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Il nucleare italiano ripartirà dalla fusione nucleare? Le parole della Meloni e i fatti

Il Presidente del Consiglio italiano parla di fusione nucleare e dell’utilizzo di questa energia pulita per il futuro. Ma a che punto sono la ricerca e la sperimentazione in Italia ?

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Durante il convegno “La scienza al centro dello stato“, promosso dall’Italian Scientists’ Association (ISS, chissà perché non chiamarla Associazione italiana degli scientisti) .

Cosa ha detto il Presidente del Consiglio:

Una grande prospettiva, una grande visione, un grande sogno derivano dalla possibilità di produrre in un futuro non così lontano energia pulita e illimitata dal nucleare da fusione. L’Italia è la patria di Enrico Fermi, su questo non è seconda a nessuno grazie al know how, all’attività di ricerca e sviluppo, al nostro sistema produttivo: possiamo continuare a crescere, a dare al mondo nuove scoperte e un futuro migliore e diverso.

Quindi il Presidente del Consiglio ha dato il via libera al nucleare italiano, ma solo da fusione. Chissà perché ha evitato di parlare di altre vie del nucleare sicuro, come, per esempio, i reattori al torio: si tratta di reattori intrinsecamente sicuri, che utilizzano un materiale fissile sicuro, non utilizzabile a scopi militari, su cui puntano India e Cina e che, tra l’altro, è compatibile con i reattori CANDU su cui lavora anche Ansaldo Nucleare. Forse non si voleva fare un discorso troppo tecnico, ma un richiamo sarebbe stato interessante.

SPARC, il progetto MIT-Commonwealth Fusion a cui partecipa ENI

Torniamo all’Italia: a che punto è la fusione nel nostro paese?

L’Italia ha alcuni esperimenti in corso  legati alla fusione nucleare , anche rilevanti. A Frascati, Città Metropolitana di Roma Capitale (20 km a sud-est di Roma), è in costruzione un nuovo tokamak, il Divertor Tokamak Test facility (DTT).

Proposto per la prima volta nel 2015, il progetto DTT è il risultato di una collaborazione tra scienziati di diverse istituzioni italiane e laboratori di fusione europei. Nel settembre 2019, è stato istituito il Consorzio DTT con la missione di realizzare il progetto. Composto da molti istituti di ricerca italiani, partner governativi e regionali e stakeholder internazionali, il consorzio ha raccolto quasi 500 milioni di euro per costruire la struttura. Sia il DTT che l’ITER dovrebbero entrare in funzione in tempi approssimativamente simili.

A differenza di ITER, la missione principale di DTT non è quella di raggiungere la fusione deuterio-trizio – utilizzerà principalmente solo combustibile deuterio – ma di esplorare e testare la fisica e la tecnologia dei concetti di scarico della potenza termica del plasma che potrebbero essere utilizzati nel reattore europeo DEMO (demonstration power plant), la macchina che l’Europa sta progettando come successore di ITER. Nei dispositivi tokamak, lo scarico di potenza viene solitamente gestito con un componente speciale, noto come deviatore, spesso (come in ITER) installato sul fondo della camera del reattore.

Anche ENI ha un ruolo attivo nel perseguimento della fusione nucleare. La società energetica sta collaborando con il MIT e con Commonwealth Fusion, un progetto molto innovativo che dovrebbe portare a una fusione commerciale funzionante per il 20230 e che si basa su un nuovo tipo di magneti estremamenti efficienti e già testati nel 2021. Attualmente questo  progetto è in costruzione ed è un peccato che ENI non ne abbia realizzato parte in Italia

In Italia i progetti nucleari sono legati alla Piattorma Nazionale per il Nucleare Sostenibile del Ministero per l’Ambiente. Cosa manca all’Italia?

  • un finanziamento per i test di tecnologie alternative al Tokamak, come la fusione inerziale e che partecipi a iniziative private:
  • un coordinamento degli enti e società pubbliche o partecipate che aiuti le start-up di ricerca nel settore dell’energia nuclare;
  • una normativa che semplifichi a preveda, ad esempio l’installazione di reattori a basso rischio e innovativi fuori dal territorio, ad esempio su piattaforme marittime, in modo da superare il problema NIMBY.
  • Spostare gli inutili fondi PNRR su questo tema, imnvece che su centinaia di piccole iniziative.

Vedremo se l’interesse nel nucleare è solo superficiale, o se realmente avrà delle evoluzioni future.

 

 


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