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La Cina alza gli scudi: dopo il “caso Maduro”, gli economisti cinesi chiedono nuove leggi per blindare tecnologia e Supply Chain
Dopo il blitz USA su Maduro, Pechino corre ai ripari. Gli esperti del Partito chiedono nuove leggi per blindare tecnologia e supply chain contro l’extraterritorialità americana, evitando però la trappola dell’eccessiva burocrazia. Ecco la strategia cinese.

Il messaggio arrivato da Washington il 3 gennaio, con l’audace (e controversa) operazione che ha portato al prelievo forzato dell’ex leader venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie, non è risuonato solo a Caracas o nelle cancellerie sudamericane. Il boato si è sentito forte e chiaro a Pechino, dove i think tank del Partito Comunista stanno ricalibrando la strategia di difesa nazionale. Non si tratta più solo di dazi o di guerre commerciali, ma di una vera e propria guerra legale ed extraterritoriale.
Li Honglei, figura di spicco dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali (CASS) e a capo di un comitato del Partito che supervisiona gli istituti giuridici, ha lanciato un avvertimento che ha il sapore di una direttiva: la Cina deve legiferare, e in fretta, per proteggersi dal rischio di quella che definisce una “soppressione esterna“.
Il “Messaggio Pericoloso” degli USA
Secondo gli esperti di Pechino, l’operazione statunitense in Venezuela ha svelato un cambio di passo nella dottrina americana. Washington, avverte Li, sta inviando un segnale “pericoloso”: la volontà di aggirare il diritto internazionale per imporre il proprio sistema giuridico interno ad altre nazioni sovrane. È l’applicazione muscolare dell’extraterritorialità del diritto USA, un’arma che spaventa la Cina molto più delle portaerei nel Mar Cinese Meridionale.
Durante un webinar organizzato dall’Università Renmin, l’analisi cinese si è concentrata sulla Strategia di Sicurezza Nazionale USA rilasciata a dicembre. La lettura che ne danno a Pechino è interessante: gli Stati Uniti starebbero passando da un’egemonia “espansiva” (quella della globalizzazione a guida americana) a una posizione “difensiva”. Washington si sta chiudendo a riccio, proteggendo la propria economia, e la Cina deve fare lo stesso, ma con intelligenza.
Cosa chiedono gli economisti e i giuristi cinesi?
La risposta non può essere emotiva, ma sistemica. Li Honglei e gli esperti del CASS non chiedono una chiusura autarchica vecchio stile, bensì una resilienza legale e tecnologica.
La richiesta principale è una legislazione che funga da scudo per:
- L’autosufficienza tecnologica: Proteggere lo sviluppo interno di semiconduttori e AI, in modo da non dipendere dagli USA o in generale dall’Occidente.
- La sicurezza delle catene di approvvigionamento: Evitare che le sanzioni USA possano strangolare l’industria cinese.
Li sottolinea un concetto squisitamente keynesiano e strategico: le risorse non vanno disperse a pioggia. La Cina deve evitare di “spendere eccessivamente” su un fronte troppo ampio. Bisogna concentrare i capitali, pubblici e privati, nei settori fondamentali che decidono il destino nazionale.
Ecco una sintesi delle priorità legislative richieste:
| Area di Intervento | Obiettivo Legislativo | Scopo Strategico |
| Innovazione | Creare un ambiente istituzionale che premi l’innovazione originale. | Ridurre la dipendenza da brevetti occidentali. |
| Proprietà Intellettuale | Rafforzare la protezione legale interna. | Incentivare la ricerca di base e applicata. |
| Riserve Strategiche | Normare la gestione di materiali critici. | Rispondere a blocchi dell’export (es. terre rare). |
| Anti-Sanzioni | Migliorare la “Legge contro le sanzioni straniere”. | Creare deterrenza contro l’extraterritorialità USA. |
“Non è solo una questione di investimenti”, ha precisato Li. “È fondamentale raffinare il sistema legale per creare un ambiente istituzionale che incoraggi l’innovazione originale”. Questa è la “roccia” su cui costruire la difesa contro la soppressione esterna.
