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IRPEF, a chi vanno i 1.000 euro di Renzi? L’impatto sul PIL 2014 sara’ pari allo 0,2-0,3% del PIL

La detrazione IRPEF non avvantaggera’ lavoratori autonomi, pensionati, lavoratori dipendenti sopra i 25.000 euro/anno di tretribuzione e sotto i 7.500 euro. In pratica e’ rivolta a 10 milioni di lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. L’obiettivo e’ rilanciare la Domanda interna (qualcuno allegramente ha stimato l’impatto sul PIL di 12 miliardi, pari allo 0,8%). Tra costoro vi sono 4 categorie:

  • Immigrati: circa 1,7 milioni di persone saranno interessati. A loro andranno 1,5 miliardi. E’ prevedibile che una fetta estremamente rilevante di tali denari si tradurra’ in aumento di “rimesse” verso le famiglie residenti all’estero, e pertanto, solo una parte di questi denari finira’ in aumento della Domanda interna.
  • Lavoratori Part Time:  dovrebbero beneficiare del provvedimento circa 2 milioni di persone, essenzialmente lavoratrici part time con reddito medio-basso. Il beneficio vi sara’ a prescindere che si tratti di lavoratrici inserite in una famiglia disagiata, o con partner assolutamente benestante, e certamente la questione e’ piuttosto in contrasto con l’obiettivo di dare una mano a “chi ha meno”.
  • Giovani:  una quota rilevante dei giovani che lavorano come dipendenti, avranno benefici. Interessante notare, che verranno premiati i giovani piu’ fortunati, vale a dire quelli che lavorano e guadagnano piu’ di 7.500 euro. Ovviamente esclusi quelli senza lavoro e con bassissimo salario (gia’ esentati)
  • Lavoratori delle categorie medio-bassi

L’effetto sul PIL del 2014, se realmente la manovra sara’ di 10 miliardi annui si puo’ stimare. L’azione sara’ su 8 dei 12 mesi, e quindi siamo a 6,7 miliardi. E’ lecito ipotizzare, che 0,5 miliardi andranno in rimesse degli immigrati (che aiuteranno il PIL dei paesi di provenienza e non quello Italiano). Sui 6,2 miliardi restanti, si puo’ ipotizzare che 0,7 andranno in risparmi. Pertanto finiranno in Domanda Interna circa 5,5 miliardi (6,6 considerando un moltiplicatore keynesiano di 1,2). E’ prevedibile che una quota pari al 35-45% andra’ in maggiori Importazioni. Pertanto l’impatto sul PIL del 2014 di tale misura dovrebbe essere tra i 3,0 ed i 4,5 miliardi (circa lo 0,2-0,3% del PIL)

 

 

Da  Lavoce.info

La riduzione dell’Irpef riguarderà davvero tutti i lavoratori dipendenti sotto i 25mila euro? No, perché non è prevista alcuna imposta negativa che permetta anche agli incapienti di beneficiare della detrazione. Introdurla costerebbe 14 miliardi.

