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Angola e Mozambico, la definizione di una identità nazionale

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La crisi che ha colpito i paesi del Sud Europa non ha risparmiato il Portogallo, cambiando così i rapporti di forza con le ex colonie, non solo Brasile, ma anche Mozambico e Angola.  E’ utile capire cosa c’è dietro allo sviluppo di questi due paesi africani, fino a poco tempo fa paesi conosciuti ai più solo per la povertà e i decenni di dittature. Fra le potenze coloniali il Portogallo fu l’ultima grande potenza ad abbandonare le sue colonie ed è interessante notare le modalità. Difatti, al contrario di altri paesi quali il Sudafrica, dove dominava un concetto di segregazione razziale e culturale, all’abbandono dello schiavismo i portoghesi hanno piuttosto sposato il concetto del meticciato, attraverso l’invio di milioni di schiavi dall’Angola al Brasile e attraverso la mescolanza etnica. Non è un caso se il Brasile è uno dei più grandi esempi al mondo di melting pot culturale, dove,  accanto alla cultura europea, riletta in chiave “tropicale” , sopravvivono tradizioni indigene e di origine africana.  Questo processo non è stato ovviamente schivo da segregazioni razziali, che anzi continua tuttora in forme più sofisticate, ma rappresenta una specificità importante per la definizione identitaria di queste ex colonie.

I due paesi africani  sono invece l’emblema di nuovi processi di sviluppo e di urbanizzazione prima sconosciuti, che vedono coinvolti anche i nuovi protagonisti dell’economia globale. I processi economici in atto hanno infatti un riflesso diretto sull’architettura, le infrastrutture e lo sviluppo urbano e così Luanda, capitale dell’Angola, e Maputo, capitale del Mozambico, sono oggi oggetto di studio. Questi paesi ex coloniali stanno cercando di costruirsi un’identità, anche artistica , affrancandosi dal passato. Il Padiglione dell’Angola é stato vincitore del Leone d’Oro alla Biennale di Architettura di Venezia 2013, unico paese sub sahariano presente, e dal 2005 si tiene con successo la Triennale di Luanda, che si vuole costituire come un laboratorio culturale dove discutere i cambiamenti della società in atto in questa parte del mondo.

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Navi mercantili a Luanda, Angola

L’ Angola è una delle realtà più dinamiche dell’ Africa, derivante soprattutto dal boom dell’esportazione del greggio.  La società petrolifera statale Sonangol è ormai potentissima. Anche l’estrazione di diamanti ed  altri minerali è una voce importante nell’economia nazionale. Queste risorse  hanno portato ad ingenti investimenti della Cina, in particolare nelle infrastrutture. Difatti è la Cina, insieme al Brasile, ad essere il principale partner economico dell’Angola. Luanda ha una popolazione in continua crescita, nel 2011 il numero degli abitanti era di 5, 172, 900 milioni, numeri che probabilmente ne faranno in futuro una “mega city” se continueranno gli attuali alti tassi di immigrazione dalle campagne. Gli investimenti in campo abitativo ed immobiliare stanno modificando l’assetto urbano di Luanda, favorendo lo sprawl urbano e la creazione di comunità chiuse per la classe privilegiata del paese come il progetto Luanda Sul. Tutti questi interventi a larga scala si scontrano con la realtà informale degli insediamenti più poveri, che sono ancora la maggioranza. Prevale la tendenza a rimuovere queste realtà abitative scomode piuttosto che a fornirle di servizi e a renderle maggiormente integrate, come invece si sta cercando di fare con le favelas brasiliane.

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Cantieri a Luanda

Il problema dell’Angola è su come investire equamente queste risorse in un paese dove la povertà interessa il 60 % della popolazione, la speranza di vita è intorno ai 50 anni e la ricchezza continua ad essere gestita da una élite ristretta. Lampante il caso dell’ ascesa di Isabel Dos Santos, figlia del presidente José Eduardo Dos Santos, la quale, dopo studi compiuti all’estero e nozze milionarie con il congolese Sindika Dokolo, è divenuta una delle donne più potenti d’ Africa. La Dos Santos ha investimenti in svariati campi, dai diamanti all’olio, possiede azioni della società del cemento angolana Nova Cimangola e ha estesi interessi in Portogallo, nel settore bancario e delle telecomunicazioni, essendo anche azionista di Portugal Telecom.

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                                                                          Isabel Dos Santos

Per quanto riguarda il Mozambico ci sono recenti investimenti nell’estrazione dei minerali e soprattutto nel turismo, data la bellezza delle coste e delle isole, ancora lontane dal turismo più massificato di Malindi in Kenya.  Il Mozambico resta  un paese abbastanza povero, soprattutto rurale, nonostante l’economia delle realtà urbane sia in crescita. La sua economia è ancora ancorata a quella del Sud Africa, paese con il quale confina a sud, parte del paese in cui si trova la capitale Maputo, con un numero di abitanti pari a 1, 766, 184 milioni ( dati del 2007).

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Maputo, Mozambico

Il 60 % della popolazione urbana è ancora in assoluta povertà e il 50 % delle attività economiche sono a carattere informale (Jenkins & Wilkinson 2002).  In generale Maputo, come Luanda, non ha avuto uno sviluppo urbano ordinato, conseguenza del medesimo passato coloniale, e anche la formazione dello stato nazionale presenta similitudini, nonostante il Mozambico conosca la democrazia da più tempo, mentre l’Angola è stata vessata per anni da guerre civili.  In entrambi i paesi le capitali sono i centri urbani più sviluppati, dove si concentra il potere politico ed economico ed i veri scenari dei cambiamenti culturali e sociali. L’architetto Josè Forjas, dopo l’indipendenza nel 1975 della Repubblica Popolare del Mozambico, è diventato responsabile di molti progetti sul territorio e con la sua opera cerca di farsi divulgatore di un modo di pianificare e costruire più radicato al luogo e ai suoi abitanti. Forjas afferma che durante il periodo coloniale si sono imposte in  Mozambico, e soprattutto a Maputo,modalità costruttive prettamente occidentali,non locali, senza curarsi di istruire la manodopera del posto. Si rischia così la perdita di significato anche dell’eredità coloniale portoghese, che a sua volta aveva tratto ispirazione da altri linguaggi europei. Per esempio i mozambicani tendono a vivere all’aperto,anche nelle case in muratura, al contrario dei portoghesi che invece prediligono maggiormente gli spazi chiusi. Inevitabilmente questo ha delle conseguenze nell’architettura abitativa e rispecchia le abitudini di un popolo. Si devono perciò trovare alternative valide, anche interagendo maggiormente col territorio agricolo del paese, per contribuire alla definizione di una vera identità mozambicana.

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Maputo

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