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l’1% PIU’ RICCO DEL 99%: È GIUSTO?

Titolo del “Corrire della Sera” del 19 gennaio 2015: “Nel 2016 l’1% della popolazione sarà più ricco del restante 99%”. Domanda: è giusto? Si potrebbe giurare che la gente, almeno al 95%, risponderebbe no. E tuttavia avrebbe torto. Perché è già un errore chiedere se sia giusto.
La giustizia è un concetto umano. Nessuno chiederebbe se sia giusto che piova o faccia bello; mentre ce lo chiederemmo eccome, se il tempo fosse deciso dal Servizio Meteorologico dell’Aeronautica. Analogamente, se le qualità fisiche degli esseri umani fossero decise da un Ente statale, giudicheremmo ingiusta l’esistenza dei nani, dei ciechi nati o degli autisti, da un lato, e dei geni e dei grandi atleti dall’altro. Essendo invece naturali, quelle diversità, la protesta contro di esse sarebbe sterile. Perché non hanno niente a che vedere con la giustizia.
Il successo, sosteneva Niccolò Machiavelli, è figlio della virtù (del valore della persona) e della fortuna. Ma gli uomini non considerano nello stesso modo i due fattori. Mentre appare normale che il merito conduca a buoni risultati, si giudica “ingiusta” la fortuna. Ed è un errore. La fortuna è certamente “ingiusta”, ma è “ingiusto” anche il merito. Anch’esso, in un certo senso, è stato assegnato dalla fortuna. La natura dota qualcuno dell’intelligenza, della capacità di applicazione, della tenacia che lo faranno riuscire, mentre fa sì che un altro sia pigro, poco ambizioso, e anche un po’ imbecille. Nessuno può vantare come un proprio merito la ricchezza ereditata, ma è anche vero che nessuno può vantarsi della propria intelligenza: perché, come il figlio di ricchi non si è procurato da sé la ricchezza di cui gode, neanche l’intelligente si è procurato l’intelligenza di cui beneficia. Nella vita anche l’insuccesso o il successo sono fatti naturali.
Ecco perché la domanda se sia giusto che l’1% della popolazione sia tanto ricco è stupida. L’economia non premia qualcuno perché è giusto farlo, ma perché – per una serie di cause ed effetti, non diversamente dai fenomeni naturali e dai meccanismi di cui parla Machiavelli – quel qualcuno è riuscito ad arricchirsi, magari con sistemi poco puliti, e qualcun altro no.
È vero che oggi la legislazione degli Stati costringe chi si è arricchito a donare qualcosa – e spesso molto più di qualcosa – a chi non ce l’ha fatta, ma ciò non è “giusto”: è soltanto nell’interesse dei cittadini normali. Questi, essendo i più numerosi, e avendo il potere politico che gli dà la democrazia, ottengono una legislazione che li favorisce. Né li si può biasimare. Un tempo i monarchi assoluti approfittavano del loro potere per vivere nel lusso mentre i poveri morivano di fame. Dunque i “poveri” gli stanno rendendo pan per focaccia, anche se non riescono a ridurli alla fame. Ma bisogna essere logici e metterli sullo stesso piano: se sono immorali i feudatari quando depredano i contadini, sono immorali i contadini quando depredano i feudatari.
Ad essere obiettivi, l’etica imporrebbe di non togliere mai a nessuno ciò che è legittimamente suo. Ma ogni fenomeno storico trova la sua giustificazione nel tempo in cui si verifica. Dunque lo storico accetterà con la stessa atarassica serenità l’oppressione degli zar nei confronti dei servi della gleba russi e la tassazione – a volte di rapina – che oggi si predica nei confronti dei ricchi. Anche se questa tassazione ha infine incontrato il limite economico della curva di Laffer, e l’altro limite, ancor più importante, dei danni provocati all’economia dell’intero Paese. Ma che non si parli di giustizia, né nell’uno, né nell’altro caso.
L’economia è tendenzialmente scientifica: non si chiede se qualcosa sia giusto, si chiede soltanto perché avviene. Come la politica, essa è estranea alla morale. Naturalmente, se poi il risultato non piace, si può tentare di modificare la realtà, ma non perché sia sbagliato economicamente o moralmente, soltanto perché non piace. Se il 99% delle persone vuole appropriarsi di una parte della ricchezza appartenente all’1%, non è per motivi economici, e nemmeno per giustizia: è soltanto per interesse. Per il proprio interesse, anche se a spese di altri, non per motivi morali. Meglio confessarselo.
Né si può affermare – come ingenuamente fanno tanti – che i ricchi siano tali perché disonesti. Infatti i poveri non sono affatto più onesti dei ricchi. Sono soltanto più affamati.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
19 gennaio 2015

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