UNA DETRAZIONE CHE NON RIGUARDA GLI INCAPIENTI

Uno dei tasselli più qualificanti della strategia del nuovo Governo per il rilancio dell’economia italiana passa, attraverso la riduzione dell’Irpef e la conseguente ripresa dei consumi. L’annuncio – perché di annuncio si tratta, in mancanza ancora di un testo normativo – è di quelli potenti sia in termini finanziari, sia di impatto mediatico: si tratta di impiegare “10 miliardi di euro (…) per consentire l’aumento della detrazione Irpef in busta paga ai lavoratori dipendenti sotto i 25mila euro di reddito lordi, circa 10 milioni di persone, dal 1 maggio prossimo, per un ammontare di circa 1000 euro netti annui a persona”. (1)
Ma come si possono tradurre in pratica, nella struttura concreta dell’Irpef, queste indicazioni generali di riforma?
Per aumentare di mille euro all’anno il reddito netto di tutti i lavoratori dipendenti sotto i 25mila euro occorre ovviamente incrementare l’attuale detrazione da lavoro dipendente di un pari importo. Ma occorre anche consentire a tutti i contribuenti lavoratori dipendenti di utilizzare pienamente l’aumento della detrazione, anche a coloro che oggi non pagano l’Irpef perché la loro imposta lorda è inferiore alle detrazioni: i cosiddetti incapienti che ricadono nella “no tax area”.
Per ottenere questo risultato deve essere previsto un meccanismo di imposta negativa sul reddito che riconosca agli incapienti un trasferimento monetario effettivo per l’intero ammontare di detrazione non sfruttata.
La tabella 1 illustra il meccanismo per diversi livelli di reddito lordo con riferimento, a titolo di esempio, al caso di un lavoratore dipendente single che abbia lavorato per l’intero anno e limitatamente alla sola imposta erariale (cioè al netto delle addizionali regionali e comunali). Nella sezione “Riforma Governo con recupero incapienza” si vede come per garantire un incremento di reddito netto di mille euro a tutti i lavoratori dipendenti sotto i 25mila euro, l’imposta netta dovrebbe essere negativa fino a 11.780 euro di reddito lordo. Per questi contribuenti sarebbe dunque necessario riconoscere un aumento in busta paga attraverso un trasferimento pubblico.

Tabella 1Confronto tra Irpef attuale e riforma del Governo (valori espressi in euro)

Cattura

Fonte: elaborazione degli autori.

Una revisione dell’Irpef di questo genere avrebbe il vantaggio di dare risposta al problema molte volte sollevato dell’incapienza, consentendo anche ai contribuenti dei livelli di reddito più bassi di partecipare alla riduzione di prelievo annunciata dal governo, con ovvi benefici sul piano dell’equità. Ma avrebbe un difetto non irrilevante: costa troppo. Utilizzando un modello di microsimulazione fiscale basato sui dati dell’Indagine Banca d’Italia sui redditi delle famiglie italiane, il costo complessivo della detrazione con recupero dell’incapienza è stimabile in circa 14 miliardi di euro, 4 miliardi in più rispetto alla previsione di mancato gettito (e quindi alla necessità di copertura finanziaria necessaria) formulata dal Governo.

I CONTI NELLA MICROSIMULAZIONE

Forse allora il Governo ha in mente qualcosa di diverso per garantire a tutti i lavoratori dipendenti mille euro in più attraverso l’Irpef? Un indizio ce lo fornisce il presidente del Consiglio in persona. Nella conferenza stampa di presentazione de “La svolta buona” Matteo Renzi ha infatti precisato che i contribuenti che beneficeranno dalla detassazione Irpef saranno circa 10 milioni, di cui circa 400mila nella fascia di reddito 0-8mila euro. Ma come? Dalle statistiche fiscali risulta che i lavoratori dipendenti che dichiarano redditi tra 0 e 8mila euro sono circa 4 milioni (vedi tabella 2). Pertanto quelli che trarranno vantaggio dalla riforma saranno soltanto il 10 per cento dei contribuenti più poveri. (2)
Evidentemente il Governo sta pensando di concentrare i benefici nella fascia 8-25mila euro senza introdurre alcun meccanismo di imposta negativa sul reddito che sani il problema dell’incapienza. Ma così facendo non è più vero che tutti i lavoratori dipendenti con reddito sotto i 25mila euro vedranno gonfiarsi le proprie buste paga di mille euro. Al contrario, aumenterà la quota di contribuenti incapienti, che per forza di cose non vedranno trasformarsi la maggiore detrazione in maggior reddito netto effettivamente disponibile. (3)
La tabella 1 nella sezione “Riforma Governo senza recupero incapienza” esemplifica il possibile funzionamento della nuova detrazione Irpef secondo quanto ora ipotizzato: nessun incremento del reddito netto per i redditi fino a 8.145 euro, aumenti crescenti tra 8.146 (16 centesimi di euro) e 11.779 euro (un po’ meno di mille euro), costanti e pari a mille euro tra 11.780 e 25mille, aumenti decrescenti tra 25mila euro e la soglia a partire dalla quale la detrazione rimarrà uguale a quella attualmente in vigore (attorno ai 30mila euro secondo quanto affermato dal presidente Renzi in conferenza stampa).
Secondo il nostro modello di microsimulazione, questa versione della detrazione avrebbe un costo pari a 9,5 miliardi, molto vicino ai 10 miliardi ipotizzati dal Governo, e riguarderebbe, come si osserva dalla tabella 2, circa 10 milioni di lavoratori dipendenti. Adesso sì che i conti tornano.

