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GUERRA VALUTARIA: TRUMP SCALDA L’ARTIGLIERIA, LA CINA NEGA TUTTO. Euro vaso di coccio

 

 

Questa mattina ci siamo svegliati con i cannoni valutari che sparavano salve, con lo Yuan che aveva toccato dei minimi che non vedeva dal molto anni con la necessità di sette Yuan per comprare un dollaro USA.

Trump, che forse si aspettava questa risposta, se non addirittura l’ha provocata, non si è fatto sfuggire l’occasione per uno dei suoi micidiali tweet:

La Cina ha fatto cadere il prezzo della sua valuta ad un minimo quasi storico. Si chiama “Manipolazione della Valuta”. Mi ascolti, Federal Reserve? Questa violazione indebolirà notevolmente la Cina nel tempo.

Insomma Trump chiama la FED a rispondere con un indebolimento del dollaro a quello che vede come un assalto monetario della Cina.

La barriere era in realtà soprattutto psicologiche: loyuan ha perso il 2,5% nell’arco di una settimana, ma questo indebolimento è stato subito colto al volo da Trump e, soprattutto, dai mercati che hanno fatto una bella confusione in mattinata, con il Bund a -0,52%. Ora la situazione è un po’ migliorata perchè è giunta una smentita alla notizia diffusa da Bloomberg in mattinata.

Le notizia diffuse da Bloomberg sul blocco dell’import agricolo sarebbero false, anzi ha confermato l’acquisto di 2 milioni di tonnellate di soia da trasportarsi nel mese di Agosto. Allo stesso modo la Banca Centrale cinese, la PBOC, è corsa a negare nel modo più totale la possibilità di utilizzare il cambio come un’arma.

Per compensare il 10% di dazio la Cina dovrebbe svalutare per il 6% circa lo Yuan, ma questo porterebbe ad una problematica fiammata di inflazione importata, oltre a far ulteriormente arrabbiare Trump. Nello stesso tempo la PBOC si trova nella necessità di manovrare il cambio, almeno internamente, per evitare una fuga di capitali. Questo può avvenire ad esempio limitando le operazioni di finanziamento swap in valuta alle banche commerciali, impedendo quindi a queste di avere tutti di dollari che richiedono e portarli quindi offshore, ma, in questo modo, la PBOC viene indirettamente a sostenere lo Yuan.

Nel frattempo, chi rischia di fare la fine del vaso di coccio fra i vasi di ferro nel caso di una guerra valutaria? Indovinate un po’

In cinque giorni l’euro si è rivaluto di oltre il 3% nei confronti dello Yuan, mostrando come l’Europa sia completamente impreparata, peggio degli USA, alla guerra valutaria. Inoltre il fatto che l’unico fondamento dell’Unione sia la politica liberista la pone in una posizione ancora più debole rispetto alle mosse degli avversari. Questa è la sfida che si troverà la Lagarde di fronte, a novembre e vedremo se sarà pronta.

 

 


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