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Il nuovo libro dei sogni dell’Unione Europea è l’Agenda 2030 (di Lisa Taddei)

 

 

Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad una martellante e incessante propaganda in favore dell’ecologismo.

L’Unione Europea ha posto come obiettivo nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile ben 17 punti, cd. “obiettivi” che sembrano estrapolati dal libro dei sogni.

Come tutti i sogni, anche quelli riportati nell’Agenda 2030 non tengono conto della concreta fattibilità degli obiettivi prefissati; basti pensare alla attuabilità della fine alla povertà nel mondo, al diritto alle cure mediche, l’acqua e la crescita economica di tutti gli abitanti del pianeta, la lotta al cambiamento climatico.

A rompere l’incantesimo dell’Agenda 2030 è stato un articolo pubblicato sul quotidiano tedesco Handelsblatt il 7 agosto scorso che ha analizzato la fattibilità della riduzione dall’80 al 95 per cento delle emissioni di gas serra in Germania entro il 2050.

Il quotidiano riporta le dichiarazioni di Oliver Geden, esperto di clima della Foundation Science and Politics (SWP), il quale afferma che nessuno conosce i costi per arrivare a ridurre le emissioni del 95 per cento; inoltre lo studio condotto dal Boston Consulting Group (BCG) e Prognos intitolato “Climate Change Paths for Germany” affermano che la riduzione delll’80% è facile da realizzare, ma il 95% rappresenta il limite della prevedibilità tecnica e dell’accettazione sociale.

Lo studio sul “Climate Paths” sostiene che per raggiungere la soglia del 95 per cento vi devono essere ben quattro quinti di auto elettriche in circolazione, l’80 per cento degli edifici dovrebbero essere dotati di standard di efficienza energetica, la triplicazione dei sistemi fotovoltaici rispetto agli attuali, l’adozione di carburanti sintetici che non impattano sul clima, la nutrizione dei bovini nutriti con pillole per ridurre l’emissione degli animali, la CO2 rimossa dall’atmosfera e immagazzinata nel sottosuolo, ecc.

Lo scenario apocalittico sopra descritto non solo ha elevati costi economici e sociali, ma altresì si pone in contraddizione con gli altri obiettivi dell’Agenda 2030: l’alimentazione dei bovini con delle pillole è inconciliabile con l’obiettivo 2 del programma europeo che si prefigge “raggiungere la sicurezza alimentare”; evidentemente la vicenda della mucca pazza non ha insegnato nulla.

Dotarsi di un’auto elettrica e di una abitazione a basso impatto energetico comporta dei costi insostenibili che incentivano la povertà, in contrasto con l’obiettivo 1 che prevede di “porre fine ad ogni forma di povertà”.

La feroce propaganda della causa ambientalista, che non ha mai applicato in concreto il principio “chi inquina paga” contenuto nella direttiva 2004/35/CE sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, si sta trasformando in una sorta di fanatismo che in favore delle imprese cd. green e del mondo della finanza condannerà la popolazione alla povertà.

Lisa Taddei


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