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Il protezionismo rafforza la nazione

Interessante Guest Post da Freedonia di Gary North, proposto da Francesco Simoncelli alias Johnny Cloaca.

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Probabilmente l’errore concettuale più promosso dai difensori dei dazi è questo: “I dazi sono un bene per la nazione.”

I dazi, essendo imposte sulle vendite, sono una manna per lo stato, ma non per la nazione. Nella migliore delle ipotesi sono meno peggio di una tassa progressiva sul reddito. Ma dal momento che entrambi sono in vigore, i dazi non sono un beneficio per la nazione.

Se i difensori delle imposte sulle vendite se ne uscissero con una frase simile, la gente probabilmente li liquiderebbe in una manciata di secondi: “Una tassa supplementare sulle vendite è un bene per la nazione.” Certo, le persone che si considerano membri del Tea Party non vogliono un aumento delle tasse. Non considerano le tasse come un beneficio per la nazione.

Le persone che considerano i dazi una manna per la nazione, sono letteralmente incapaci di fare un ragionamento deduttivo dal punto di vista economico. Questa tesi è stata utilizzata dai mercantilisti fin dal tardo XVII secolo. The Wealth of Nations di Adam Smith è una confutazione della posizione mercantilista. Tuttavia, le persone che sono incapaci di seguire una linea di argomentazione economica, e che diventano patriottiche quando sentono la parola “nazione,” puntano a promuovere i dazi. Pertanto, la combinazione di un patriottismo ignorante ed un’analisi economica ignorante produce la seguente affermazione: “Il protezionismo è un bene per la nazione.”

PROTEGGERE L’INEFFICIENZA

I dazi sono una manna per i produttori nazionali che non sono in grado di competere con i produttori stranieri. Rifiutano profondamente la concorrenza, ma per loro è difficile fare in modo che il Congresso tassi i loro concorrenti nazionali. Quindi cercano di ottenere quello che possono: imposte sulle vendite di merci importate.

L’insidia dei dazi è che l’uomo medio non capisce che rappresentano imposte selettive sulle vendite. Inoltre, non capisce che rappresentano un costo per lui. Il principale beneficiario sarà un’impresa nazionale che ora può mantenere alti i suoi prezzi, in quanto non permette la concorrenza estera sui prezzi. E’ un grande affare per il soggetto protetto, ma quest’ultimo impiega pochi lavoratori rispetto al numero complessivo di persone che devono pagare denaro aggiuntivo per comprare le merci importate a cui viene applicata un’imposta sulle vendite, o che devono pagare di più per beni prodotti in patria.

I difensori dei dazi credono che un uomo con un distintivo ed una pistola che minaccia il consumatore sia un bene per la nazione. E’ un vantaggio per lo stato. E’ un vantaggio per i burocrati che riscuotono l’imposta. E’ un vantaggio per i capitalisti clientelari che eleggono i politici che a loro volta approvano i dazi. L’americano medio paga di più per quello che compra, ed è lui il perdente.

MOLTI PERDENTI, POCHI VINCITORI

Il problema è datato. Il costo della tassa coinvolge un gran numero di persone, ma il vantaggio si concentra su un piccolo numero di persone. Pertanto è nel loro interesse spingere i politici ad approvare una legge che vada a loro vantaggio, presumendo che la popolazione non capisca costa stia accadendo. Il prezzo di organizzarsi politicamente contro una specifica tassa è alto, perché chiunque si mobilita deve spiegare causa-effetto economico al cittadino medio (relazione non compresa dalla maggior parte della gente).

Il costo di istruire gli elettori è alto. Il costo della corruzione del Congresso è basso. “Tangente” = soldi pagati in anticipo per i servizi politici resi.

Questo è un vantaggio enorme per le aziende nei settori protetti, perché non capiscono causa-effetto in economia. Comprendono il vantaggio derivante da un’imposta sulle vendite perché possono mantenere alti i prezzi al dettaglio. Quindi, vi è una distribuzione asimmetrica delle informazioni. Le persone che ottengono benefici attraverso la coercizione statale comprendono il rapporto tra i dazi ed i loro profitti. Le persone su cui va a pesare la legislazione a favore dei dazi non capiscono la natura di causa-effetto in economia. Il costo è ampiamente distribuito su tutta la popolazione. Essa non percepisce la tassa, e quindi non vi si oppone.

