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Grazie Aldo Grasso! di Antonio M. Rinaldi

Non posso fare a meno di ringraziare Aldo Grasso che, nella rubrica “A fil di rete” del 12 ottobre, mi dedica addirittura l’intero spazio che gli viene in genere concesso dal Corriere. Lo ringrazio sinceramente perché forse, più o meno inconsapevolmente, è riuscito a dimostrare  “urbi et orbi” diverse verità in modo efficace, molto di più di quanto abbia potuto in cuor suo immaginare.
La prima considerazione è che dalle centinaia e centinaia di messaggi ricevuti e dai commenti del web, tutti per esprimere totale solidarietà nei miei confronti per le banalità dei contenuti, si evince che Grasso è riuscito a far rileggere il Corriere a moltissime persone che si erano da molto tempo allontanate dal giornale di via Solferino, non per altro, perché ormai in tutti i discount italiani si trovano ottimi prodotti a costi notevolmente inferiori per pulire i vetri rispetto ai 2 euro necessari per acquistare in edicola quello che fu il più venduto giornale italiano.
Seconda considerazione è che, da bravo critico televisivo, Aldo Grasso dovrebbe sapere, almeno lo si spera, che gli ospiti non si autoinvitano, ma vengono invitati, e pertanto se qualcuno appare così tante volte in TV, è solamente perché viene richiesto. Inoltre, sempre il buon Grasso dovrebbe sapere, meglio di chiunque altro, che se una persona viene invitata spesso, anzi spessissimo, significa che “funziona”,  contribuisce al gradimento e successo della trasmissione fra gli utenti, cioè fra i telespettatori, altrimenti verrebbe cestinato immediatamente il suo numero di cellulare!
Credo sinceramente che queste elementari dinamiche siano già nei ragionamenti degli studenti che frequentano il primo anno di qualsiasi corso in comunicazione e mi meraviglio siano invece sconosciute a chi si accredita come il maggior critico televisivo italiano.
Capisco perfettamente che il celeberrimo Grasso, ora editorialista del Corriere, appartiene all’epoca in cui si invitavano esclusivamente “certe” persone in TV, censurando categoricamente “altre” per logiche che esulavano da quelle dello share, ma ad appannaggio di mera convenienza politica.
Ora per fortuna però le cose sono un pò cambiate, e se un qualsiasi programma non “fa i numeri” con le proprie gambe, viene soppresso immediatamente dalla sera alla mattina, perché dall’altra parte dello schermo ci sono cittadini con il telecomando tra le mani e con il dito facile!
Inoltre desidero tranquillizzare il sempre informato Grasso sul fatto che è ampiamente notorio, che sono stato sempre invitato negli anni da tutte le compagini politiche e non solo da CasaPound, così come vuole far intendere in modo sublimale per darmi “etichettature”.
È possibile che a un raffinato osservatore come lui  sia sfuggito totalmente il fatto che ho girato tutt’Italia in centinaia di convegni organizzati da Forza Italia, UDC, Italia dei Valori, Partito Democratico (incluse Festa dell’Unità a Milano, non a Rocca di Papa!), Lega, M5S e Fratelli d’Italia? È rimasta fuori Scelta Civica solo perché nel frattempo si è estinta, ma garantisco che non me ne sono mai fatto un grosso problema! Mi meraviglio che un sottile osservatore del suo calibro abbia inciampato in questo dettaglio, che mette in chiara evidenza come lo stesso indirizzo redazionale del Corriere sia ancora in ostaggio di schemi e metodi che lo hanno relegato a diffusione minima rispetto alle testate internazionali.
Di contenuti da contestare in una sana dialettica neanche a parlarne? Capisco che le tematiche economiche non siano mai state il suo forte in quanto la sua specialità si è sempre concentrata e limitata nell’esaltare o stroncare carriere di soubrette o personaggi dello spettacolo, ma se aspira a criticare chi parla di concetti economici, almeno dovrebbe prima consultare i classici tascabili Bignami come ogni buon studente usa fare da sempre la notte prima degli esami.
Insomma il bravo Aldo Grasso ha non tanto velatamente fatto intendere che da molto tempo non scende per le strade perché molto probabilmente preferisce frequentare i soliti salotti esclusivi dell’intellighenzia dove la realtà viene vista con le lenti che danno una visione molto distorta da quella reale e che alla fine riesce nel proporre solo la stessa ricetta che era tanto cara a Maria Antonietta: “se hanno finito il pane dategli le brioche”.
