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IL LEVIATANO SORRIDENTE

Tutti gli uomini vorrebbero star bene, ma in questo desiderio di benessere il tempo ha portato qualcosa di nuovo. Per molti millenni si è cercato di sopravvivere e il vagheggiamento della felicità sarebbe stato visto come una stranezza da abbienti. Ora invece, con la moderna prosperità, quell’esigenza è divenuta corrente. Nessuno considera una conquista il cibo necessario per sopravvivere e al contrario una vita grigia e banale è vista molto di frequente come valida causa di insoddisfazione. Qualcosa di analogo è avvenuto per l’amore, un tempo semplice malattia esantematica dell’adolescenza, ora aspettativa di tutti, normalmente delusa.
Sulla nuova esigenza della felicità si è innestato uno sviluppo politico. Un tempo i ricchi, i potenti, i governanti pensavano alla loro bella vita, essendo inteso che la plebe era lì per permettere agli ottimati di godere degli agi o addirittura del lusso. Si pensi alla Russia dell’Ottocento. Ciò è durato fino alla Rivoluzione Francese. In quel momento è nato il concetto che lo Stato ha il dovere di realizzare, se non la felicità di tutti i cittadini, almeno le condizioni di essa. Così, da semplice percettore di tasse per assicurare la vita del re, dell’esercito e dei magistrati, lo Stato è divenuto il supremo organizzatore della vita di tutti.
Da mostro hobbesiano, il Leviatano è divenuto a poco a poco una madre premurosa, ma forse non meno opprimente. Un amico fa notare che sarebbe meglio non traversare la strada, se c’è molto traffico; la madre non molla la mano del figlio neanche se quello si divincola. L’amico consiglia il bene, la madre lo impone.
In origine, lo Stato “patrimoniale” aveva come funzione principale quella di servire il suo proprietario, non i cittadini. Viceversa uno Stato che sia emanazione del sovrano moderno, il popolo, dovrebbe dare più di quanto chiede, o almeno l’equivalente: ma ciò non è possibile. Tra ciò che il cittadino dà allo Stato per averne i servizi, e i servizi che lo Stato dà al cittadino, c’è il costo della Pubblica Amministrazione. Dunque i costi supereranno sempre i ricavi. Ma qui intervengono due fattori.
In primo luogo, per quante delusioni possano avere in questo senso, i cittadini per la maggior parte sono convinti che, se una cosa gliela dà lo Stato, hanno risparmiato. È inutile cercare di convincerli che non è vero, e che anzi, se quella cosa se la fossero procurata da sé, avrebbero risparmiato. E quando effettivamente riescono ad approfittare dello Stato, non è di esso che approfittano, ma di altri cittadini. Secondo il noto detto: “Quando qualcuno ottiene qualcosa che non ha meritato, c’è qualcun altro (un contribuente) che non ottiene qualcosa che ha meritato”.
In secondo luogo – ed è ancora peggio – quando diviene madre, lo Stato non si contenta di dare ciò che gli chiedono e si preoccupa di imporre il bene. Una madre obbliga il figlio a mettere la maglia di lana anche se quello dice di non avere freddo. Lo Stato obbliga il cittadino ad assicurarsi contro le malattie, contro l’invalidità, contro la vecchiaia, contro la responsabilità civile automobilistica. Se poi lo sconsiderato vuole guidare, gli impone la cintura di sicurezza, tre specchietti retrovisori, due sistemi di frenatura autonomi, un triangolo per segnalare la sua auto ferma, un giubbotto fosforescente se per caso deve cambiare una ruota di notte, ed altro ancora. Cose giustissime, ma gli obblighi corrispondono a dichiarare il cittadino irresponsabile come un bambino.
Lo Stato-mamma inoltre è talmente preoccupato e premuroso che non si fida di nessuno e delle cose si occupa personalmente. Non obbliga i figli ad assicurarsi contro la vecchiaia, li assicura esso stesso, dandogli a suo capriccio pensioni superiori o inferiori a quelle per cui hanno pagato. Non soltanto obbliga i genitori a mandare i figli a scuola, ma scoraggia la scuola privata, anche se, ogni volta che un ragazzo non frequenta quella pubblica, l’erario risparmia; e risparmierebbe anche se girasse agli istituti privati la metà di quello che l’alunno costerebbe in una scuola pubblica. Ma la mamma si preoccupa che al figlio insegnino le cose che essa reputa giuste e in primo luogo a rispettarla. Lei agisce per il meglio e bisogna sempre ringraziarla checché faccia.
