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Il Robot che accetta ordini verbali e ti serve la Coca Cola. Siamo alla “Fine della fatica” o l’inizio della crisi sociale?

on serve più programmare: basta parlare. Il nuovo umanoide MenteeBot apre scenari inquietanti per l’occupazione. Ecco perché questa acquisizione cambia tutto.

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Immaginate la scena: siete seduti in poltrona, chiedete una bibita fresca e un umanoide metallico, senza bisogno di telecomandi o righe di codice, si alza, va in cucina, riconosce l’oggetto e ve lo porta. Sembra l’utopia fantascientifica degli anni ’50, quella promessa di “liberazione dalla fatica” che avrebbe dovuto regalarci un futuro di ozio creativo. Ma siamo sicuri che il prezzo da pagare non sia l’irrilevanza economica dell’essere umano?

La notizia arriva da Israele e ha il potenziale di uno tsunami silenzioso. Mentee Robotics ha mostrato al mondo il suo MenteeBot, un robot capace di apprendere ed eseguire compiti complessi semplicemente ascoltando la voce umana e osservando. Niente programmazione, niente joystick. E proprio mentre il video faceva il giro del web, Mobileye (il gigante della guida autonoma) annunciava l’acquisizione dell’azienda per una cifra che sfiora i 900 milioni di dollari.

Non stiamo parlando di un giocattolo, ma dell’anello mancante tra l’automazione rigida industriale e la flessibilità umana. E questo cambia tutto.

L’Ordine Verbale: La Nuova Frontiera della Robotica

Il video rilasciato da Mentee Robotics è disarmante nella sua semplicità. Si vede il MenteeBot (nella sua versione V3) ricevere un comando vocale: “Prendimi una Coca Cola”.

Cosa succede dopo è “magia” tecnologica, ma terrore sociologico. Il robot:

  1. Interpreta il linguaggio naturale: Capisce l’intento, non solo la sintassi.
  2. Mappa l’ambiente: Scansiona la stanza, individua il percorso verso il bancone.
  3. Riconosce l’oggetto: Distingue la lattina giusta tra altri oggetti.
  4. Manipola la realtà: Afferra l’oggetto con la giusta pressione e lo porta a destinazione.

Tutto questo avviene grazie a un “Foundation Model” proprietario. Il sistema permette agli esseri umani di addestrare i robot esattamente come si farebbe con un apprendista umano: parlando e mostrando. La barriera d’ingresso per l’automazione crolla verticalmente. Fino a ieri, per far compiere un’azione complessa a un robot, serviva un team di ingegneri e settimane di coding. Domani, basterà il caporeparto che dice: “Sposta quella cassa dal punto A al punto B”.

Nota tecnica: L’apprendimento avviene in un ambiente simulato (Reinforcement Learning) e viene poi trasferito alla macchina reale tramite tecniche Sim2Real. In pratica, il robot ha già “vissuto” milioni di tentativi in un videogioco prima di muovere un solo bullone nel mondo reale, riducendo drasticamente tempi e costi di sviluppo.

Mobileye e la convergenza dell’Intelligenza Fisica

La mossa di Mobileye, fondata dal Professor Amnon Shashua (che è anche dietro Mentee), non è casuale. Acquistare Mentee significa ammettere una verità fondamentale: l’intelligenza necessaria per guidare un’auto nel traffico è la stessa necessaria per far muovere un umanoide in un magazzino affollato. Ecco come  avviene l’apprendimento

Entrambi i sistemi devono operare in spazi progettati per gli umani, non per le macchine. Devono prendere decisioni in condizioni di incertezza e garantire sicurezza assoluta. Mobileye porta in dote i suoi modelli matematici di sicurezza (Responsibility-Sensitive Safety), mentre Mentee offre la capacità di manipolazione e comprensione del linguaggio.

È la nascita della “Physical AI” (Intelligenza Artificiale Fisica). Se l’IA generativa (come ChatGPT) ha minacciato i lavori d’ufficio e creativi, la Physical AI punta dritta al cuore del lavoro manuale, logistico e domestico.

La fine del lavoro non è futuro, è qui fra noi

Arriviamo al punto dolente, quello che raramente troverete nei comunicati stampa entusiastici della Silicon Valley o di Tel Aviv. L’argomentazione classica degli economisti neoliberisti è la “distruzione creatrice”: le macchine tolgono vecchi lavori usuranti e ne creano di nuovi, più intellettuali.