Mi duole che una persona come Grasso ancora non abbia compreso l’enorme disagio e conflitto sociale di cui il nostro Paese è afflitto da troppo tempo, e che io, da semplice cittadino, senza tessere e ultima ruota del carro, tento disperatamente di evidenziare per il solo ed esclusivo tornaconto del futuro dei miei figli, mentre il tutto viene da lui inteso come opera di persona esclusivamente da denigrare.
Inoltre, sempre in omaggio alla verità di informazione, non mi sono mai candidato a presiedere la Consob, in quanto la notizia è apparsa per prima (con mia sorpresa) su Il Sole 24 Ore e non sul Corriere dei Piccoli, e non certo per mia personale iniziativa. Il giornale di Confindustria, a differenza di Grasso, sa perfettamente che negli anni ‘80 sono stato funzionario del Servizio Borsa della Consob e successivamente il direttore generale della Capogruppo finanziaria dell’ENI portando in quotazione la maggioranza della scuderia del cane a sei zampe! Evidentemente a quei tempi Grasso era impegnatissimo nel recensire qualche teleromanzo o qualche puntata del filone Derrick in TV…
Ma la delusione maggiore la provo nel constatare che una volta il Corriere proponeva ottimi approfondimenti ed era stimolo culturale e di riflessione, mentre ora devo tristemente ammettere che va a braccetto con le stesse logiche e soprattutto gli stessi metodi usati da Fulvio Abbate che su l’Linkiesta, ormai divenuta brutta copia digitale di Novella 2000, non trova di meglio, nel tentativo di delegittimare le mie idee, di attaccarmi in modo puerile e grottesco a livello personale! Contenti loro!
Ma non si deve preoccupare il nostro Aldo Grasso, per quanto si sforzerà non riuscirà mai a fermare il vento con le mani che ormai soffia sempre più forte in ogni angolo di questa Europa che lui, sicuramente in modo inconsapevole, disperatamente cerca di difendere e non si rassegna nel vedere che ci sia qualcuno che ne vuole un’altra molto diversa. Una Europa che sia ad immagine e somiglianza delle esigenze dei cittadini e dell’economia reale e non delle élite di cui se ne fa evidentemente paladino. Se addirittura Mario Monti, non più tardi di una settimana fa, ha sentito l’esigenza di telefonare in diretta a La7 per replicare nella trasmissione L’aria che tira (a dir la verità senza molto successo) a un mio ragionamento che lo riguardava sulle dinamiche dello spread, evidentemente Grasso non ha del tutto afferrato che “qualcosina” la mastico in economia, altrimenti il nostro tanto amato ex premier non avrebbe neanche alzato il telefono!
Poi, il sempre informatissimo critico televisivo, dovrebbe sapere che non sono affatto il “portavoce” del prof. Paolo Savona, ma molto più semplicemente un suo allievo di quando nel 1976 ottenne alla Luiss la Cattedra di Politica Economica e con cui ho poi sempre condiviso (per mia enorme fortuna e privilegio) ogni suo pensiero. Gli sarò sempre grato per ciò che mi ha trasmesso e continua ogni giorno a trasmettermi! Tanto sono parole al vento per chi in quegli anni probabilmente era impegnato a recensire Rin Tin Tin o qualche spettacolo di Raffaella Carrà invece di studiare e comprendere l’economia.
Infine Grasso nell’articolo ironicamente ha ipotizzato se abbia o meno mai posseduto una Lancia Aurelia B24. Ebbene fra le centinaia di migliaia di autovetture prodotte nel mondo da quando hanno sostituto le carrozze a trazione animale, ha avuto la sfortuna di evocare proprio quel capolavoro straordinario di Pininfarina prodotto dal 1955 al 1958 in soli 240 esemplari, vanto e orgoglio dell’ingegneria e stile italiano, che ho effettivamente avuto la fortuna di possedere a cavallo degli anni ‘90 dopo un restauro veramente eccezionale eseguito da un noto specialista in provincia di Milano. Insomma è riuscito a fare anche il Fassino della situazione! Avrà così, oltre a non conoscere neanche l’ABC dell’economia un ulteriore motivo di invidia, poichè lui l’avrà potuta desiderare e ammirare solo vedendola nel film del grande Dino Risi. Nel frattempo comunque grazie, perché con la sua “esilarante” recensione sul Corriere ha certificato che inizio ufficialmente ad essere temuto in qualche piano alto.
In fondo con il suo articolo non ha fatto altro che appuntarmi l’ultima medaglia che mi mancava!

La vettura è una Lancia Aurelia B24 e al volante sono io nel 1990.

Antonio Maria Rinaldi

https://www.corriere.it/spettacoli/18_ottobre_11/antonio-maria-rinaldi-l-economista-onnipresente-nuova-stella-talk-578f07fe-cd6f-11e8-9cab-4f8a118e4830.shtml


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