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GEOPOLITICA DELLA BOLDRINI

Il principio generale è che un’affermazione non vale di più o di meno se a formularla è un genio o un imbecille. Per questo, malgrado ogni simpatia o antipatia che si potrebbe avere per la signora Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati, il suo articolo pubblicato sulla “Stampa”(1) sarà esaminato per ciò che vale in sé. La signora tratta del problema degli emigranti che arrivano in Italia e dall’Italia sciamano poi negli altri Paesi europei. Nel testo di qualcuno che si occupa di politica ci saremmo aspettati che fossero innanzi tutto esaminati i problemi che da questa immigrazione nascono per gli italiani. Invece, riga dopo riga, la Presidente non si occupa né delle difficoltà concrete del fenomeno, né dei suoi costi, ma esclusivamente degli ideali che dovrebbero guidare il nostro e gli altri Paesi nell’affrontare la questione. “Nel Mediterraneo si susseguono tragedie sempre più gravi”. “Nessuno può permettersi di rimanere a guardare”. “Per essere realmente efficace [il nostro aiuto] deve agire ben oltre le frontiere europee, spingendosi al di là del limite delle trenta miglia nautiche. Se ciò non avverrà, molte altre vite umane andranno perse”. Traduzione, bisogna pattugliare l’intero Mediterraneo alla ricerca di chi potrebbe avere bisogno di noi, e salvare tutti, o più semplicemente imbarcare chi si allontana un po’ dalla costa africana. Come si capisce da queste parole, e dalle altre, la signora Boldrini deduce dai mali del mondo l’imprescindibile dovere di porvi rimedio, a qualunque costo. Letteralmente. Progetto che sarebbe bellissimo se fosse realizzabile. Purtroppo, questo dovere non sta scritto da nessuna parte, se non negli ideali di chi non fa i conti con la realtà. Per cominciare, dovremmo realizzarlo in pura perdita, essendo certi che poi, quando fossimo in bisogno noi, nessuno muoverebbe un dito. Come è sempre avvenuto. Ma in realtà, anche a voler mettere rimedio ai mali del mondo, non ne abbiamo i mezzi. Gli stessi Stati Uniti, che per tanti anni si sono impicciati – anche militarmente – degli affari altrui, sono stanchi di queste belle imprese ed hanno tirato i remi in barca. Vogliamo rimpiazzarli noi, come superpotenza mondiale? Eppure è ciò che vuole la signora Boldrini: “Vanno moltiplicati dunque gli sforzi per giungere ad un governo di unità nazionale in Libia, per porre fine alla guerra civile in Siria e per contrastare il sedicente Stato islamico in Iraq, nonché per coniugare aiuti allo sviluppo e diplomazia nelle complesse crisi in atto nell’Africa subsahariana”. La signora Boldrini ha mai pensato di chiedere conto alla Francia e all’Inghilterra del loro deleterio (e in parte criminale) intervento in Libia? Caso mai starebbe a loro mettere insieme i cocci del vaso che hanno rotto. Invece, proprio loro non ci pensano neppure. Il problema, di fatto, è più generale. Nessun intervento è facile, in un Paese straniero. Gli americani ormai tremano all’idea di mandare soldati all’estero, al punto da lasciare mano libera ai tagliagole dello Stato Islamico, e noi dovremmo sbarcare in Libia, e farci carico del “fardello dell’uomo bianco”? La signora non si è accorta che il XIX Secolo è finito da parecchio tempo. Forse per questo parla di porre fine alla guerra in Siria. Magari fischiando tre volte, come un arbitro di calcio. Infine con quale coraggio parlare di “aiuti allo sviluppo”, come se avessimo soldi da regalare, mentre in questo momento non sappiamo dove trovare quelli che ci servono per obbedire ad una sentenza della Corte Costituzionale? Dio ci guardi dal pericolo che la signora Boldrini possa governare l’Italia, perché, nel suo nobile slancio, e nella sua Crociata del Bene, ignora gli ostacoli e le spese che poi fatalmente ricadrebbero su tutti noi. Con gli occhi fissi all’ideale, predica che per gli immigrati “Occorre inoltre fornire alternative concrete alla traversata in mare. In questa prospettiva si tratta di concedere un maggior numero di visti umanitari, così come facilitare i ricongiungimenti familiari per i rifugiati”. E, come si sa, l’alternativa alla traversata in mare su fragili gusci di noce è un buon traghetto gratuito, della Siremar o della Grimaldi Lines, a spese dello Stato italiano. Ma è anche vero che la signora ha altre frecce, al suo arco: “sarebbe opportuno valutare l’ipotesi di permettere ai richiedenti asilo di presentare la domanda nelle ambasciate dei Paesi terzi, in modo da evitare pericolosi viaggi nel deserto o per mare”. Accolta la domanda, poi gli pagheremmo il biglietto aereo. Inutile tediare il lettore. Chi ne ha voglia, può andare a leggere l’articolo originale, tutto in linea con ciò che viene qui riportato. Si era cominciato dicendo che le affermazioni non si giudicano secondo chi sia l’autore; si può però concludere che, è vero, un imbecille può dire occasionalmente cose giuste, ma se a un genio capita di dire cose sbagliate, è lui che si fa giudicare un imbecille. Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it (1)http://www3.lastampa.it/fileadmin/mobile/editoriali.php?articolo=2

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