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Il Medio Oriente vede un solo grande perdente: la strategia USA di Obama

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L’evoluzione recente della situazione in medio oriente, lo stesso scacchiere che sta inondando l’Europa di rifugiati ed immigrati, con gran gioia della Merkel, è l’esempio della superficialità e dell’inefficacia della politica estera dei democratici obamiani.

Il barcamenarsi americano fra posizioni filosunnite e filosaudite, riavvicinamento all’Iran e vecchi alleati e nemici ha causato una grandissima occasione senza riuscire a raggiungere nessun risultato.

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  • In Iraq la situazione è stagnante: l‘esercito iracheno non è in grado di esercitare nessuna pressione seria sull’ISIS senza l’aiuto delle milizie sciite appoggiate direttamente dall’Iran. I Curdi si trovano in una situazione delicata, visto che da un lato sarebbero gli unici alleati seri occidentali, dall’altro sono martellati (almeno nella loro componente più attiva, quella del PKK) dai turchi, che sono , almeno apparentemente, alleati degli americani.
  • In Siria la Russia è entrata prepotentemente sulla scena, rendendo palesi, ed incrementando, gli aiuti aBashar Assad che, oggettivamente, sono aiuti nella lotta contro l’ISIS. Ci sono voci di contatti russi anche con le altre fazioni ribelli per ottenere una pacificazione. La strategia occidentale dei bombardamenti senza impegno terrestre si è rivelata perdente: i ribelli filoccidentali non sono in grado di opporsi attivamente ai russi, i curdi locali sono ancora più bastonati che in Iraq da parte dei turchi. Del resto l’alternativa per Assad sarebbe quella di appoggiarsi ancora maggiormente di quanto faccia ora all’Iran, l’arcinemico dei Israele. In questo quadro la strategia russa è perfettamente vincente: aiutando Assad riesce a a rinforzare un amico tradizionale che gli fornisce la sua maggiore base nel Mediterraneo, evita un pericoloso avvicinamento degli iraniani ad Israele e si erge per il protettore dell’occidente e dei siriani. La strategia americana che ha messo sullo stesso piano Assad, un dittatore, e ISIS, un gruppo follemente estremista che brucia, decapita e distrugge ogni traccia di cultura, oltre ad essere ingiustificata si rivela completamente fallimentare. Inoltre si dimostra l’inutilità di una campagna di bombardamenti aerei contro un nemico che ha solo un embrione di stato e che è estremamente mobile, con tattiche che ricordano quelle arabe del VII-VIII secolo.syria
  • In Yemen il disinteresse apparente americano sta creando un pericolosissimo focolare di guerra. Sauditi, monarchie del Golfo ed Egitto non riescono ad avere ragione dei ribelli Houti appoggiati dai confratelli Iraniani. Gli eserciti del golfo si sono rivelati ottimamente equipaggiati, ma senza esperienza e mai provati dall’unica scuola di guerra che importi: la guerra. Senza l’attivo appoggio egiziano probabilmente l’andamento del conflitto sarebbe anche peggiore per i sauditi. In questo quadrante gli USA non riescono a costruire nessuna presenza politica o diplomatica. L’unico stato che funge da mediatore è l’Oman.
  • Nel Mediterraneo va anche peggio: l’ostilità americana ad Al Sisi, visto come un golpista, fa riavvicinare l’Egitto alla Russia, rinforzandone la posizione nel nostro mare. Ricordiamo che Al Sisi, per ragioni militari e diplomatiche, sarebbe l’unica forza filo occidentale in grado, se lo volesse, di normalizzare la Libia, visto che l’Europa rivela sempre più il proprio status di nano politico e di verme militare. La Turchia, teorico membro Nato, ha inziato una propria guerricciola che la vede più opposta ai curdi che all’ISIS. Del resto perchè la Turchia dovrebbe colpire quello che attualmente le fornisce una bella fetta di ricchezza con il contrabbando di petrolio ? Solo un cieco non lo capirebbe.

Ultimamente un nuovo scandalo sta scuotendo l’amministrazione USA, dove pare che il Pentagono e organi vicini alla presidenza abbiano alterato i rapporti della CIA per far apparire maggiormente di successo una tattica attualmente perdente.  Come spesso accade in politica, quando il termometro indica la febbre , non si cura la malattia, ma si rompe il termometro. In questo caos ben 50 analisti dell’intelligence americana hanno denunciato le improprie pressioni del Pentagono affinchè i loro rapporti confermassero la visione positiva della Casa Bianca, come si può leggere dal Daily Beast QUI .

L’incertezza e, sinceramente, la vigliaccheria della politica estera americana la sta rendendo sempre più irrilevante nello scacchiere mediorientale, lasciando spazio a forze politiche con una visione più chiara e disposte a “Sporcarsi le mani” per raggiungere i propri scopi. Washington non ha le idee chiare e si conferma l’incapacità dei presidente democratici in politica estera. Per quanto riguarda l’Europa , ormai è avvolta nella propria crisi politica, sociale   ed ideale. Il “Gigante economico” appare sempre più ipocrita, e sempre più “Nano Politico” e “Verme militare”. Per il bene del mondo è forse il caso di augurarsene una rapida dipartita per lasciare lo spazio a nuovi equilibri più significativi. 

 

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