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Il “sovranismo degli investimenti” di Giancarlo Giorgetti

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“Incentivare un approccio più dinamico e consapevole alla gestione del risparmio, canalizzandolo nel nostro paese verso impieghi produttivi e sostenibili” è ciò che ha affermato Giancarlo Giorgetti nella sua prima uscita pubblica per la giornata mondiale del risparmio, dopo essere diventato il nuovo Ministro dell’Economia e delle Finanze del Governo di Giorgia Meloni.

Gianni Trovati sul Sole 24 Ore e anche Fabio Savelli sul Corriere della Sera, lo hanno definito una sorta di “sovranismo degli investimenti”, che potrebbe convogliare nell’economia reale nazionale una parte consistente del risparmio che oggi viene investito prevalentemente all’estero.

Giorgetti ha anche ricordato che nell’Assemblea costituente, con l’approvazione dell’emendamento Zerbi all’articolo 47 della Costituzione, fu inserito il verbo “incoraggia” accanto al verbo “tutela” e fu data alla parola risparmio l’accezione più ampia, aggiungendo la formula “in tutte le sue forme”.

Per questo motivo, ha proseguito, “Oggi in questo tempo di incertezze, per rendere effettivo il dettato costituzionale, dobbiamo incoraggiare il risparmio e destinarlo, anche attraverso nuovi strumenti, al sostegno dei processi di transizione (quali quella digitale e green) e, allo stesso tempo, tutelarlo dai rischi connessi all’inflazione”.

Questo è un tema cruciale.

Servono nuovi strumenti per tutelare ed incoraggiare il risparmio degli italiani in tutte le sue forme, ma anche fare in modo di renderlo maggiormente produttivo, canalizzandolo verso gli investimenti nell’economia reale nazionale.

Oggi, infatti, la ricchezza finanziaria degli italiani, più di 5000 miliardi di euro, viene impiegata principalmente nelle seguenti modalità:

  • 1600 miliardi di euro sono lasciati nei depositi bancari infruttiferi, dove scontano una progressiva perdita del potere d’acquisto, sono sempre a rischio bail-in e non si traducono in alcuna forma di sostegno all’economia reale e produttiva;
  • 3200 miliardi di euro sono investiti in azioni, fondi comuni e polizze assicurative, con prodotti finanziari più o meno rischiosi, ma sempre più sofisticati e personalizzati, che però finiscono col dirottare gli investimenti prevalentemente sui mercati globali;
  • solo 200 miliardi di euro sono investiti dai risparmiatori italiani nell’acquisto diretto di titoli dello Stato, perché poco interessati a Btp con media-lunga scadenza, soggetti ad ampie oscillazioni del prezzo, che rischiano di far perdere anche una parte del capitale, se venduti prima della scadenza per necessità.

In un articolo precedente, abbiamo cercato di individuare un nuovo strumento innovativo e tecnologico, il conto di risparmio, che permette non solo di tutelare ed incoraggiare il risparmio degli italiani, ma anche di canalizzare queste risorse finanziarie verso maggiori investimenti nell’economia reale nazionale.

https://www.nicolaporro.it/governo-meloni-ecco-come-evitare-lausterity/

Lo Stato dovrebbe aprire un conto di risparmio gratuito presso il Tesoro, a tutti i cittadini e le imprese residenti in Italia, dove il semplice deposito di una somma di denaro equivale ad aver acquistato un titolo di stato dematerializzato, cioè elettronico, che però non fluttua sui mercati finanziari e quindi ha un valore stabile e garantito nel tempo.

I conti di risparmio sono in pratica molto simili ai “buoni fruttiferi postali rimborsabili”, con la differenza che sono anche cedibili, essendo possibili pagamenti tra conti di risparmio. Le banche private potranno gestirli in remoto per conto dei clienti, in cambio di provvigioni e commissioni, come avviene oggi per la gestione dei conti titoli.

In pratica si tratta di una forma di finanziamento alternativa all’emissione di Btp o di altri titoli di stato, ma più vicina alle reali esigenze dei risparmiatori italiani, perché sono garantiti dallo Stato e non soggetti al bail-in, hanno un buon rendimento non soggetto a tassazione, difendono il potere d’acquisto del deposito e possono anche essere utilizzati come strumento di pagamento, senza la necessità di disinvestire.

Il conto di risparmio sarebbe quindi, un nuovo strumento di investimento sicuro, stabile, fruttifero e cedibile, in grado di attenuare i fenomeni inflattivi ed al contempo, di garantire stabilità nella gestione del debito sovrano e soprattutto, in grado di produrre effetti benefici per l’economia del nostro paese.

Nel suo discorso alla Camera  Meloni aveva dichiarato che “Il risparmio privato delle famiglie italiane ha superato la soglia dei 5000 miliardi di euro ed in un clima di fiducia potrebbe sostenere gli investimenti nell’economia reale”.

L’Italia ha una ricchezza finanziaria tra le più alte al mondo, se solo il 10%, pari a 500 miliardi di euro, fosse investita nei conti di risparmio anziché in titoli finanziari collocati nei mercati, non solo avremmo tutelato ed incoraggiato il risparmio degli italiani, ma avremmo anche trasformato una parte consistente del nostro debito pubblico in nuovi investimenti per il rilancio dell’economia reale e produttiva nel Paese.

Paolo Becchi e Fabio Conditi.

 

 


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