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Il piano di Salvini per conquistare Trump di Massimiliano Lenzi.

Salvini first in the United States of America? Prima Salvini pure in Usa? Ah saperlo, come scriverebbe il sagace Roberto D’Agostino sul suo sito, Dagospia. Di certo Matteo Salvini sta guardando a Donald Trump.

Ed in queste ore, mentre noi stiamo scrivendo questo articolo negli Stati Uniti, Guglielmo Picchi, sottosegretario agli Esteri della Lega, sta incontrando la politica Usa che conta. Roba seria, Camera, Senato e Wall Street. Un viaggio preparatorio, cominciato il 13 di gennaio con lo sbarco in Usa del parlamentare leghista e sottosegretario agli Esteri, Guglielmo Picchi, che dovrà chiudersi poi il 27 ed il 28 di febbraio prossimi, con l’arrivo in America di Matteo Salvini (Picchi, lui rientrerà in Italia il 17 gennaio) in occasione della CPAC, acronimo inglese della Conservative Political Action Conference del 2019, ovvero la conferenza annuale dei conservatori americani.

Un evento presieduto nei periodi d’oro dei Repubblicani al Governo ed al Potere, da gente come Ronald Reagan e George W. Bush. Quest’anno, in febbraio, dovrebbero esserci all’evento della CPAC, Donald Trump, il vero simbolo dei politici sovranisti globali, e Salvini che in quei due giorni di fine febbraio potrebbe incontrare il Presidente Usa. Sì, perché nel Governo Conte grillo-leghista, in sella ormai da sei mesi e passa, si è consumata a modo suo una anomalia non di poco conto: il Governo populista italiano si è scordato, a lungo, troppo, di Donald Trump, degli Usa e del Governo populista americano.

Che non è proprio come scordarsi dei governanti dell’Ontario in Canada o di chi comanda in Uzbekistan (con tutto il rispetto per entrambi, l’Ontario e l’Uzbekistan). Ecco quindi che in queste ore il viaggio del leghista e sottosegretario Picchi, una missione politica individuale la sua, ovvero nell’ambito delle deleghe da Sottosegretario ma non ufficiale (al punto che Picchi si è pagato di tasca sua il viaggio in classe economica) assume il valore diplomatico di una esplorazione, in vista dell’arrivo in Usa, a fine febbraio, di Salvini. Sì, d’accordo, ai primi di gennaio il Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, del Governo Conte, ha compiuto il suo tour americano ma la linea di Salvini sembra dare un due di Picchi al viaggio del Ministro degli Esteri italiano creando una politica estera leghista che va oltre la premiership di Conte.

Vediamo dunque l’agenda Picchi, di questi giorni, oltre Oceano. Cena con Giuliani. Incontro con Tessler, del Dipartimento di Stato che si occupa delle politiche verso l’Iran. Cena con i donatori dei Repubblicani. Incontro al Pentagono sul tema della difesa. Vertice con il senatore repubblicano Wicker. E ancora: appuntamenti con i think tank come l’Heritage, l’Atlantic Council e il Center For New American Security. Senza contare il resto: cena con la Lockheed Martin Corporation e poi incontri alla Camera dei rappresentanti americana e con gli investitori a Wall Street. Con una puntatina ad Washington DC e poi un incontro con Larry Kudlow alla Casa Bianca, il consigliere economico del Presidente americano Donald Trump.

Insomma, il viaggio americano di Picchi segna un calendario   significativo nella politica estera di Salvini e della Lega. Un’attenzione, quella per gli Stati Uniti di Trump, che il leader della Lega manifesta da tempo, anche se i principali media sembrano molto più attenti ai suoi rapporti con la Russia di Vladimir Putin che ad Washington.

Nel novembre scorso, Armando Siri, sottosegretario leghista al ministero delle Infrastrutture ed uomo del vicepremier Matteo Salvini per le questioni economiche fece pure lui una puntatina negli States. Venne ricevuto alla Casa Bianca, dove incontrò alcuni dei più stretti collaboratori di Donald Trump, tra cui il consigliere economico Larry Kudlow, lo stesso che vedrà Picchi in queste ore. “Abbiamo parlato della situazione in Italia e non ho visto particolare preoccupazione, bensì un grande interesse e una grande curiosità per il nuovo corso”, spiegò allora Siri. “Un grande interesse per quello che stiamo facendo e soprattutto per il taglio delle tasse che vogliamo attuare.  Ho illustrato quali sono le misure nella manovra che costituiscono l’antipasto di un progetto fiscale piùambizioso, e ho avuto la conferma di una enorme attenzione rivolta all’Italia come centro del cambiamento in Europa”.

In questi giorni la visita di Picchi, molto attenta agli aspetti diplomatici, oltreché politici ed economici, conferma il lavoro della Lega per creare un canale preferenziale con gli Usa: “Salvini first”. In fondo, prima gli americani e prima gli italiani, sono una politica simile di due Paesi da sempre, almeno dal Secondo dopo Guerra, destinati ad essere alleati. Perché non approfondire dunque. Come ripeteva Nelson Rockefeller, repubblicano, vicepresidente Usa e sindaco di New York,l’America non è solo una potenza, è una promessa. Non è sufficiente che sia straordinariamente forte, deve essere anche esemplare”. Che poi, vista dall’Italia, questa storia fa venire alla mente quello che diceva Nando (interpretato da un sapido Alberto Sordi), protagonista del film “Un americano a Roma”: “Amici, ci abbiamo l’asso nella manica”. Speranza First. La speranza prima di tutto.  

Massimiliano Lenzi, Il Tempo 15.1.19


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