La trappola della “Securitizzazione”
Tuttavia, c’è un passaggio che denota una certa lucidità, e forse un timore interno, da parte degli esperti cinesi. Li Honglei ha messo in guardia contro la “trappola della securitizzazione”.
Se la Cina dovesse blindare ogni singolo aspetto dell’economia in nome della sicurezza nazionale, rischierebbe di soffocare proprio quel progresso tecnologico che cerca di proteggere. I legislatori devono stabilire meccanismi di controllo del rischio più precisi: le misure di sicurezza devono essere “necessarie, ragionevoli e proporzionate”. Un messaggio che sembra diretto alle frange più radicali del Partito: attenzione a non uccidere il paziente per curare la malattia.
Il contesto globale: tra Terre Rare e Groenlandia
Mentre Pechino discute di leggi, il contesto globale si fa incandescente. Gli Stati Uniti, con il Segretario al Tesoro Scott Bessent, parlano di “ottimismo” per un de-risking prudente (leggasi: sganciamento dalla Cina), mentre il G7 cerca di tappare le falle nelle forniture di minerali critici.
Non è un caso che la ricchezza mineraria della Groenlandia sia tornata prepotentemente nei discorsi del Presidente Trump, che valuta l’acquisizione del territorio danese. Tutto si tiene: la Cina domina le terre rare, gli USA cercano alternative, e nel mezzo si gioca una partita a scacchi dove le pedine sono le leggi sulla sicurezza nazionale e le materie prime.
Yawei Liu, del Carter Center, ha riassunto la situazione con pragmatismo: “Entrambi i paesi sono così grandi che un’azione intrapresa da uno ignorando le preoccupazioni dell’altro creerà inevitabilmente insicurezza”. La richiesta di Pechino è chiara: servono leggi più forti per un mondo dove il diritto internazionale sta lasciando il posto al diritto del più forte. E la Cina non ha intenzione di essere la parte debole.
Domande e risposte
Perché il caso Maduro è considerato un campanello d’allarme per la Cina?
L’arresto di Maduro è visto da Pechino come la prova che gli Stati Uniti sono disposti a usare la propria forza militare e legale per applicare le leggi americane al di fuori dei propri confini (extraterritorialità). Per la Cina, questo significa che nessun leader, azienda o asset tecnologico è al sicuro se Washington decide di agire unilateralmente, scavalcando il diritto internazionale. È un precedente che giustifica, agli occhi del Partito Comunista, un’accelerazione nella creazione di leggi difensive interne.
Cos’è la “trappola della securitizzazione” temuta dagli esperti cinesi?
È il rischio che, nel tentativo di proteggere la sicurezza nazionale, lo Stato imponga controlli così rigidi e pervasivi da bloccare l’economia e l’innovazione. Li Honglei avverte che se ogni attività economica o di ricerca viene trattata come una questione di “sicurezza nazionale”, si creano colli di bottiglia burocratici, si scoraggiano gli investimenti e si impedisce la libera circolazione delle idee necessarie per il progresso tecnologico. La sicurezza deve essere bilanciata con l’efficienza.
Su quali settori specifici la Cina vuole concentrare le risorse legislative ed economiche?
La Cina punta tutto sull’autosufficienza tecnologica (in particolare semiconduttori, intelligenza artificiale e calcolo quantistico) e sulla sicurezza delle supply chain (catene di approvvigionamento). Gli economisti chiedono di non disperdere fondi in mille rivoli, ma di concentrare il supporto statale e la protezione legale sulla ricerca di base, sulle tecnologie “core” e sulle riserve di materiali strategici. L’obiettivo è rendersi immuni da eventuali embarghi o sanzioni occidentali.








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