Col passare del tempo, lo Stato democratico ha allargato enormemente l’ambito del proprio intervento attivo e normativo. Pur di rendere felici i cittadini, da un lato è divenuto costosissimo (in Italia assorbe praticamente la metà della ricchezza prodotta, cosa che mai sarebbe venuta in mente a Luigi XIV) dall’altro è divenuto tanto invadente che la libertà del singolo ne è risultata incredibilmente ridotta. La teoria marxista era per lo statalismo in economia e la libertà in politica, ma in concreto è arrivata alla dittatura totale. La teoria liberale era per la libertà in economia e in politica, ma a forza di intervenire – per il bene dei cittadini! – lo Stato ha finito con l’occupare tanto spazio da divenire una sorta di potere totalitario, e da dare l’impressione che siano i cittadini al servizio dello Stato e non lo Stato al servizio dei cittadini. Il governo liberale somiglia al tiranno d’un tempo, con la differenza che – invece di essere arrogante – ha la bocca piena di belle parole.
Si è così accentuato ogni giorno di più lo statalismo, per decenni, finché il tempo ha messo in evidenza le crepe del sistema. Lo Stato si appropria all’incirca metà della ricchezza prodotta, ma – inevitabilmente – ne restituisce parecchio di meno. Chi lo serve è poco àlacre quando va bene, poco efficiente quando va normalmente, corrotto quando va male, e si ha il fenomeno dei vecchi acquedotti: nella canalizzazione viene immessa molta più acqua di quanta non ne arrivi a destinazione.
Tutti prima o poi hanno constatato i guasti provocati dagli interventi dello Stato, ma nessuno ha messo in dubbio il suo dovere di dirigere l’economia. Così si puniscono i colpevoli, si istituiscono nuovi corpi di sorveglianti, si creano nuove leggi e nuovi regolamenti, fino ad avviluppare il cittadino in una inestricabile ragnatela di regole. Non si risolve il problema, ma in compenso aumentano i costi pubblici. La gente non comprende che non bisogna tanto punire la corruzione e il malaffare quando toglierne l’occasione, diminuendo l’intervento dello Stato.
Purtroppo si è andati nella direzione opposta. Avvedendosi di essere il padrone della moneta, lo Stato si è creduto onnipotente ed ha pensato di creare ricchezza semplicemente immettendo banconote in circolazione. Per anni, i cittadini hanno avuto l’impressione che lo Stato disponesse del Pozzo di San Patrizio e loro potessero stare sempre meglio strapazzandosi sempre meno. Il risultato è stato un immane debito pubblico, e stiamo rischiando il fallimento. Finalmente l’erario ha cessato di contrarre debiti ma, come un inveterato vizioso, è stato inseguito dal suo passato, sotto forma di interessi da pagare sul debito pregresso. Attualmente sono qualcosa come ottanta miliardi l’anno, naturalmente senza alcuna possibilità di restituire il capitale. E ormai sono indebitati così molti Paesi, dalla Grecia alla Spagna, dalla Francia alla stessa Germania.
A questo punto gli Stati hanno capito che l’economia non è il loro mestiere? Per niente. Continuano ad intervenire, approfittando delle loro dimensioni, per giocare con le monete, con i titoli, con i debiti, in un turbinio di miliardi di cui la gente non capisce niente. I cittadini, sempre meno liberi, si vedono togliere perfino il diritto di spendere il denaro contante lecitamente guadagnato senza dover temere i sospetti della Guardia di Finanza. Le Borse fanno finta di non capire che viviamo in un’economia artificiale, perché attualmente ci guadagnano, e in totale si permette che da tutti i lati le nuvole si addensino ancora di più.
I governanti non sono ciechi: sperano soltanto che il temporale si scateni quando loro non ci saranno più. Ma chi ci sarà sicuramente sono i cittadini. Quelli che lo Stato-mamma amava fino a cercare di viziarli, e che ora non sarà in grado di salvare quando rischieranno di annegare.
E non ci sono speranze. Malgrado l’implosione dell’Unione Sovietica e malgrado il nostro attuale malessere, per la stragrande maggioranza i cittadini europei sono convinti che la salvezza e la prosperità non possano che venire dallo Stato-mamma. Da un Leviatano che di nuovo ha soltanto il fatto di essere sorridente e benevolo. Contenti loro.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
8 maggio 2015

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