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Il coraggio della verità: l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado è una voce che onora l’Italia. Di Antonio Maria Rinaldi

Tragedia di Crans-Montana: l’Ambasciatore Cornado rompe il protocollo del silenzio. Un esempio di diplomazia che non si nasconde, ma difende i cittadini e chiede verità. L’analisi di una gestione della crisi finalmente all’altezza.

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Ci sono momenti nei quali la diplomazia, per essere davvero tale, deve smettere i panni dell’ambiguità e indossare quelli della responsabilità morale. Quanto accaduto a Crans-Montana, con l’incendio che ha causato la morte di quaranta giovani, non è soltanto una tragedia locale o un fatto di cronaca nera: è una ferita profonda nella coscienza europea. In questo contesto, la presa di posizione dell’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, rappresenta qualcosa di raro, prezioso e, soprattutto, profondamente italiano nel senso più alto del termine.

Per una volta, finalmente, un ambasciatore non si è nascosto dietro formule prudenti, comunicati asettici o frasi di circostanza. Cornado ha scelto di esporsi. Ha scelto di parlare con chiarezza, con fermezza, con una lucidità che non è mai diventata aggressività, ma che ha mantenuto il tono della verità detta a voce alta. Una verità scomoda, certo, ma necessaria.

Una diplomazia che non abdica al senso di giustizia

La reazione di Cornado non è stata quella di chi cerca visibilità personale. Al contrario: è stata la reazione di chi sente il peso della responsabilità istituzionale e decide di esercitarla fino in fondo. In un’epoca in cui la diplomazia sembra spesso ridursi a una gestione notarile dei rapporti internazionali, la sua posizione ha ricordato a tutti che rappresentare uno Stato significa anche difendere valori, pretendere risposte, chiedere trasparenza.

Le sue parole su quanto avvenuto a Crans-Montana — parole dure, critiche, ma fondate — hanno colpito perché erano intrise di buon senso. Nessuna strumentalizzazione politica, nessuna deriva ideologica. Solo una domanda semplice e devastante nella sua linearità: com’è possibile che quaranta giovani abbiano perso la vita in circostanze che sollevano interrogativi così gravi sulla sicurezza, sui controlli, sulle responsabilità?

La vicinanza immediata alle famiglie: lo Stato che non abbandona

Ma c’è un aspetto, forse ancora più significativo, che merita di essere sottolineato con forza. Nei giorni più tragici e angoscianti, quando molti genitori vivevano nell’incubo dell’incertezza — senza sapere se i propri figli fossero tra i morti, tra i feriti o ancora dispersi — l’ambasciatore Cornado non si è limitato a un ruolo formale. È stato presente. Umanamente, concretamente, senza filtri.

Fin dalle prime ore, ha rivolto parole di profondo conforto alle famiglie, parole misurate ma sincere, capaci di restituire un minimo di umanità in una situazione disumana. In quei momenti sospesi, fatti di attese interminabili e di speranze che si scontravano con la paura, la sua voce è stata quella di uno Stato che non si defila, che non delega, che non scompare dietro i comunicati.

Cornado si è recato immediatamente sul posto, senza esitazioni, ribadendo con i fatti — prima ancora che con le parole — la presenza dello Stato italiano. Una presenza reale, tangibile, che ha significato ascolto, accompagnamento, sostegno. Non una presenza simbolica, ma operativa, continua, responsabile.

La voce di un Paese intero

In quelle dichiarazioni pubbliche e in quell’azione silenziosa ma costante, molti italiani si sono riconosciuti. Non solo i familiari delle vittime, non solo la comunità italiana all’estero, ma un Paese intero che troppo spesso avverte la sensazione di dover affrontare il dolore in solitudine. Cornado ha dato voce a questo sentimento collettivo, incarnando una funzione che va oltre il protocollo: quella di interprete della coscienza nazionale.

È significativo che ciò sia avvenuto in Svizzera, Paese con il quale l’Italia intrattiene rapporti storicamente eccellenti. Proprio per questo, la franchezza dell’ambasciatore assume un valore ancora maggiore. Parlare chiaro con un partner amico non indebolisce le relazioni: le rafforza. Le rende adulte, fondate sul rispetto reciproco e non sulla diplomazia del silenzio.

