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Il paradosso del vento tedesco: quando l’ideologia Green ignora la fisica (e il portafoglio)

La Germania progetta 2000 nuove turbine eoliche nel Sud del Paese, ma c’è un grosso problema: manca il vento. Un piano da miliardi di euro che premia l’inefficienza a colpi di sussidi e minaccia la competitività della grande industria tedesca.

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La politica energetica tedesca, un tempo lodata come modello di avanguardia, sembra aver imboccato una strada dove la logica economica e le leggi della fisica faticano a incontrarsi, ma l’ideologia continua a dettare l’agenda. L’ultimo annuncio del Ministro dell’Ambiente, Carsten Schneider, riguardante l’installazione di 2000 nuove turbine eoliche, solleva interrogativi profondi non solo sulla gestione dei conti pubblici, ma sulla razionalità stessa della transizione energetica.

Il piano prevede di attirare investitori nel sud della Germania, una regione nota ai meteorologi per essere un’area a “basso vento”. In un mondo regolato dal buon senso si installerebbero pale eoliche dove le correnti d’aria sono forti e costanti, ma nella politica tedesca odierna si preferisce sussidiare l’inefficienza per oscuri scopi “geopolitici” e per tappare le falle di una rete elettrica strutturalmente inadeguata.

L’inefficienza certificata dagli esperti

Il programma di protezione del clima 2026, presentato in pompa magna dal governo federale, non ha superato l’esame del Consiglio di Esperti per le Questioni Climatiche. I cinque saggi si sono trovati davanti a un documento di quasi 300 pagine inviato in grave ritardo e frammentato, rendendo impossibile una revisione organica.

Le critiche degli economisti non lasciano spazio a interpretazioni:

  • Mancanza di un concetto globale: non è minimamente chiaro come le 90 misure singole si integrino tra loro.
  • Assenza di dati finanziari: non vi è traccia di analisi costi-benefici, o di come queste misure incideranno sul già teso bilancio dello Stato.
  • Silenzio sugli impatti sociali: il ministero ha evitato accuratamente di quantificare l’onere reale che ricadrà su famiglie e imprese a causa di questi investimenti incerti.

Il “Correttore”: pagare di più chi produce di meno

Il punto più surreale della vicenda riguarda il meccanismo di incentivazione previsto dalla legge sulle energie rinnovabili (EEG). Per convincere le aziende a costruire in Baviera o nel Baden-Württemberg, dove le folate sono rare, il governo utilizza un vero e proprio “fattore di correzione“.

In sintesi: meno il sito è produttivo, più alto è il sussidio garantito. Se un sito ha una qualità del solo 50% rispetto allo standard ottimale, la legge prevede che riceva una remunerazione superiore di 1,55 volte rispetto ai parchi eolici situati sulla ventosa costa del Mare del Nord.

Posizione dell’impiantoQualità del sitoMoltiplicatore del sussidioCosto stimato per kWh
Costa del Nord100%1,00~7,25 cent
Sud Germania (Schwachwind)55%1,42 – 1,5510,3 – 11,2 cent

Con questa logica di sussidi si costruirebbero turbine eoliche anche nelle stanze chiuse, per sfruttare le correnti che si generano quando si parono le porte, perché, intanto, paga qualcun altro.

Questi costi rendono l’energia eolica del sud letteralmente insostenibile per l’industria tedesca, che da tempo implora prezzi dell’elettricità intorno ai 6 centesimi per restare competitiva a livello globale, ma che si trova ad affrontare oneri quasi doppi prima ancora di calcolare i pesanti costi di rete e di stoccaggio.

Disperazione energetica e distorsione del mercato

Perché il Ministro Schneider insiste su questa strada rovinosa? La motivazione ufficiale è la “sicurezza nazionale”, ma l’idea di sostituire le importazioni di gas con una produzione interna tecnicamente inefficiente somiglia molto a un atto di disperazione. Le rinnovabili vengono definite con enfasi “energie di libertà”, ma questa libertà rischia di avere un prezzo letale per la competitività del Paese. Tra l’altro esistono altre rinnovabili, come il geotermico e l’idroelettrico, che garantirebbero ritorni certi nelle Alpi tedesche e in Baviera, ma vengono ignorati.

La scelta di ignorare i rendimenti reali per inseguire agende puramente politiche crea una grave distorsione del mercato. Drenare miliardi di euro di risorse pubbliche per forzare l’installazione di turbine in aree non idonee è l’esatto opposto di una politica industriale razionale. Mentre Schneider (SPD) si aggrappa al feticcio dei sussidi a pioggia, la Ministra dell’Economia Katherina Reiche (CDU) propone un approccio decisamente più lucido: eliminare le compensazioni per chi immette energia in reti del nord già sovraccariche, spingendo gli investitori a sud assumendosi il rischio d’impresa, ma senza pesare ulteriormente sulle tasse dei cittadini.

Senza una netta correzione di rotta verso il realismo economico, le 2000 nuove turbine bavaresi diventeranno presto giganteschi monumenti all’ostinazione burocratica, girando pigramente in attesa di un vento che non c’è, mentre la locomotiva d’Europa continua a perdere inesorabilmente velocità.

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