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IL TESORO GONFIA IL SAVADANAIO, SPERIAMO SIA UNA SCELTA GIUSTA

 

Negli scorsi giorni si è parlato insistemente di un “Eccezionale” aumento del debito pubblico per ben 71 miliardi di euro, pari a 6 miliardi circa. Cosa ha generato questo debito, una spesa pubblica eccessiva e fuori controllo questioni collegate alla finanza ed alla gestione del debito da parte del tesoro?

Una breve ricerca di Salerno Alletta per Starmag mette in chiaro la questione evidenziando da dove si sono generate queste cifre, e ci permette di fare un discorso un po’ più complesso:

Considerando i numeri numeri del  Bollettino “Finanza pubblica: fabbisogno e debito” pubblicato dalla Banca d’Italia si può vedere che  il fabbisogno delle Pubbliche Amministrazioni è stato di 62 miliardi di euro nel 2017 e di 42 miliardi nel 2018. Nessun aumento del deficit di cassa, dunque; anzi, c’è stata una riduzione di 20 miliardi netti tra il 2018 ed il 2017. La pubblica amministrazione ha risparmiato, allora perchè più debito?

Il debito pubblico, che tiene conto delle disponibilità liquide del Tesoro presso la Banca d’Italia, è passato dai 2.263 miliardi di fine 2017 ai 2.317 miliardi di fine 2018: è aumentato dunque di 54 miliardi, di cui 42 sono serviti per coprire il fabbisogno. Le disponibilità liquide sono passate dai 7 miliardi di fine 2017 ai 32 miliardi di fine 2018: il Tesoro ha accumulato nel proprio conto disponibile presso la Banca d’Italia ben 25 miliardi di scorta.

A gennaio il debito pubblico è schizzato, passando dai 2.317 miliardi di fine dicembre 2018 ai 2.357 miliardi di euro. Sono ben 40 miliardi di debito,, che, ovviamente, non erano richieste dal fabbisogno di un singolo mese. Cosa è successo? Che il conto del Tesoro presso la Banca d’Italia è passato a 62 miliardi di euro, inglobando i 40 miliardi di debito emessi a gennaio. Ora il Tesoro ha un tesoretto, ed anche piuttosto consistente, per il 2,6% del debito pubblico complessivo italiano.

Ora perchè questa riserva, per la quale si pagano degli interessi? La prima ragione potrebbe essere quella della banale prudenza: meglio mettere via delle riserve finanziarie ora, perchè si avvicina la crisi. Anche se la mossa può apparire di buon senso, rischia di essere pericolosa come la raccolta abbondante a fine anni 90, che si rivelò più costosa della successiva in euro, o la definizione dei derivati sugli interessi: in quei casi i dirigenti del Tesoro presero una clamorosa, e costosa, cantonata per essere stati eccessivamente prudenti.

La seconda ragione, se utilizzata, potrebbe essere più interessante ed intelligente: con una forte riserve finanziaria il tesoro può permettersi di chiudere in modo ridotto o anticipato eventuali aste dei titoli di stato nelle quali i tassi non appaiano allineati con quanto desiderato o programmato dallo Stato, acquisendo quindi una postura più attiva e controllando meglio il risultato delle aste, cosa che altri ministeri, in altri paesi, compiono in modo ordinario. Questa mossa potrebbe effettivamente comportare un risparmio dei tassi di interesse di lungo periodo, se compiuta con intelligenza.

 

 


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