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La Banca del Giappone sceglie le “colombe”: le nomine del governo Takaichi affondano lo Yen

Il governo giapponese sceglie due candidati apertamente accomodanti (“colombe”) per i vertici della Bank of Japan: lo Yen crolla sui mercati, mentre si allontana l’ipotesi di un rialzo dei tassi nel primo semestre.

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Non è solo Donald Trump a riempire la propria banca centrale di “iper-colombe”. Dopo il crollo registrato ieri a seguito di un rapporto del Mainichi, secondo cui il Primo Ministro giapponese ha espresso forti preoccupazioni per ulteriori rialzi dei tassi da parte della Bank of Japan (BoJ), lo yen ha subito un nuovo e pesante scivolone.

Questa mattina il cambio USD/JPY è schizzato fino a quota 156,50, toccando il livello più alto dallo scorso 9 febbraio. Il motivo scatenante è chiaro: l’amministrazione Takaichi ha annunciato i due candidati destinati a succedere ai membri uscenti del Comitato Direttivo della BoJ nel corso di quest’anno. Entrambi i profili vantano un solido curriculum di dichiarazioni accomodanti, spegnendo gli entusiasmi di chi sperava in una stretta monetaria imminente.

Le nuove nomine e l’impatto sulla politica monetaria

Il governo ha deciso di sostituire due figure chiave del direttivo con profili spiccatamente pro-reflazione:

Membro UscenteScadenza MandatoNuovo CandidatoOrientamento Previsto
Asahi Noguchi31 Marzo 2026Toichiro AsadaAccomodante / Pro-reflazione
Junko Nakagawa29 Giugno 2026Ayano SatoAccomodante / Pro-reflazione

In entrambi i casi, i commenti rilasciati dai candidati negli ultimi anni hanno mostrato una chiara propensione verso il mantenimento di una politica monetaria espansiva. Pur non essendosi ancora espressi direttamente sull’attuale orientamento della BoJ, come fa notare l’analista Stuart Jenkins di Goldman Sachs, il segnale politico è inequivocabile.

Gli stessi membri uscenti, Noguchi e Nakagawa, erano generalmente considerati l’ala più morbida del comitato. Il cambiamento nella composizione del direttivo potrebbe sembrare quindi un semplice passaggio di testimone, ma gli economisti di Goldman Sachs ritengono che questi annunci riducano sensibilmente le probabilità di un rialzo dei tassi nella prima metà dell’anno (rispetto alla loro previsione di base che puntava al mese di luglio).

I discorsi programmatici dei due candidati saranno fondamentali per valutare la loro reale resistenza a nuovi aumenti del costo del denaro, ma i mercati stanno già interpretando le nomine come un vero e proprio “testamento politico” delle preferenze del Primo Ministro Takaichi. Dopotutto, un po’ di sana tolleranza verso i tassi bassi per sostenere la crescita è una dinamica tipicamente keynesiana che i governi tendono ad apprezzare molto più del rigore accademico dei banchieri centrali.

Il rischio fiscale e l’analisi di Goldman Sachs

Goldman aggiunge che le aspettative per un’uscita decisa dal regime di tassi reali negativi del Giappone erano state l’ingrediente principale per il rimbalzo dello yen nel periodo post-elettorale, ma una probabile delusione “dovish” da parte della BoJ rimane un rischio concreto. Inoltre, la stessa reazione ribassista dello Yen potrebbe, paradossalmente, abbassare l’urgenza dell’istituto centrale di procedere con i rialzi.

Sebbene il crescente peso di un “premio al rischio fiscale” sulle attività giapponesi abbia guidato una divergenza tra il cambio USD/JPY e i differenziali dei tassi USA-Giappone, la coppia valutaria mostra ancora una notevole reattività alle variazioni dei tassi a breve termine.

La BoJ ha sempre seguito la politica YCC (Yield Curve Control – Controllo della curva dei rendimenti) che per molto tempo ha permesso di avere dei tassi zero sul debito pubblico, ma che era una politica chiara. Il mercato nel lungo termine non si fida del deibito giapponese, ma nel breve sembra disposto ad accettare le mosse tattiche della BoJ.

 

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