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Il contrabbando a Lecco

 

Il contrabbando e la Mentalità di Lecco

Per chi viene da fuori Lecco, Lecco è una città curiosa. Ha infatti la mentalità provinciale, non della città, con le sue qualità e le sue chiusure. Sarebbe facile dare l’intera responsabilità della cosa al fatto che la comunità di Lecco, riunitisi in città solo negli anni 20, sia interamente legata alla popolazione in gran parte proveniente dalle valli sovrastanti. E’ infatti tipico della mentalità della valle fidarsi solo di chi si conosce bene, fin dalla giovinezza, e immaginarsi dei valligiani chiusi in una singola comunità, costretti a fidarsi volentieri uno dell’altro è un po’ un’illusione. Ma questa è solo una parte della spiegazione, per capire Lecco bisogna guardare anche alla sua storia.
La storia di Lecco riguarda anche i rapporti con Milano e Como con cui la storia si intreccia, ma per non disperderci ci concentreremo su alcuni episodi significativi.
Il primo di essi riguarda la guerra gotico bizantina, che sarebbe meglio chiamare gotico-romana, che si svolse per 20 anni all’inizio del 500 DC. Essa vide le città insorgere ed essere in gran parte distrutte, a favore dei bizantini e le campagne,che pagavano assai meno tasse sotto i Goti, schierarsi coi Goti. Appunto vicino a Lecco sul monte Barro, c’era la capitale segreta dei Goti, Barra. Essa fu distrutta alla fine dai Bizantini (per metà truppe barbare) che la saccheggiarono anche assieme ai villaggi attorno (tra cui Lecco). E’ interessante notare come Milano e Lecco furono dalla parte opposta della barricata. Poi, poco dopo, arrivarono i Longobardi e distrussero ciò che era rimasto.
Il secondo episodio riguarda Milano che con Como dominava la Lombardia, ma stavolta nasce all’interno della grande città. Riguarda infatti la rivalità tra due grandi famiglie “milanesi”, i Visconti e i Della Torre. I Visconti avevano il proprio epicentro nelle campagne attorno a Vigevano (la raccolta agricola era infatti una delle ricchezze della Milano medioevale). I Della Torre invece avevano i propri feudi a Nord di Milano e dovevano in buona parte la loro ricchezza alle miniere di ferro sovrastanti Lecco (la seconda grande risorsa di Milano fu il mercato delle armature. (nel quale primeggiò fino al 500 inoltrato). Alla fine, nel 1300, vinsero i Visconti e Bernabò Visconti scrisse perfino un libro su “ Come si tortura un abitante della Val San Martino”. Infatti i Visconti svuotarono la Valle e Lecco di gran parte dei suoi abitanti,fedeli ai Della Torre; ed importarono dalle loro terre i nuovi abitanti, loro feudatari, coi loro cognomi. Poi nel 1500 arrivarono gli Spagnoli e distrussero quasi tutto.
Dai due episodi si evincono diverse cose. La prima era che quando gli stranieri venivano a Lecco era per distruggere, non per costruire ( il saccheggio dell’esercito imperiale dei Promessi Sposi ne è solo un esempio tra i tanti).La seconda è che dalle grandi città bisogna diffidare, e sfruttarle all’occasione. La tradizione del contrabbando e la sua popolarità ne sono una parziale conseguenza. Como e Lecco furono concorrenti nel contrabbando a Milano, ma una differenza c’era tra i due, anzi più di una. A Como una parte della merce si fermava e veniva venduta in loco, a Lecco no, non solo, non bisogna sottovalutare le entrature di Lecco con Milano al quale forniva metallo e pesce e che aveva legami solidi come combattente navale per Milano contro Como fin dal medioevo. Inoltre Lecco aveva motivi di rancore con Como e un’autorità austriaca disposta a chiudere un occhio. Infatti nel 1700 Maria Teresa, per evitare gli allagamenti a Como, fece abbassare il corso dell’Adda di un metro e mezzo distruggendo 6-7 fiorentissime pescherie che vi sorgevano tra Lecco e Brivio, (Brivio era fino allora una città in gran parte sull’acqua come Venezia). In questo clima il contrabbando fiorì: scendendo dal lago, prendendo la strada di Pescate e finendo nei boschi di Valgregrentino dove esistevano molti depositi. Poi le merci prendevano la strada di Milano, la riunificazione dei Savoia non cambiò le cose. Lecco rimase una comunità provinciale con un gran senso del lavoro e diffidente verso l’esterno.


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