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IL RACCONTO DEL BRAND PER IMMAGINI (di Romina Giovannoli)

In un mondo dove la comunicazione è veloce, frammentaria e decontestualizzata, le immagini sono diventate un veicolo potente per la diffusione di messaggi. Un’immagine parla un linguaggio universale, comprensibile a tutti, racconta, descrive ed emoziona chi la osserva. Inoltre, con la diffusione dei social media per la condivisione di immagini come Pintarest, SlideShare, Instagram, Flickr, Tumblr siamo entrati in un’era visiva. Così, per le aziende è diventato imprescindibile il ricorso al visual storytelling per instaurare un legame forte di tipo emozionale con i potenziali clienti. Per attirare l’attenzione dei consumatori devono introdurre nella strategia di marketing un approccio visivo tenendo conto del fatto che i consumatori contribuiscono anche loro alla produzione e diffusione di messaggi raccontando storie.

L’utilizzo strategico delle immagini è indispensabile anche nel mondo della promozione online; infatti l’uso promozionale di immagini UGC autentiche, quotidiane e naturali mettono i brand nei panni degli utenti aiutandoli a parlare, raccontare e rappresentare il mondo come lo vivono e lo immaginano loro. Un sito web con immagini grandi, ad alta risoluzione ed evocative riesce a colpire e stimolare i sensi dell’utente generando in lui un’emozione.

Un’azienda per non urtare la sensibilità dei clienti a cui l’immagine è rivolta, quando sceglie le immagini, deve considerare come viene percepita da loro, per cui deve presentare sui siti e sui social network dei modelli universali che l’utente già conosce. Nello stesso tempo le immagini devono essere rilevanti e pertinenti e raccontare il mondo che circonda gli utenti; quindi è importante conoscere il proprio pubblico di riferimento per capire gli interessi e le preferenze.

Un ottimo visual storytelling deve essere autentico, avere una rilevanza culturale, veicolare valori genuini e contenere archetipi precisi, personaggi che rappresentano caratteristiche chiare, per facilitare l’orientamento dello spettatore nella storia. In poche parole deve esserci: il cattivo, il buono, la fanciulla da salvare, il drago da sconfiggere. Tutto ciò richiede una strategia di content marketing e una strategia che studia il target per individuare i contenuti giusti che fanno raggiungere i risultati. Per concretizzarlo:

  • è necessario un logo accattivante e una solida brand identity;
  • le foto e i video non devono essere usati dall’azienda soltanto per vendere il prodotto, ma per presentarsi al consumatore e per mostrare cosa può offrire in modo nuovo e coinvolgente;
  • i brand per ottenere risultanti devono produrre contenuti di qualità tenendo presente che gli utenti apprezzano le immagini e i video che sono originali, interessanti e ben confezionati.

Il social network per eccellenza del visual storytelling è Instagram. Su Instagram si possono pubblicare immagini, sia dinamiche e statiche, condividere video (fino a 60 secondi) e formati dinamici come boomerang: immagini animate che si possono realizzare mediante l’app dedicata, realizzata dal social stesso. Inoltre questo strumento rende semplice postare immagini belle grazie ai filtri che mette a disposizione. A tutte queste funzioni si è aggiunta, in questi giorni, un’altra funzione chiamata Reels che permette di creare una serie di clip da 15 secondi per volta o tutte insieme a cui è possibile aggiungere effetti e suoni per valorizzare la post produzione delle normali storie oppure caricare video dalla propria gallery.

Instagram non è una piattaforma adatta a tutti i brand. Se il business presenta un’anima molto estetica (ad esempio appartiene al mondo dei viaggi, del cibo, dell’arte o della moda), Instagram sarà un canale che permette di valorizzare quello che si vuole dire; invece se si tratta di un settore che ha poco di visuale come ad esempio un’azienda che fa viti e bulloni o impianti di condizionamento bisogna chiedersi se si ha una storia da raccontare che si può sviluppare con un racconto dall’impatto visivo molto interessante. Se non è così, Instagram non è il canale giusto.

L’aspetto visivo della comunicazione richiede ai brand per emergere dalla massa dei contenuti un grande sforzo creativo.

Romina Giovannoli


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