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Il governo cinese può regolare la valuta… ma non la Borsa

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Questa notte vi è stata una sonora caduta della borsa cinese:

shanghai 17-8Con un calo di oltre il 6% in un solo giorno. Non male, vero , soprattutto considerando che , per i continui interventi dello stato a partire da metà giugno, circa il 50% del mercato è in mano ad entità pubbliche (banche pubbliche, fondi pensioni etc).

Secondo ricerche dalla NAB Bank australiana  circa il 90% dei 60 milioni di conti borsistici aperti durante il boom di borsa è stato aperto con meno di 100.000 Yuan da piccoli risparmiatori senza alcuna preparazione tecnica ed 1/3 di questi non è stato neppure in grado di terminare una preparazione scolastica secondaria. Questi operatori hanno anche subito le maggiori perdite.

Molti di questi piccoli operatori impreparati hanno pure operato a margine: il 3/4 % delle operazioni sul mercato, nei momenti di massima crescita , è stato effettuato utilizzando denaro di credito.  Quindi molti operatori hanno visto moltiplicato esponenzialmente le perdite , in modo molto superiore di quanto  avviene sui mercati finanziari occidentali. Considerando che attualmente metà dei titoli sono bloccati nelle mani pubbliche abbiamo un valore di prestiti fatti a fronte di operazioni borsistiche pari a 4 mila miliardi di yuan, equivalenti  a 425 miliardi di euro.  Un’esposizione molto pericolosa e che non potrà non avere conseguenze sul sistema creditizio cinese.

A seguito del calo borsistico il governo ha messo un bando sulle vendite “A scopo speculativo”. questo ha portato ad una evidente contrazione del volume delle transazioni borsistiche:

volumi

L’abbassamento dei volumi rischierà in futuro di incentivare la volatilità del mercato, ma ricordiamo che ora una bella fetta dello stessoè sotto il controllo diretto dello stato.

Le recenti svalutazioni dello Yuan Remninbi sono state lette da molti come una mossa  a favore del mercato: praticamente il governo cinese avrebbe adattato le quotazioni, ufficialmente controllate, a valori che erano più vicini a quelli richiesti dagli operatori, anche per l’ambizione di rientrare nel “Basket” delle valute del FMI. Al contrario, secondo molti esperti, la borsa di Shanghai invece continuerà ad essere sotto un controllo stretto da parte delle autorità statali, che cercheranno in ogni modo di controllarne le oscillazioni affinchè vengano a cadere in un range accettabile per gli obiettivi politici del Partito Comunista Cinese.. Riuscirà il governo in quest’impresa? per ora pare di no…

 

 

 

 

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