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ITALICUM: LA SOSTITUZIONE DELLA MINORANZA PD IN COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI ALLA CAMERA. “COLPO DI STATO” O REGOLARE GIOCO DEMOCRATICO? (di Giuseppe Palma)

 

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Ho già scritto in merito agli aspetti tecnici e alle conseguenze politiche della nuova legge elettorale fortemente voluta da Renzi (a tal proposito si legga questo mio articolo pubblicato da Scenari Economici: https://scenarieconomici.it/litalicum-una-legge-acerbo-2-0-di-giuseppe-palma/), quindi in questa sede mi occuperò di quanto è accaduto di recente in merito alla decisione presa dal gruppo parlamentare del PD (su evidente pressione di Renzi) di sostituire alcuni suoi parlamentari che siedono in Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati (POTERE LEGISLATIVO), i quali erano (e sono) in forte dissenso con le volontà del Presidente del Consiglio dei ministri (POTERE ESECUTIVO), e che quindi avrebbero potuto presentare emendamenti al testo dell’Italicum approvato dal Senato (il cui contenuto rispecchia fedelmente le volontà del capo del Governo).

 

La nuova legge elettorale (Italicum) è stata approvata dal Senato della Repubblica alla fine di gennaio di quest’anno (grazie ai voti di una parte dell’opposizione) ed è quindi in attesa del voto definitivo da parte della Camera dei deputati perché diventi legge dello Stato.

Nel frattempo si è rotto il cosiddetto Patto del Nazareno (tra Renzi e Berlusconi) con il conseguente mutamento del quadro politico sulle riforme!

A seguito della ferma volontà espressa dal Presidente del Consiglio di voler approvare in via definitiva la legge elettorale senza alcuna modifica rispetto al testo licenziato dal Senato (in caso di modifiche il testo tornerebbe nuovamente al Senato dove la maggioranza parlamentare è in difficoltà sia numerica che politica), il gruppo parlamentare del PD (alla Camera dei deputati) ha deciso – ai sensi dell’art. 19 del regolamento della Camera – la sostituzione di ben 10 suoi deputati della Ia Commissione (Affari Costituzionali), tutti deputati che già da tempo chiedevano modifiche sostanziali al testo partorito dal Senato, in aperto contrasto con le precise volontà del Presidente del Consiglio. Per di più, i nomi dei deputati che verranno “epurati” dalla Ia Commissione sono a dir poco altisonanti: Bersani, Bindi, Cuperlo, D’Attorre, Lattuca, Pollastrini, Giorgis, Meloni, Agostini e Fabbri, i quali – chi più, chi meno – avevano espresso chiaramente la volontà di migliorare già in Commissione il testo della legge.

 

Per evitare “sorprese”, ecco che viene leso uno dei principi fondamentali dello STATO DI DIRITTO, ossia quello della separazione tra i poteri, e, nel caso di specie, la separazione tra il POTERE LEGISLATIVO (esercitato dal Parlamento e quindi dalle diverse Commissioni di cui esso si compone) e quello ESECUTIVO (esercitato dal Governo, attualmente presieduto da un uomo che non gode di alcuna legittimazione democratica scaturente da elezioni politiche e che è anche Segretario politico nazionale del partito di maggioranza relativa).

 

E’ opportuno evidenziare che la predetta sostituzione – da un punto di vista formale – avverrà nel pieno rispetto delle regole (regolamento parlamentare), ma in aperto contrasto sia con la cosiddetta Costituzione materiale (cioè con il significato intrinseco della Costituzione che non ammette ingerenze di questo tipo da parte del potere esecutivo nei confronti del potere legislativo), sia con il principio della separazione tra i poteri dello Stato.

Mai era avvenuto nella storia repubblicana un “cambio” in Commissione così repentino e massiccio in vista dell’approvazione di una legge fortemente voluta dal Governo (ben 10 deputati in una Commissione che ne conta in totale 50, di cui 23 spettanti al Partito Democratico). In pratica il PD vorrebbe sostituire quasi la metà dei suoi componenti in una delle Commissioni parlamentari più importanti per lo svolgimento della vita democratica del Paese.

 

Ma ormai, dal novembre 2011 in avanti, v’è in Italia un “colpo di Stato permanente” (come il mio amico Paolo Becchi lo definisce in un suo bellissimo libro avente medesimo titolo) che – nascondendosi dietro il rispetto delle regole – esautora la Costituzione materiale nell’apparente rispetto di quella formale!

Non è possibile – ai giorni nostri – pensare a “colpi di Stato” come quelli del passato in cui si faceva ricorso esclusivo all’uso delle armi; oggi, infatti, il “colpo di Stato” avviene con imbarazzante frequenza ma è appositamente travestito con “abiti” che assicurano il rispetto della forma!

