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Il PIL potenziale, NAIRU e NAWRU: incongruenze e forzature nei metodi utilizzati dal governo della UE.

 

 

Normalmente le politiche fiscali e monetarie di uno stato sovrano hanno come obiettivo il raggiungimento della “Piena occupazione”, cioè di quel livello di disoccupazione minimo oltre il quale non viene accesa una dinamica inflazionistica. Nel modello classico economico esiste un livello  occupazionale oltre il quale si sviluppa una dinamica attiva e crescente degli stipendi che conduce all’inflazione, cosa mai desiderata, se eccessiva, e che indica un “Surriscaldamento” dell’economia.

Questo avviene nelle economie normali, non nell’area Euro dove, per motivi squisitamente politici, si è preferito  giocare tutta la politica monetaria  solo sul controllo dei prezzi, lasciando che fosse una parziale e castrata politica fiscale, fra l’altro non coordinata fra i singoli stati, ad occuparsi del raggiungimento della piena occupazione, quasi che la moneta non fosse un elemento di un sistema economico e come se i singoli stati fossero agenti identici, senza particolarità proprie, senza unicità, e giocassero tutti sullo stesso livello. I risultati si sono visti: le non risolte incongruenze fra i vari sistemai economici, le diverse condizioni di partenza, le diverse politiche fiscali il tutto unito ad una politica monetaria “One size fits all” hanno portato ad una prima crisi monetaria nella’rea euro, nel 2010, 2011 risolta solo da un pesante intervento della BCE, e provocheranno la prossima, forse definitiva, crisi al termine del QE.

Nell’assegnare le linee guida alle politiche economiche  dei singoli paesi in sede europea, invece di agire  in modo attivo sino a quando non si riveli di aver raggiunto il limite inflazionistico,  si utilizzano dei concetti astratti di NAIRU e di NAWRU, cioè di “Not accelerating inflation rate of unemployment” e di “Not accelerating wages rate of unemployment”, tradotto “Tasso di disoccupazione che non accelera l’inflazione” e “Tasso di disoccupazione che non aumenta le paghe”. Per spiegarla ai non iniziati all’economia burocratica si tratta di calcolare a priori, con metodi statistici di carattere statico o basati su funzioni di produzione, il tasso di disoccupazione obiettivo della politica economica, evitando quindi di arrivare ad un livello che possa far partire l’inflazione. Un po’ come se guidando una macchina, calcolassimo in modo matematicamente perfetto la velocità massima a cui percorre le cure invece che affidarci alle sensazioni di guida trasmesse dal volante. Questo discorso poi introduce anche il concetto di “Output gap” , cioè di differenza fra PIL attuale e PIL raggiungibile a livello di massima occupazione con il concetto del NAWRU.

Il problema è proprio nel concetto di calcolo statistico e di metodi utilizzati: infatti, come rivelato da un interessantissimo studio che condusse anni fa un’economista del MEF, il metodo utilizzato dalla UE per questo calcolo presenta dei problemi nel calcolo del PIL massimo di un sistema economico, e quindi della disoccupazione minima, che riprendiamo:

  • l’incertezza delle stime, sia ex-ante sia ex-post, del PIL potenziale è aumentata dall’inizio della crisi finanziaria, in buona parte come conseguenza della maggiore incertezza sulle previsioni del quadro macroeconomico sottostante;
  • le revisioni delle stime dell’output gap (cioè della differenza fra PIL potenziale e PIL effettivo)  sono molto ampie, di dimensione paragonabile al livello stesso dell’output gap stimato, rendendo la stima praticamnete inutile;
  •  l’ampiezza delle revisioni è maggiore in Paesi come Italia e Spagna dove la contrazione del prodotto è stata più persistente;
  •  le revisioni della stima dell’output gap dipendono sia da revisioni delle previsioni sulla dinamica del prodotto effettivo (aumentate negli anni recenti) sia da revisioni della stima del prodotto potenziale;
  • le revisioni della stima del prodotto potenziale sono spiegate in buona parte dalla stima del contributo del fattore lavoro, in particolare del tasso di disoccupazione strutturale (NAWRU);
  •  il confronto tra le stime della Commissione e quelle dell’OCSE mette in rilievo la particolare sensibilità, in questa fase, della stima del NAWRU a ipotesi metodologiche come quelle sulle aspettative di inflazione;