Tabella 2 – La distribuzione dei lavoratori dipendenti per fasce di reddito complessivo

Cattura

 (1) Comunicato stampa del Consiglio dei ministri del 12 marzo 2014. In realtà il costo complessivo è pari a 10 miliardi di euro considerando l’intero anno di applicazione della misura; applicata solo a partire da maggio, la misura avrebbe un costo inferiore, pari a circa 7 miliardi di euro.
(2) Sono sostanzialmente i lavoratori dipendenti che non lavorano per l’interno periodo d’imposta.
(3) Inoltre si ridurrà il gettito delle addizionali regionali e comunali, che sono dovute soltanto se è positiva l’imposta netta a livello erariale.

 

Da Libero

Matteo Renzi ha mostrato le sue slides. Ha promesso un taglio dell’Irpef e 80 euro in busta paga per chi guadagna meno di 1500 euro mensili. Il provvedimento ancora naviga nel mare delle promesse e in via XX settembre si affannano Padoan&Co. a cercare le coperture. Ma il progetto di Renzi include anche una tassazione sulle pensioni. A svelare il piano di palazzo Chigi è il sottosegretario al Tesoro Pier Paolo Baretta che solo ieri, intervenendo ad Agorà ha affermato: “Si può chiedere un prelievo intorno ai 3.000 euro o a una cifra che consenta un buon livello di vita. Sì, penso che possa essere chiesto, a crescere, un contributo di solidarietà”.Soldi agli immigrati – Insomma più soldi in busta paga a chi lavora e mani nelle tasche dei pensionati. Ma chi godrà davvero del taglio dell’Irpef? Una parte dei lavoratori che metteranno le mani sui famosi 80 euro mensili sono immigrati. Il taglio dell’Irpef promesso da Matteo Renzi andrà infatti a beneficio di 1,7 milioni di immigrati: il 15% del totale di lavoratori che godranno degli 80 euro promessi in busta paga dal 27 maggio. È la stima della Fondazione Leone Moressa. Quindi dei 10 miliardi previsti dalla manovra del taglio del cuneo fiscale, il 15,4% sarà destinato a contribuenti stranieri. Dalle dichiarazioni dei redditi 2012, contribuenti stranieri in Italia risultano essere 3,4 milioni e dichiarano complessivamente redditi per 43,6 miliardi di euro. Rappresentano l’8,3% dei contribuenti totali e certificano il 5,4% dell’intera ricchezza prodotta.I numeri – Mediamente gli stranieri hanno dichiarato nel 2012, 12.880 euro a testa, 6.780 euro in meno dei contribuenti nati in Italia. Secondo i ricercatori della Fondazione Leone Moressa, “fra i lavoratori dipendenti stranieri, meno del 10% ha un reddito superiore a 25mila euro, mentre fra gli italiani oltre il 30% supera questa quota. Considerando che il taglio dell’Irpef si rivolge ai dipendenti con un reddito annuo inferiore ai 25mila euro, una quota considerevole andrà ai lavoratori stranieri: si stima che saranno 1,7 milioni a beneficiarne, per un ammontare complessivo di 1,5 miliardi di euro”.

 

GPG

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