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ISIS in Libia: quanto sia veramente una minaccia per i nostri interessi nazionali.

isis libia

 

La presenza dell’ISIS  in Libia viene, chiaramente e giustamente, percepita come una grande minaccia per l’occidente, Italia inclusa. Però quali sono le possibilità effettive di espansione dell’ISIS in Libia ?

Attualmente le forze dell’Isis sono concentrate nella parte centrale della Libia, attorno alla città di Sirte.  La NATO valuta in circa 6500 le forze degli estremisti, con il controllo di Sirte, ex città del Rais, e di alcuni centri limitrofi.

Libia-mapa-ISIS

Quanto l’Isis sta avendo successo in Libia ? In realta la sua espansione è molto meno marcata che in Siria o anche nel Sinai. Questo per una serie di fattori che si combinano che cerchiamo di elencare rapidamente qui di seguito:

a) L’estrema frammentarietà della situazione. Mentre in Siria vi era un regimo in disfacimento che coagulava contro di se tutte le opposizione, anche quella dell’ISIS, almeno in una fase iniziale, al contrario in Libia la situazione è già deteriorata con una situazione di potere distribuito ormai tribalmente. Ricordiamo che la Libia nasce come forzatura geografica, unendo territori residuali dell’ex Impero Ottomano diversi fra di loro. Ogni città, ogni paese, è difeso dalla propria milizia (o da più milizie..) residenti, poco propense a lasciare spazio ai nuovi arrivati. Ricordiamo che l’Isis fu inizialmente cacciato da Sirte, per poi tornarci a seguito di combattimenti endogeni.

etnie libiche

b) In Libia le fonti finanziarie sono più difficili da sfruttare: è vero che la Libia ha risorse petrolifere enormi, ma si tratta di impianti moderni altamente meccanizzati studiati per l’esportazione, tutto il contrario dei semplici impianti di autoproduzione siriani. Inoltre c’è il problema di cosa farsene del petrolio estratto. L’Isis ha attaccato, ma non ha conquistato i terminal petroliferi di Es Sider e di Ras Lanouf. Anche ipotizzando che li conquisti e che riesca a controllare la produzione di una parte dei pozzi locali,possiamo pensare che possa caricare petroliere allo scoperto e possa quindi inviarle alle raffinerie senza documenti , contro la volontà del mix di autorità libiche attuali e della comunità internazionale ? Mentre in Siria ed in Iraq il trasporto avveniva via terra, con cisterne, verso i vicini confini turchi, in Libia questa soluzione è molto, ma molto più complessa: prima di tutto prima i carichi dovrebbero  attraversare territori di milizie ostili, sia ad est sia ad ovest. Le distanze da percorrere sono poi enormi, dell’ordine di migliaia di km, allo scoperto in ambienti estremamente ostili. Per giungere poi dove ? Nel Mali a controllo francese ? Nell’Egitto di Al  Sisi  che combatte con durezza l’ISIS nel Sinai ? In Tunisia , dove stanno costruendo un muro per separarsi dalla Libia ? In Algeria ? Se le risorse petrolifere possono esseree uno strumento di pressione e di ricatto sia verso gli occidentali sia verso i governi locali, non possono essere una facile fonte di finanziamento.

libia isis petrolio

 

Insomma l’Isis in Libia è una minaccia di livello ben diverso rispetto allo stato islamico dell’Iraq e della Siria, dove nel primo ambiente si intrecciava con una lotta fra sciiti e sunniti e nel secondo iniziava la sua storia come parte di un fronte anti-Assad. In Libia Gheddafi è un ricordo da tempo, anzi gheddafiani possono essere i suoi appoggi locali, mentre di rivalità locali religiose non ce ne sono. Al contrario vi è un complesso di relazioni tribali nel quale mettersi con uno significa mettersi contro l’altro.

pipelines libia

Una corretta politica di contenimento dell’ISIS  dovrebbe tener conto di questi rapporti complessi e trovare alleati locali affidabili. un intervento in massa, via terra, sarebbe inutile, mentre sarebbe molto proficua un’attività di intelligence che riallacciasse e rafforzasse tutti i vecchi rapporti con i nostri alleati locali, anche tramite gli ottimi rapporti che l’ENI ha in luogo, tutelando così la sicurezza dei nostri confini insieme ai nostri interessi economici. Sbarcare migliaia di soldati non serve e non è desiderato da nessuna delle parti in gioco. Al contrario Intelligence, creazione di una rete locale ed interventi mirati contro le roccaforti più importanti, in appoggio a tribù affidabili ed amiche, potrebbero portare un miglior risultato con un costo prima di tutto umano, ma anche economico, minore. Del resto abbiamo già visto che le “Occupazioni” non conducono a nulla, che la democrazia non si impone a cannonate e che certe soluzioni di compromesso possono essere più proficue che vittorie decisive di Pirro.

 

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