Trovate queste osservazioni in una nota dell’Ufficio Parlamentare del Bilancio. Potremmo poi aggiungere anche delle altre osservazioni che rendono il discorso del NAWRU ancora più incongruente:

  • la dinamica salariale dovrebbe dipendere dalle condizioni iniziali del sistema economico stesso, perchè se una sostanziale stabilità può essere un elemento desiderabile per i sistemi economici europei più avanzati, questo non lo è affatto per quelli più svantaggiati;
  • l’applicazione del NAWRU porta ad un sostanziale congelamento dello status quo dal punto di vista delle remunerazioni reali;
  • infine tutto è legato alla definizione del concetto di disoccupazione, perchè se questa è considerata con metodi restrittivi, come avviene attualmente da parte degli istituti statistici, senza considerare i fenomeni di sottoccupazione e di non accesso attivo al mercato del lavoro, avremo una sottovalutazione fortissima del NAWRU, che invece dovrebbe essere valutato tenendo conto di TUTTO il potenziale lavorativo.

Sull’ultimo punto è molto corretta la volontà, solo apparentemente provocatoria, di “Forzare” l’iscrizione di una fetta degli inattivi alle  liste di collocamento aumentando quindi la disoccupazione e quindi l’Output Gap, ottenendo una teorica maggiore flessibilità sui conti. Allo stesso modo sarebbe giusta una profonda revisione del sistema di rilevazione dell’occupazione da parte dell’ISTAT ritenendo effettivamente occupato chi percepisce una paga monetaria minima di sussistenza mensile, non chi, fortunosamente o casualmente, svolge un pugno, letteralmente, di ore di lavoro in un mese.

In realtà tutta lo costruzione del NAWRU e dell’output gap potrebbe essere definita, seguendo Hayek “The Pretence of Knowledge”, cioè la pretesa di essere dei Dominus assoluti delle regole dell’economia e quindi di poterla comandare a bacchetta, quasi come se l’economia fosse una scienza esatta come la fisica newtoniana. Peccato che i valori dell’economia sono legati alle valutazioni che ne dà l’uomo, a standard decisi da menti politiche, per cui la definizione delle singole variabili, dalle funzioni di produzioni al concetto di disoccupazione, non sono dati perfetti, presi dall’esterno, come la velocità di un corpo e la sua accelerazione, ma dipendono dalle decisioni del misuratore e quindi possono, anzi devono, essere sottoposti ad una profonda discussione. Personalmente ritengo che questi costrutti artificiali siano in realtà pericolosi ed abbiano come finalità esclusivamente la limitazione, per vincoli esterni di carattere politico, della capacità di sviluppo dell’Italia. Altrimenti sarebbe sufficiente fissare un limite all’inflazione “Core”, in senso stretto, di un paese e lasciare libera la sua politica fiscale sino al raggiungimento dell’obiettivo.

Per terminare (ed aggiungere dei grafici, perchè se non si può dubitare che sia stato io a scrivere questo pezzo….) vediamo che il concetto di PIL potenziale  vari tantissimo nel corso degli anni e a seconda dei metodi di calcolo utilizzzati:

Vediamo la Grecia:

E la Spagna:

Non è un po’ strano che il PIL potenziale tenda a seguire spesso pedissequamente il PIL reale ? Non è strano che il nostro PIL Potenziale sia inferiore, soprattutto nei calcoli dell’Unione, a quello del 2008? Abbiamo dimenticato come si lavora ? Oppure semplicemente il PIL potenziale è una misura spuria che non tiene conto della possibilità di riattivare la forza lavoro o della capacità produttiva potenziale inespressa ?

 

Un’ultimissima osservazione: e se il NAWRU fosse completamente falso per la crescita di produttività potenziale derivante dalla robotizzazione dei processi produttivi? La ricaduta dell’alta meccanizzazione sulla produttività è elevatissima, ma si esplica solo al crescere della domanda: un impianto che impiega 1 persona per fare 1000 scarpe ne impiega sempre una per farne 100. Tutto il calcolo del PIL potenziale è solo aria fritta perchè non può assumere la velocità della crescita della produttività POTENZIALE per avanzamento tecnologico che si esplica SOLO quando la domanda per lo stesso diventa effettiva.

 

 


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