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Il rapporto fra ricchezza e moneta

 

Il rapporto tra ricchezza, crescita economica e sviluppo di un paese sono noti da molti anni. Eppure ci sono governi che fingono di non conoscerli e si ostinano a cercare di limitare la circolazione della valuta.

In Italia fu Monti a provarci, ma con scarso successo. Nei mesi scorsi il governo indiano ha provato a fare la stessa cosa: sono scoppiati tumulti e alla fine sono decine le persone che hanno perso la vita per chiedere la libera circolazione della moneta.

Ora è la volta del Venezuela. Il Presidente Maduro ha deciso di adottare (ma sarebbe meglio dire imporre) lo stesso programma utilizzato dal primo ministro indiano Modi e ha annunciato il graduale ritiro della valuta più largamente diffusa (100 bolivar, dal valore di 3 cent di dollaro) entro le successive 72 ore. La motivazione ufficiale è sempre la stessa (anche Monti disse che era per questo motivo che voleva ridurre la circolazione del contante): ridurre i commerci illeciti e il traffico in valuta. Maduro ha avvisato i cittadini che non sarà permesso far rientrare dall’estero le vecchie banconote da 100 Bolivar per scambiarle con la nuova valuta. Per tentare di stroncare il contrabbando di valuta, da parte di quelle che lui chiama “mafie”, il premier ha anche detto che chiuderà per 72 ore la frontiera con la Colombia, e poi con il Brasile fino al 2 gennaio.

Due le conseguenze della nuova norma (oltre alle ormai consuete proteste inascoltate, specie considerando che la decisione è stata presa proprio alla vigilia delle festività natalizie). Entrambe altrettanto sorprendenti.

La prima è stato il decollo di diversi aerei contenenti casse con banconote nuove provenienti dalla capitale svedese di Stoccolma per un totale di 60 milioni di unità. Nessuno ha saputo dire cosa ci facessero così tante banconote venezuelane nei caveau svedesi. Specie considerando che questa “giacenza”, se sommata a fenomeni analoghi in altri paesi, potrebbe essere una delle spiegazioni della crisi che attraversa il paese.

Una crisi e questo è il secondo aspetto sorprendente della vicenda è che la decisione del presidente arriva lo stesso giorno in cui la Reuters ha diffuso la notizia che molte famiglie avrebbero cominciato a dare in adozione i propri figli non potendo più mantenerli. Nel paese i prezzi di molti beni di prima necessità sono saliti vertiginosamente rendendo impossibile la sopravvivenza. Per questo motivo molte famiglie hanno cominciato a chiedere ad altri di prendersi cura dei propri figli: a volte ai vicini, altre volte a semplici estranei.

“Preferisco che mia figlia venga accudita da un’altra famiglia, evitando così che finisca sulla strada e si prostituisca, si droghi o peggio muoia di fame”, ha detto una di queste mamme. Molti sono i bambini che vengono affidati agli orfanatrofi o ad enti di beneficenza.

Tanti, troppi, però, finiscono per strada. Con conseguenze facilmente immaginabili: lo scorso mese la stampa locale ha diffuso la notizia del ritrovamento del cadavere di un bambino in un sacco in una zona relativamente ricca di Caracas e di un altro di appena un anno abbandonato in una scatola di cartone nella città di Ciudad Guayana.

Sono queste le conseguenze di decisioni economiche e finanziarie azzardate o sbagliate e di una profonda recessione che unita ad un’inflazione ormai alle stelle ha fatto lievitare il livello di povertà. Una situazione che con il calo del prezzo del petrolio (il Venezuela possiede enormi riserve di “oro nero”), non potrà che peggiorare nei prossimi mesi.

“Il motivo principale che spinge due genitori a separarsi dai loro figli è la mancanza di cibo”, ha detto Maria Salas, direttrice di un piccolo centro che fornisce assistenza sociale. “I genitori vengono qui a piangere”, ha raccontato uno degli assistenti sociali di un centro situato nello stato di Sucre, dove sorge una delle tante baraccopoli, che ha raccontato “il dolore dei genitori, quando vengono qui e ci dicono che non possono più occuparsi del loro bambino”. Ma con l’aggravarsi della crisi anche gli aiuti pubblici par i centri di prima accoglienza spesso mancano, rendendo la situazione ancora più grave: ai numerosi casi di malnutrizione recentemente si sono aggiunti casi di bambini ricoverati per la scabbia.

C.Alessandro Mauceri

 

 

 

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