Ma ha davvero senso economico applicare questa logica oggi?

La capacità di accettare ordini verbali rimuove l’ultimo baluardo dell’utilità umana nei lavori a bassa specializzazione: la flessibilità e la comprensione del contesto. Se un robot può apparecchiare la tavola, scaricare un camion, pulire un ufficio o servire in un ristorante semplicemente “ascoltando” gli ordini del proprietario, quale spazio rimane per l’occupazione umana non ultra-specializzata?

Ecco i problemi strutturali che si aprono:

  • Crollo della domanda aggregata: In un’ottica keynesiana, il lavoratore non è solo un costo, è un consumatore. Un robot non compra la Coca Cola che trasporta. Non va in vacanza, non paga l’IVA, non acquista vestiti. Se sostituiamo massicciamente forza lavoro umana con umanoidi a basso costo operativo, chi acquisterà i beni prodotti? L’efficienza produttiva rischia di scontrarsi con un crollo verticale della capacità di spesa delle famiglie.
  • La trappola della “facilità d’uso”: Il fatto che non serva coding significa che l’adozione sarà rapida e capillare. Non serviranno tecnici iperspecializzati per gestire questi robot nelle PMI. Basterà comprarli e parlarci. Questo accelererà l’espulsione di manodopera molto più velocemente di quanto il sistema educativo possa riqualificare i lavoratori.
  • Pressione sui salari: Anche dove il robot non sostituirà totalmente l’uomo, ne calmierà le pretese. Come puoi chiedere un aumento se il tuo “collega” di metallo costa 3 dollari l’ora (di elettricità e ammortamento), lavora 20 ore al giorno e non si lamenta mai?

Un problema sociale, non tecnologico

L’acquisizione da 900 milioni di dollari dimostra che il capitale scommette pesantemente su questo futuro. I robot Mentee sono progettati per sollevare fino a 25 kg e operare per 3 ore con una carica (sostituibile). Sono pronti per i magazzini, ma anche per le case.

La narrazione ufficiale parla di “collaborazione uomo-macchina”. Ma la storia economica insegna che la “collaborazione” dura solo finché la macchina non diventa marginalmente più economica dell’uomo. E con la possibilità di addestramento vocale, quel momento si è avvicinato terribilmente.

Il rischio concreto è una polarizzazione estrema: da un lato i detentori del capitale (chi possiede i robot e i software), dall’altro una massa crescente di individui il cui lavoro ha un valore di mercato tendente allo zero. Senza un intervento statale correttivo – che non sia la solita austerity che taglia il welfare proprio quando serve di più – o una revisione costituzionale del rapporto tra lavoro e reddito, ci stiamo dirigendo verso un cortocircuito sociale.

Il MenteeBot che ti porta la Coca Cola è un miracolo dell’ingegneria. Ma se non stiamo attenti, quella lattina sarà l’unica cosa che ci resterà in mano, mentre il salario scivola via.

Menteebot


DOMANDE E RISPOSTE

Il robot può davvero sostituire un lavoratore oggi o è solo una demo? Non è solo una demo, è un prodotto pre-industriale. L’acquisizione da parte di Mobileye per quasi un miliardo di dollari indica che la tecnologia è matura per la scalabilità. Con la capacità di sollevare 25 kg e capire istruzioni verbali, è già tecnicamente in grado di sostituire magazzinieri e addetti alla logistica, manca solo l’ottimizzazione dei costi di produzione di massa.

Perché i comandi vocali cambiano lo scenario economico? Perché abbattono la barriera d’ingresso tecnologica. Prima, l’automazione richiedeva costosi programmatori e integrazioni complesse, limitandola alle grandi industrie. Se il robot capisce il linguaggio naturale (“prendi quella scatola”), chiunque, dal piccolo imprenditore al capofamiglia, può “programmarlo”. Questo rende la sostituzione del lavoro umano immediata e accessibile anche alle piccole e medie imprese.

Quali sono i rischi per l’economia reale secondo una visione critica? Il rischio principale è il crollo della domanda interna. Se i robot sostituiscono i lavoratori, si riduce la massa salariale complessiva. Senza stipendi, le famiglie non consumano. Ci troveremmo in un paradosso di sovrapproduzione efficientissima ma senza compratori, un incubo keynesiano dove l’offerta vola ma la domanda è azzerata dalla disoccupazione tecnologica e dalla precarizzazione.

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