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Il documento di Previsione Economica della Commissione? Propaganda politica, in gran parte infondata

 

La Commissione Europa ha emesso il proprio documento previsionale, che è stato subito accolto con grande scetticismo da parte del MEF. Il ministro Tria ha parlato di “Previsione non attenta e parziale”, mostrando nelle parole la grande moderazione che lo distingue. Il documento nel suo complesso lo potete trovare qui.

Prima di tutto parliamo di previsioni che sono esposizioni tecniche dei desiderata della commissione. Non possiamo evitare di ricordare le brillanti valutazioni sul caso greco. Ricordiamo le previsioni della Troika , di cui era parte la commissione:

Come vedete non ne hanno azzeccata una neanche per sbaglio, del resto non è che FMI abbia fatto meglio:

Queste previsioni mostrano ciò che il committente vuole vedere. Datemi un obiettivo ed un paio di buoni econometristi, ed anche in Italia ne abbiamo di ottimi, e vi potrò prevedere la luna.

Del resto una grossa fetta del documento è basata sui prezzi energetici. Del resto è stato predisposto, evidentemente,  a settembre , quando i prezzi del petrolio facevano più paura di ora….

Ora passiamo a vedere i dati predisposti per l’Italia e vediamo alcune amenità che vi saranno di aiuto per capire ome si può costruire una previsione.

 

Come si fa a non far risultare la crescita:

  • il moltiplicatore implicito della spesa pubblica è stato mantenuto a 0,1 . Basso, anzi  bassissimo, praticamente secondo la Commissione la spesa pubblica, anche sociale, non ha effetto sul PIL. Eppure molte misure dovrebbero averla. Ad esempio questo è il valore dei moltiplicatori secondo una ricerca per il congresso USA 0,1 è coerente con una visione di piena occupazione in cui gli stimoli non hanno più effetto, Quindi dovremmo pensare che, per la Commissione, una disoccupazione al 10% per l’Italia è “Strutturale” che non c’è più nulla da fare, Siamo una partita persa. Se fosse così che ci stiamo a fare nell’Unione Europea?
  • Notiamo che il deflatore del PIL nel 2019 è superiore al tasso di inflazione e che questo è particolarmente alto. Mentre il deflatore del PIL registra TUTTI i prezzi transazionali, anche dei beni di investimento anche dei beni intermedi, l’indice dei prezzi al consumo registra solo i prezzi finali. Anche in questo caso abbiamo due elementi che, francamente, sembrano scritti da chi in Italia non c’è mai stato: un’inflazione alta, per il nostro metro, 1,5% nel 2019 ed un deflatore più basso ad 1,3%. Perchè questo dato è il portate = Il rapporto debito /PIL, la famosa vexata quaestio, è calcolato  sul,a base dei valori nominali per cui il deflatore più alto permette di avere un valore del PIL nominale più alto ed abbassare il rapporto. Il fatto che il deflatore del PIL per l’Italia sia più basso solo per il 2019 , non per il 2018 o per il 2020. Fatto quanto meno curioso. Inoltre un deflatore di questo genere è coerente, come indicato prima, con un’idea secondo la quale l’Italia ha raggiunto il proprio livello NAIRU, cioè di massima occupazione, e lo avremmo raggiunto con una disoccupazione a due cifre…..

Queste valutazioni previsionali lasciano il tempo che trovano, sinceramente. Non so se definirle direttamente il frutto di un preconcetto secondo cui gli italiani VOGLIONO essere disoccupati, oppure il mero frutto di una mistificazione.

Se questa è l’Europa, non siamo assolutamente in buona compagnia.

 

 

 


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