli occidentali quando vogliono giocare d’azzardo vanno al casinò o si affidano ai più moderni  giochi slot online , il popolo del Dragone sceglie un’asset finanziario, un mercato reale o qualsiasi altra cosa che abbia valore e vi specula sopra. I risultati sono quelli noti: prima la cosa si gonfia a dismisura , dopo si sgonfia o esplode, lasciando il mercato in macerie.

Ora c’è la fuga e gli exchange cinesi pagano un premio del 15% per il cambio di Bitcoin in Yuan, una vera e propria follia, che però può aprire spazi a dei business molto interessanti.

Ecco perchè , a fronte di questa decisione drastica e per certi versi drammatica, gli operatori di mercato non si sono agitati più di tanto. La blockchain è una tecnologia che innoverà comunque tutto il mondo della IT, permettendo la diffusione e la condivisione di tantissimo processi informativi . La collegata nascita dei token ha permesso di finanziare una miriade di startup che non avrebbero mai ricevuto un centesimo dal sistema finanziario ordinario. Sono progetti rischiosi, senza nessun dubbio, ma anche con dei ritorni economici e finanziari potenzialmente enormi anche perchè il loro mercato è veramente globale e non limitato da barriere fisiche.

Parliamoci fuori dai denti: ritenete veramente che sia più rischiosa una piccola società che parte con un progetto incerto, ma di grande qualità potenziale, rispetto ad un vecchio e stantio istituto di credito tedesco con “Attivi non valutabili sul mercato”, cioè letame, pari a due o tre volte il capitale sociale. Società già fallite, zombie creditizi che si muovono in attesa che qualcuno li finisca. Oppure una casa automobilistica tedesca dove si gioca a chi è più bravo nell’infinocchiare clienti ed organi di controllo , secondo voi è meno rischiosa di una criptovaluta?

Cari amici il mondo è un ambiente duro, fatevene una ragione, ed attività senza rischio non ne esistono.

 

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