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IL MORALISTA PEGGIO DEL DELINQUENTE

 

L’uomo è un animale sociale. E se la parola “animale” dà fastidio, rifugiamoci nel greco di Aristotele, chiamandolo “politikon zoon”: la sostanza non cambia. Dalla necessità di non vivere isolati, nasce tuttavia il problema della convivenza, soprattutto dal momento che per la nostra specie la ripugnanza per la violenza intraspecifica (cioè contro i nostri congeneri) non è forte come in altre famiglie di animali. Lo dimostriamo con l’omicidio e con la guerra: l’artigianato e l’industria dell’assassinio.

Nel corso dei millenni la specie umana si è comunque convinta che la vita associata è più facile se si seguono certe regole, dettate dalla loro evidente utilità (divieto dell’omicidio e del furto) o dai costumi del gruppo. Spesso si ignora l’origine dei precetti, ma la maggior parte delle volte anch’essi hanno un’origine pratica: l’incesto è da vietare perché contrario all’eugenetica; la bugia perché danneggia la collaborazione e l’infedeltà coniugale perché il maschio tiene a tramandare i propri geni e non quelli altrui. Solo a questo prezzo è disposto a sobbarcarsi la sua parte di cure parentali. Al di là di queste regole di base se ne sono elaborate altre: ci si è accorti che la cooperazione è più utile dello scontro e che la gentilezza è più produttiva della scortesia. Tutto ciò fino a creare un valore, denominato “Bene”, che riassume tutto ciò che è positivo, mentre il suo opposto, il “Male”, riassume tutto ciò che è negativo.

Questa codificazione è divenuta così tremendamente necessaria da avere sentito il bisogno di renderla magica, di collegarla alla divinità, cioè di sacralizzarla. Tanto che per molti popoli Bene è ciò che la religione ordina, e Male tutto ciò che essa vieta. Cosa non priva di conseguenze. La distinzione fra Bene e Male sarebbe opinabile, se fatta dagli uomini, mentre se l’ha fatta Dio, diviene una certezza assoluta che sarebbe anatema discutere. Dio non può sbagliarsi. Neanche quando ordina di lapidare l’adultera.

Dalla sacralizzazione delle regole nasce l’intolleranza: chi è contro la Sharia non può che avere torto ed essere maledetto da Dio. E nasce pure l’interferenza nella libertà altrui: se chi non è cristiano va all’inferno, diviene indispensabile convertirlo, per il suo bene. Se necessario con la forza. Fino a dare l’alternativa che Carlo Magno dette ai Sassoni: o vi fate battezzare o sarete decapitati.

L’egoismo è interessato, il bene è disinteressato. La leonessa che uccide le gazzelle non lo fa per il loro bene. E infatti se non ha fame guarderà gli erbivori con la più totale indifferenza. Se invece la leonessa fosse convinta che sopprimere gli erbivori sia “bene”, e dunque un suo dovere, dovremmo immaginarla mentre, pur essendo sazia, lascia l’ombra dell’albero sotto il quale sbadigliava per mettersi a correre dietro le gazzelle. I benpensanti sognano sempre di estirpare il male dalla vita degli altri. Lo sentono come un dovere. E non li frena la diversa opinione che questi possono avere, ad esempio, della prostituzione o dell’omosessualità. Non lasciano a nessuno la libertà di godere in modo pericoloso per la sua salute – e infatti in America si ebbe il proibizionismo – o perfino di uccidersi: è accaduto che i mancati suicidi fossero puniti per avere attentato alla propria vita, dono di Dio.

Non serve a niente dire al moralista di farsi gli affari suoi. Sarebbe capace di rispondere che la cosa gli converrebbe eccome, si riposerebbe! ma il dovere gli impone di attivarsi per il bene degli altri, o in nome dei valori non negoziabili. A costo di farlo a colpi di divieti e di punizioni: insomma con la forza. L’intera società reputa gli imperativi e i tabù del gruppo assolutamente indiscutibili e giudica severamente i comportamenti che deviano dalle sue regole, anche se i terzi non ne riportano nessun male.

La tremenda avversione di un Voltaire nei confronti della religione diviene a questo punto comprensibile. Probabilmente l’avrebbe giudicata un’innocente e personale mania se non avesse visto con i suoi propri occhi a quali eccessi di intolleranza sanguinaria essa poteva condurre. In un Paese moderno il moralista privato è soltanto fastidioso, i moralisti in gruppi (cattolici intransigenti, musulmani integralisti, comunisti autentici) sono invece un pericolo per la società. Più ancora del delinquente. Questi cerca infatti di derubarci o di ferirci, e contro di lui una buona rivoltella o la paura dei Carabinieri sono armi sufficienti. Viceversa, contro chi fa votare a furor di popolo leggi repressive della libertà, è molto difficile difendersi. Dicono che l’omosessualità (pratica assolutamente innocua, per i terzi) comporti la pena di morte nei seguenti Stati: Arabia Saudita, Iran, Nigeria, Mauritania, Pakistan, Sudan, Somalia, Yemen. E non nell’alto Medio Evo: attualmente. A questo punto si guarda con simpatia il borseggiatore, e con orrore l’imam.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

23 dicembre 2013

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