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Inflazione. Euro e USA sono due pianeti diversi. Uno povero, uno ricco

 

Le due sponde dell’Oceano alzano alte grida per l’inflazione. Gli ultimi dati dell’inflazione negli USA effettivamente mettono un certo allarme: il valore di 6,8% dell’inflazione a stelle e strisce è effettivamente elevato e non si vedeva da tempo.

Il tasso di inflazione annuale negli Stati Uniti ha accelerato al 6,8% nel novembre del 2021, il più alto dal giugno del 1982 e in linea con le previsioni. Segna il nono mese consecutivo in cui l’inflazione rimane al di sopra dell’obiettivo del 2% della Fed poiché il rally globale delle materie prime, l’aumento della domanda, le pressioni salariali, le interruzioni della catena di approvvigionamento e un effetto base basso dello scorso anno continuano a far salire i prezzi.

Anche nell’area euro si lanciano alti lamenti, con l’inflazione che ha toccato il 4,9%. Una cifra che i paesi nordici sicuramente non amano, anzi che per loro non è accettabile:

L’inflazione dei prezzi al consumo nell’Eurozona dovrebbe accelerare al 4,9% su base annua nel novembre 2021, dal 4,1% del mese precedente e al di sopra delle aspettative di mercato del 4,5%, secondo una stima preliminare. Sarebbe il tasso di inflazione più alto dal luglio 1991 e ben al di sopra dell’obiettivo della Banca centrale europea del 2,0 per cento.

Nonostante l’apparenza, però le due situazioni sono profondamente diverse. Gli USA stanno effettivamente vivendo una situazione di super-eccitazione inflazionistica interna, legata agli stimoli economici interni, forse eccessivi, e a una politica monetaria troppo morbida.  Questo è indicato dall’inflazione core, cioè da quella legata alla dinamica economica e salariale interna, e non ai costi energetici. Questa inflazione ha raggiunto ben il 4,9% e giustifica il famoso “Taper”, cioè la fine della politica monetaria espansiva, da parte della FED

Completamente diversa la situazione nell’Eurozona, dove l’inflazione core, come mette in evidenza Robin Books, è molto più bassa..

L’inflazione Euro è importata, o meglio importata e causata da una cattiva politica energetica europea. Come vediamo la situazione dell’inflazione Core, o in senso stretto, cioè al netto degli alimentari e dell’energia, è al di sotto del 2% perfino in Olanda, Germania e Austria. Addirittura è negativa in Grecia e Portogallo e molto contenuta, al limite della deflazione, in Italia e Spagna. La BCE dovrebbe quindi continuare nella politica espansiva, magari mirandola a quei paesi dove la deflazione è più forte. Ah si però la BuBa non è d’accordo, e soprattutto c’è il criterio del “Capital key” che limita la possibilità di mirare la politica monetaria. Questa è la “Bellezza”, si fa per dire, dell’Eurozona.

 

 


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