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I “Cacciatori Notturni” russi arrivano a Teheran: perché l’Iran ha scelto i Mi-28 Havoc (e contro chi li userà)

A gennaio PMI Servizi a 52,3 e Manifatturiero a 50,3. L’export salva i conti, ma i costi dei metalli spingono l’inflazione industriale. Crolla la fiducia delle imprese.

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Dopo anni di voci, smentite e trattative sottobanco, sembra che il momento sia arrivato: i cieli di Teheran hanno ospitato il volo inconfondibile di un Mi-28NE “Havoc. L’elicottero d’attacco russo, una bestia corazzata progettata per la distruzione di mezzi corazzati e fanteria, è stato immortalato in video e foto che stanno facendo il giro degli analisti militari.

Non si tratta solo di un aggiornamento del parco macchine. L’arrivo di questi mezzi segna un punto di svolta nelle capacità operative della Repubblica Islamica, ma, cosa ancora più importante, ci dice molto sulle priorità di sopravvivenza del regime e sulla tenuta dell’asse Mosca-Teheran, apparentemente impermeabile alle recenti turbolenze interne iraniane.

La prova dell’arrivo: dai voli cargo agli hangar dei Pasdaran

Le immagini circolate nell’ultima settimana non lasciano molto spazio all’interpretazione. Un video mostra un Mi-28 in volo sulla capitale, mentre foto statiche, geolocalizzate con buona probabilità presso gli hangar della Pars Aerospace Services Company (PASC) all’aeroporto internazionale di Mehrabad, mostrano i mezzi in fase di assemblaggio o manutenzione. La PASC non è un’azienda qualsiasi: è legata a doppio filo al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ed è, ovviamente, sanzionata dall’Occidente.

A corroborare l’ipotesi della consegna c’è il traffico aereo. A gennaio, i tracciati radar hanno evidenziato almeno cinque voli di aerei cargo pesanti Il-76 dalla Russia all’Iran. Questi “muli” dell’aria sono i vettori ideali per trasportare elicotteri smontati o parti di ricambio essenziali. È la conferma che il corridoio logistico tra i due paesi sanzionati funziona a pieno regime, indifferente alle pressioni esterne.

L’aggiornamento tecnico: addio vecchi Cobra

Per decenni, la spina dorsale della forza elicotteristica d’attacco iraniana è stata costituita dagli AH-1J Cobra, eredità dello Scià e dell’industria bellica americana degli anni ’70. Sebbene l’Iran abbia fatto miracoli mantenendoli in volo e aggiornandoli (nelle versioni locali Toufan), si tratta di macchine tecnologicamente obsolete, con cellule stanche e una logistica sempre più complessa da sostenere.

Il Mi-28NE rappresenta un salto quantico in termini di capacità, come riassunto nella seguente comparazione:

CaratteristicaAH-1J Cobra (Iraniano/Toufan)Mi-28NE Havoc (Russo)
BlindaturaLeggera, vulnerabile al fuoco da terraPesante, cabina blindata in titanio e vetri antiproiettile
OperativitàPrevalentemente diurnaOgnitempo, eccellente capacità notturna (“Night Hunter”)
ArmamentoCannone 20mm, missili TOW/LocaliCannone 30mm, missili Ataka/Vikhr, razzi S-8/S-13
Sistemi DifensiviBasilari (flare/chaff aggiunti)Avanzati (DIRCM contro missili termici, filtri sabbia)

Le immagini suggeriscono che l’Iran abbia ricevuto varianti aggiornate, dotate di radar montato sull’albero del rotore (utile per il rilevamento bersagli restando nascosti dietro le colline) e filtri aria maggiorati, essenziali per operare in ambienti desertici e polverosi.

A cosa servono davvero? Non contro gli USA

Qui arriviamo al punto dolente, o meglio, all’analisi “scenario”: perché l’Iran ha comprato questi elicotteri ora?

Se qualcuno pensa che poche decine di Mi-28 possano cambiare l’equilibrio in un conflitto convenzionale contro gli Stati Uniti o Israele, si sbaglia di grosso. In un moderno teatro di guerra ad alta intensità, dominato dalla supremazia aerea, un elicottero d’attacco privo di copertura caccia è un bersaglio facile. Proprio poche ore fa, un F-35 americano ha abbattuto un drone iraniano che si era avvicinato troppo alla USS Abraham Lincoln; lo stesso destino toccherebbe a un Havoc che tentasse di ingaggiare forze navali o aeree occidentali.

La vera utilità del Mi-28NE per Teheran è asimmetrica e interna: la contro-insurrezione.

L’Iran è uscito da un gennaio 2026 di fuoco, con insurrezioni e proteste che hanno scosso il regime. Il Mi-28 è, brutalmente parlando, uno strumento perfetto per il controllo del territorio.

  • La sua blindatura lo rende quasi immune alle armi leggere e alle mitragliatrici pesanti che potrebbero essere in mano a gruppi ribelli o insorti.
  • I suoi sensori notturni permettono di sorvegliare e colpire con precisione nel buio, momento prediletto per i movimenti insurrezionali.
  • Il cannone da 30mm e i razzi non guidati offrono una potenza di fuoco devastante contro fanteria e veicoli leggeri (i classici “tecniche” o pick-up armati).

In sintesi, l’acquisto risponde più alla necessità di mantenere il controllo sulla popolazione e sulle province periferiche irrequiete (come il Baluchistan o il Kurdistan iraniano) che non a quella di sfidare la NATO in campo aperto.

L’Asse di necessità

Questa fornitura dimostra infine che i disordini interni di inizio anno non hanno paralizzato le capacità statali iraniane di condurre affari strategici. Mosca, isolata dal conflitto in Ucraina, ha bisogno dei droni e dei missili iraniani; Teheran ha bisogno di modernizzare le sue forze per garantire la sopravvivenza del regime. È un baratto di sopravvivenza.

Mentre a Washington si discute di possibili nuovi raid o di riaprire canali diplomatici in Turchia, la realtà sul terreno cambia: i Pasdaran hanno ora un nuovo, potente martello. E come recita il detto, quando hai un martello nuovo, ogni problema (o dissenso) inizia ad assomigliare maledettamente a un chiodo.

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