Esporsi e prendersi cura: due facce della stessa responsabilità

Nel clima attuale, dominato da una comunicazione istituzionale spesso timorosa di ogni possibile reazione, esporsi mediaticamente comporta dei rischi. Cornado li ha assunti consapevolmente. Ma li ha affiancati a qualcosa di ancora più importante: la capacità di prendersi cura delle persone colpite dalla tragedia.

Questo è il punto centrale: non siamo di fronte a un ambasciatore “contro” qualcuno, ma a un ambasciatore “per” qualcuno. Per le vittime. Per i loro genitori. Per la sicurezza. Per la trasparenza. Per l’idea che le istituzioni non possano voltarsi dall’altra parte quando accadono tragedie di questa portata.

Un esempio per la diplomazia italiana (ed europea)

La figura di Gian Lorenzo Cornado si impone oggi come un esempio. Un esempio per la diplomazia italiana, che dispone di professionalità straordinarie ma che talvolta appare ingessata da una cultura dell’eccessiva prudenza. E, più in generale, un esempio per una diplomazia europea che spesso predica valori universali ma fatica a incarnarli quando diventano dolorosamente concreti.

Dire cose giuste e fare le cose giuste, come è avvenuto in questa occasione, non è affatto scontato. Richiede preparazione, autorevolezza, equilibrio e coraggio. Richiede, soprattutto, la consapevolezza che il ruolo istituzionale non è uno scudo dietro cui ripararsi, ma una responsabilità verso le persone reali.

Un ringraziamento che nasce dal Paese reale

Per questo, i complimenti a Cornado non sono un atto di cortesia, ma un riconoscimento dovuto. Dovuto a chi ha dimostrato che si può rappresentare l’Italia con schiena dritta e cuore aperto. Dovuto a chi ha ricordato che dietro le bandiere, i palazzi e i titoli, ci sono vite umane, famiglie spezzate, comunità ferite.

In un tempo in cui la politica e le istituzioni sono spesso percepite come distanti, la sua azione ha avvicinato lo Stato ai cittadini. Ha fatto sentire molti italiani meno soli. Ha mostrato che esiste ancora una diplomazia capace non solo di parlare a nome del Paese, ma di stare accanto al Paese nei momenti più bui.

Grazie Ambasciatore Cornado!

Antonio Maria Rinaldi

 

Domande e risposte

Perché l’intervento dell’ambasciatore Cornado è considerato “inusuale”? Nella prassi diplomatica standard, soprattutto in caso di incidenti internazionali, prevale la cautela estrema. I comunicati sono spesso vaghi per evitare frizioni con il paese ospitante. L’azione di Cornado è inusuale perché ha unito la necessaria prudenza istituzionale a una richiesta ferma, pubblica e chiara di verità sulle cause della tragedia, senza nascondersi dietro frasi di circostanza. Ha rotto il muro di gomma del linguaggio formale per affrontare la sostanza del problema: la sicurezza.

Qual è stato il valore aggiunto della sua presenza sul campo? La presenza fisica dell’Ambasciatore a Crans-Montana ha trasformato la percezione dello Stato italiano. Non più un’entità lontana che invia fax o email da Roma o Berna, ma un’istituzione tangibile che si fa carico del dolore dei cittadini. Per i familiari, avere un alto rappresentante dello Stato al proprio fianco durante l’attesa e il riconoscimento significa non sentirsi abbandonati in terra straniera. È la differenza tra la burocrazia che gestisce una pratica e lo Stato che assiste una comunità.

Questo atteggiamento rischia di compromettere i rapporti con la Svizzera? Al contrario. Rapporti diplomatici maturi e solidi, come quelli tra Italia e Svizzera, si basano sulla franchezza e sul rispetto reciproco. Chiedere chiarezza sulla morte di quaranta persone non è un atto di accusa ostile, ma una legittima istanza di giustizia che qualsiasi democrazia avanzata deve accogliere. La “diplomazia del silenzio” spesso crea risentimento nel lungo periodo; la chiarezza, invece, permette di risolvere i problemi e rafforzare la fiducia nella cooperazione giudiziaria e istituzionale tra i due Paesi.

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