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INPS, il paradosso del Rendiconto 2025: i conti tengono, ma l’assistenza sta per mangiarsi la previdenza

Il Rendiconto INPS 2025 evidenzia un bilancio in attivo, ma nasconde un’emergenza strutturale: mentre le pensioni da contributi restano stabili solo grazie al blocco delle uscite e all’inflazione, esplode la spesa per l’assistenza, i sussidi di disoccupazione e l’Assegno di Inclusione. Il welfare italiano rischia il collasso sotto il peso del lavoro povero e dell’invecchiamento.

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Il Consiglio di Vigilanza dell’INPS ha approvato in via definitiva il rendiconto  generale 2025, e ora abbiamo un po’ di numeri ufficiali riguardanti le nostre pensioni. A prima vista, i numeri di bilancio sembrano regalare sogni di gloria contabile, mostrando un saldo finanziario positivo per 16,8 miliardi di euro e un utile d’esercizio di 4,5 miliardi. Dietro questa facciata di apparente solidità si nasconde però una trasformazione strutturale profonda, che rischia di destabilizzare l’intero assetto sociale ed economico del Paese nei prossimi anni.

Il sistema pensionistico puramente previdenziale regge l’urto del tempo. La vera falla che si sta aprendo nei conti del welfare italiano riguarda la spesa assistenziale e di sostegno al reddito, cresciuta a ritmi allarmanti. Non stiamo più parlando soltanto di pagare le pensioni a chi ha versato i contributi, ma di mantenere un pezzo crescente di società attraverso ammortizzatori sociali, sussidi di disoccupazione e assegni assistenziali slegati dalla contribuzione.

I numeri della metamorfosi: meno previdenza, più welfare di sussidio

Analizzando i dati del Rendiconto 2025, la spesa per le prestazioni pensionistiche istituzionali è arrivata a 325,06 miliardi di euro, segnando un incremento dell’1,4%. Come evidenzia lo stesso CIV, questo aumento non è dovuto all’uscita di nuovi pensionati con assegni più ricchi, tutt’altro. Deriva quasi interamente dal recupero dell’inflazione dell’anno precedente. Praticamente sono solo aumenti di contingenza che, tra l’altro, sappiamo sono scalati al crescere delle pensioni.

Il dato drammatico emerge quando si sposta l’occhio sulle voci assistenziali e di sostegno:

  • Sostegno al reddito: la spesa è salita a 19,7 miliardi di euro (+0,8 miliardi), trainata soprattutto dai trattamenti di disoccupazione (NASpI) e dalle integrazioni salariali. Un segno di una crisi del mercato del lavoro.
  • Inclusione sociale e pensioni assistenziali: questa macro-voce ha registrato un balzo in avanti di ben 2,4 miliardi di euro, spinta dalla crescita dell’Assegno di Inclusione (ADI) e dall’aumento delle pensioni di invalidità e sociali (+1 miliardo).

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| Voce di Spesa INPS 2025            | Valore (Miliardi €)   |

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| Pensioni Previdenziali             | 325,06                |

| Trasferimenti Fiscalità Generale   | 165,00                |

| Sostegno al Reddito (Ammortizzatori)| 19,70                 |

| Inclusione sociale / ADI           | 5,61                  |

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Perché la spesa assistenziale sta esplodendo?

Le cause di questa silenziosa rivoluzione non sono casuali, ma rispondono a precise dinamiche macroeconomiche e di mercato che l’analisi tecnica del CIV mette a nudo senza troppi giri di parole.

L’innalzamento dell’età media di pensionamento (salita a 65,4 anni per le donne e 64,1 per gli uomini) e le forti restrizioni sulle uscite anticipate hanno temporaneamente congelato la spesa pensionistica pura. Questo blocco ha creato un effetto imbuto: chi non può andare in pensione e perde il lavoro finisce inevitabilmente nelle reti tese dei sussidi di disoccupazione o del sostegno alla povertà.

Il mercato del lavoro italiano produce occupazione dal punto di vista numerico, ma si tratta di un lavoro povero. Le retribuzioni medie restano basse e la crescita della contribuzione (+3,6%) non è proporzionata alle reali necessità di tenuta del sistema. Di conseguenza, i salari non bastano a garantire l’autonomia economica, costringendo lo Stato a intervenire ex-post con l‘Assegno di Inclusione, che nel 2025 ha raggiunto i 5.612 milioni di euro.

Le ricadute economiche: una redistribuzione fiscale permanente

Dal punto di vista della teoria economica applicata, ci troviamo di fronte a un paradosso fiscale. Lo Stato italiano ha dovuto trasferire ben 165 miliardi di euro dalla fiscalità generale all’INPS per coprire le voci che i contributi sul lavoro non riescono più a finanziare.

Il rischio economico pratico è l’impoverimento programmatico dei futuri pensionati, unito a un carico assistenziale che rischia di schiacciare le imprese e i lavoratori attivi attraverso una tassazione permanente. Se l’INPS smette di essere un istituto previdenziale e si trasforma definitivamente in un immenso ministero dell’assistenza pubblica, il legame tra lavoro, merito e trattamento pensionistico viene meno, lasciando il bilancio dello Stato esposto a qualsiasi oscillazione del ciclo economico. Comunque ora sarà più difficile affermare che il sistema pensionistico “Non può essere sorretto”: il vero problema è l’assistenza. 

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