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Guerra Economica – Parte 1: Il Rapporto Martre e la nascita dell’Intelligence Economica Francese

Bibliografia in fondo*.

Mai sentito parlare di guerra economica? No, non è la trama di un poliziesco, ma una realtà di metodi consolidati dai nostri vicini di casa francesi.

I francesi si accostano all’intelligence economica nel 1994, con il Rapporto Martre. Questo Rapporto, definisce l’intelligence economica “come l’insieme delle attività coordinate di ricerca, trattamento e distribuzione dell’informazione utile agli attori economici in vista del suo sfruttamento“(cit.)

Si basa sull‘uso dell’informazione come arma, per il raggiungimento degli obiettivi di mercato di un’impresa rispetto alle sue concorrenti. Non si può affatto definire concorrenza sleale, poiché tutte queste azioni sono coordinate in un sistema e operano in un quadro di segretezza ma di totale legalità. Inoltre, non procedono per missioni specifiche, ma servono a realizzare un piano strategico generale predefinito e concordato con le autorità politiche e finanziarie, rispetto al quale il successo della singola impresa nel suo segmento di mercato è solo un tassello, servente al disegno generale, che è di affermazione economica di un Paese rispetto ai suoi concorrenti in settori prestabiliti.

Questa azione è possibile solo attraverso un’opera di interazione e coordinamento tattico a tutti i livelli: dalla base delle imprese, agli indotti professionali locali, fino ai livelli nazionali, ove tali strategie vanno concertate di fatto con la politica e con tutti i centri decisionali. Ma va anche oltre i confini e  si spinge fino alla governance transnazionale e sovranazionale o internazionale, arrivando ad elaborare strategie di influenza degli Stati.

L’uso della Intelligence per compagnie assicurative, istituzioni finanziarie e banche non è una novità ma in Francia questi metodi vengono allargati ad una visione nazionale di difesa di interessi economici collettivi a danno dei concorrenti, di fatto trasformando i colpi contro principali asset strategici di un paese concorrente (un esempio a caso: l’Italia) in vere e proprie guerre economiche. Ogni mezzo è ammesso e non vi sono limiti: misure protezionistiche, spionaggio o attività di lobbying. Questo potere è spesso amplificato dall’uso dell’informazione, che diffonde le notizie rilevanti ad una platea sconfinata ed ha anche una finalità offensiva verso l’avversario.

Nel mondo globalizzato e imprevedibile in cui viviamo, la Guerra Economica diventa un conflitto capace di coinvolgere non solo le imprese private, ma anche gli Stati stessi e tutti i suoi centri di potere. Ecco perché la guerra economica è prima di tutto uno strumento POLITICO.

Alla fine è un gioco in cui vincono tutti gli attori. Ecco perchè dopo la pubblicazione di alcuni studi, Christian Harbulot (attuale direttore della Ecole de Guerre Economique di Parigi) ed Henri Martre furono chiamati dal Primo Ministro Francese Edith Cresson a far parte di una commissione generale di pianificazione incaricata di portare avanti un Piano strategico di pianificazione economica a lungo termine. L’esito di questo lungo lavoro è proprio la redazione del Rapport Martre che costituisce l’atto di fondazione della intelligence economica francese.

La guerra dell’Informazione in se stessa non porterebbe al raggiungimento di nessun obiettivo di lungo periodo senza una presenza sostanziale degli attori economici di un paese nei Paesi stranieri. Un esempio, basti pensare al ruolo delle Camere di Commercio estere. Sono un centro di contatti stabili all’estero e consentono ai rispettivi attori economici dei due paesi di conoscersi meglio.

Tutto questo processo intestino necessita ad un certo punto di essere formalizzato. In veri e propri trattati, accordi, norme che cristallizzino i rapporti di forza tra i Paesi. Lo scopo è quello del raggiungimento di obiettivi strategici mantenendo a livello formale ed istituzionale rapporti apparentemente amichevoli e non conflittuali con il Paese concorrente, soprattutto se vicino.

Si parla molto di pianificazione industriale. In realtà il mondo è cambiato e bisognerebbe fare un ragionamento più onnicomprensivo se si vuole veramente proteggere gli asset economici di un Paese. Lo scopo di questa rassegna è infatti riflettere sulla programmazione economica ed industriale a lungo termine allo scopo di proteggere gli interessi strategici nazionali di cui tanto si sente la mancanza in Italia.

*Questo articolo trae spunto da alcune pubblicazioni. Riferimenti bibliografici:

Giuseppe Gagliano, Mario Caligiuri, Laris Gaiser – Intelligence economica e guerra dell’informazione, Rubbettino editore 2016 e degli stessi Autori – Intelligence economica e guerra dell’Informazione. Le Riflessioni teoriche francesi e le prospettive italiane, Fuoco edizioni 2013.


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