La concorrenza sui prezzi è fondamentale per la libertà. Se due persone trovano un accordo ad un prezzo considerato reciprocamente vantaggioso, i venditori esclusi che vorrebbero entrare nell’affare, ma i cui prezzi sono troppo alti, scoprono che possono fermare l’affare se persuadono il governo nazionale affinché approvi dazi o quote d’importazione.

Le quote d’importazione non sono un bene per il governo. Non riscuote denaro. Una dazio avvantaggia il governo e anche quelle industrie che avrebbero dovuto affrontare la concorrenza estera.

I perdenti sono quelli che pagano di più i loro beni, per i quali avrebbero preferito pagare di meno. Ma qualcuno con un distintivo ed una pistola ha minacciato un importatore affinché pagasse l’imposta. Potrebbe trasferire l’aumento dei prezzi ai consumatori. I produttori nazionali sperano che lo faccia. Ciò significa che potranno a loro volta aumentare i prezzi, riempirsi le tasche e non essere incolpati di aver usato la coercizione per fermare un scambio volontario. Ma i consumatori possono decidere di non pagare il prezzo più alto. La persona che vende i beni importati accumulerà perdite. Anche questo piace ai produttori nazionali.

IL SUD NON COSI’ INAMOVIBILE

Nel sud degli Stati Uniti, prima della guerra civile, i politici comprendevano cosa comportassero i dazi per il settore agricolo. In ogni caso, lo capirono dopo la Guerra del 1812. Prima di questa guerra, il principale uomo politico e teorico politico del sud, John C. Calhoun, era un grande sostenitore dei dazi — un “nazionalista.” Ma agli esportatori di cotone non piacevano i dazi, perché dovevano importare beni dalla Gran Bretagna. Dovevano pagare un prezzo supplementare per farlo. Calhoun fu un grande difensore del sud dopo il 1812. Fu un grande avversario dei dazi. Si oppose “all’abominio dei dazi” nel 1828.

A nord, i Whig e poi i repubblicani furono dei grandi sostenitori dei dazi. Pensavano dovessero proteggere le industrie nascenti, come ad esempio l’industria siderurgica avvolta nelle fasce della politica. Si assicurarono che i dazi fossero alti, perché comprendevano che a rimpinguare le casse del governo federale sarebbero stati gli agricoltori del sud.

Ciò che è assolutamente sorprendente è che ci sono persone che si considerano difensori della tradizione del sud, e che sono anche grandi sostenitori dei dazi. Sono sostenitori del sistema progettato da Alexander Hamilton, Henry Clay, William “Pig Iron” Kelly ed Abraham Lincoln per succhiare la ricchezza del sud. Come disse Lincoln nel suo primo discorso inaugurale: “Il potere a me affidato sarà utilizzato per contenere, occupare e possedere la proprietà ed i luoghi appartenenti al Governo e per riscuotere i dazi e le imposte; ma al di là di ciò che può essere necessario per raggiungere questi obiettivi, non ci sarà nessuna invasione, nessun uso della forza contro o tra la gente.” Ma il sud disse di no — no ai dazi. Lincoln lo invase. Prevalsero le pistole ed i distintivi. Questo fu il canto degli invasori: “Father Abraham has many guns. Many guns has Father Abraham. I have one of them, and so do you. So, let’s march to the sea!”

Chi si butta politica si ritrova strani compagni di letto; anche chi ama il protezionismo.

CONCLUSIONE

Riflettete su questi slogan politici.

  1. Non esistono pasti gratis.
  2. Segui il denaro.
  3. Chi paga?
  4. Chi vince? Chi perde?
  5. Chi? Da chi?

I dazi sono imposte selettive sulle vendite di merci importate. Il cliente paga di più i beni importati ed i prodotti nazionali concorrenti. I dazi premiano i produttori di beni domestici che non possono offrire affari paragonabili a quelli offerti dagli importatori.

I perdenti spingono il Congresso a sgunizagliare persone con distintivi e pistole per minacciare gli importatori: “Sono qui in nome della nazione. Sgancia i soldi.”

(Per le risposte ad altre difese altrettanto ridicole del protezionismo, cliccate qui: http://johnnycloaca.blogspot.it/search/label/WTO )

[*] traduzione di Francesco Simoncelli

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