Faccio un esempio: il Governo Monti si insediò nel novembre 2011 nel pieno rispetto della Costituzione formale (che non prevede l’elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri), infatti Mario Monti e il suo Governo ottennero la fiducia da entrambi i rami del Parlamento con una maggioranza bulgara propria dei moderni “colpi di Stato”, tant’è che quel Governo fu imposto da organismi sovranazionali non eletti che fecero ricorso al “terrorismo” mediatico utilizzando il ricatto/imbroglio dello spread! Il tutto con l’appoggio di alcune alte Istituzioni nostrane, della stampa di regime e della martellante campagna televisiva! Si prospettò un gravissimo ed imminente pericolo per la Repubblica del tutto inesistente (tant’è che l’intera tempesta degli spread nel 2011 è costata allo Stato – in termini di servizio del debito – appena 5 mld di Euro in più rispetto all’anno precedente) in nome del quale si posero le basi per spodestare un Governo democraticamente eletto sostituendolo con un Governo di sconosciuti imposto dalla Troika! E che dire, ad esempio, dall’altissimo numero di voti espressi dal nostro Parlamento (nella XVIa Legislatura) in merito all’autorizzazione alla ratifica del Fiscal Compact e alla costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio, il tutto sotto una forte pressione anti-democratica proveniente da organismi totalmente estranei al nostro ordinamento costituzionale???

 

Ciò detto, gli strumenti che il potere utilizza per esautorare e svilire la democrazia sono sempre gli stessi:

  1. si crea ad arte una situazione di grave ed imminente pericolo per lo Stato, oppure di necessità di riforme urgentissime allo scopo di salvare/migliorare le Istituzioni e/o l’economia del Paese;
  2. si condisce il tutto attraverso una campagna mediatica che rimbecillisce il popolo (a tal proposito il potere “ingaggia” alcuni professoroni/espertoni pronti a vendere la propria indipendenza culturale in cambio di riconoscimenti, nomine, scatti di carriera e/o poltrone);
  3. si rende urgente e non più ritardabile l’adozione di misure anti-democratiche facendole digerire per necessarie e salvifiche in virtù di un falso miglioramento della situazione;
  4. si costringono (anche comprandole) le pedine del potere ad adottare queste misure;
  5. si pongono in essere sistemi che rendono quasi impossibile il ripristino delle situazioni pre-esistenti, anche attraverso campagne di informazione a carattere intimidatorio (se non di peggio);
  6. si delegittimano (anche culturalmente) sia le opposizioni che le voci fuori dal coro, arrivando addirittura a tenerle lontane dai circuiti mediatici più seguiti dal popolo!

 

Per far questo, essendo ormai matura nel popolo la concezione della gravità di violare le regole scritte nella Costituzione, si utilizza il vile sistema dello smembramento sostanziale del significato intrinseco delle regole stesse!

E’ accaduto in passato (remoto e recente), stà accadendo adesso, accadrà anche in futuro!

 

Nel caso dell’imminente sostituzione dei 10 deputati PD dalla Ia Commissione della Camera in vista dell’approvazione definitiva dell’Italicum, pur essendo stato – da un lato – rispettato il regolamento parlamentare (FORMA), dall’altro si è spudoratamente calpestato sia il principio della separazione tra i poteri dello Stato sia il significato intrinseco del regolamento stesso e della Costituzione materiale (SOSTANZA).

Quindi che importa se la sostanza è del tutto calpestata e tradita!

Del resto anche Napoleone e Mussolini arrivarono al potere rispettando la forma ma calpestando la sostanza: il primo si fece nominare console dal Consiglio dei Cinquecento dopo che Parigi era stata circondata dalle truppe del M.llo Murat con il pretesto di un grave ed imminente pericolo per la Francia (una vera e propria forzatura costruita ad hoc); il secondo fu addirittura chiamato dal Re allo scopo di conferirgli l’incarico di Presidente del Consiglio dei ministri dopo che la marcia su Roma aveva indotto la corona a desistere dall’adottare soluzioni drastiche (Vittorio Emanuele III avrebbe potuto firmare lo stato d’assedio presentatogli da Facta con la conseguenza che mai sarebbe nato il Ventennio fascista).

I “colpi di Stato” dell’Era moderna e contemporanea, quindi, avvengono nel sommario rispetto delle regole ma tradendo e calpestando la sostanza!

 

Inoltre, ed è una circostanza del tutto evidente, le imposizioni dell’attuale Presidente del Consiglio nei confronti della sua maggioranza parlamentare, oltre a sottolineare un’indebita ed illegittima ingerenza del POTERE ESECUTIVO nei confronti del POTERE LEGISLATIVO, provocano un preoccupante spostamento dell’asse democratico/costituzionale verso il primo a scapito del secondo, in evidente contrasto NON con la Costituzione formale (le cui disposizioni sono sommariamente rispettate) bensì con la Costituzione materiale, la quale è ormai divenuta lettera morta!

 

Tutto ciò premesso, che cosa rappresenta l’eventuale sostituzione dei 10 deputati della minoranza PD all’interno della Ia Commissione della Camera in vista dell’imminente approvazione dell’Italicum? E’ il frutto di un regolare gioco democratico o si tratta dell’ennesimo “colpo di Stato” dell’Era contemporanea?

Non ai posteri, ma a noi, l’ardua Sentenza!  

 

Giuseppe Palma

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