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GOD SAVE ALBANIA

fig 1

 

Fig. 1: Albania nella fase ancora “non credibile” 

 

“Lavoriamo per portare l’Albania in Europa”

“Si lavora per l’ingresso dell’Albania nell’Unione Europea. … si lavora affinchè il rapporto della Commissione Ue sia positivo e il Consiglio europeo di dicembre attribuisca lo status di candidato all’Albania. ….Siamo grandi sostenitori della vostra adesione alla famiglia europea…..l’Ue non è solo opportunità, ma anche disciplina. Questo vale per tutti………altri Paesi ce l’hanno fatta, ce la potete fare anche voi……l’Albania potrà contare sul sostegno convinto dell’Italia, ma l’impegno di Tirana deve essere concreto perché per ballare bisogna essere in due”

(Emma Bonino)

Nei balcani, sperano di compiere questo passo quanto prima possibile: legarsi all’Unione significa assumersi tanti obblighi ma permetterebbe all’Albania di entrare in una nuova èra. Il processo politico è stato avviato da tempo, adesso, dopo alcuni “no”, il paese è in attesa del sì di Bruxelles per far partire le pratiche d’annessione.

Ma questo “sì” arriverà? E se arrivasse, a quali condizioni? Quali obblighi comporterà per la fiera aquila? Vediamo cosa dice la UE in merito alla situazione dell’Albania per l’ingresso meritorio nel “gruppone” dei “paesi credibili”.

 

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Brussels, 16.10.2013

SWD(2013) 414 final

COMMISSION STAFF WORKING DOCUMENT

ALBANIA 2013 PROGRESS REPORT

 “Il deficit di bilancio ha superato l’obiettivo nel 2012. Ciò ha portato alla violazione del tetto del debito legale del 60% del PIL. La stabilità macroeconomica ha continuato ad essere arricchita da una sana politica monetaria che è riuscita a mantenere l’inflazione bassa e ad ancorarne le aspettative. Il tasso medio di inflazione è rallentato dal 3,5 % nel 2011 al 2% nel 2012, che corrisponde alla estremità inferiore del target fissato dalla Banca dell’Albania del 2-4% . La bassa inflazione riflette l’output gap negativo, le aspettative di inflazione ben ancorate e l’assenza di shock dal lato dell’offerta .

L’inflazione annua è rallentata dal 2,5 % del primo trimestre del 2013 al 2,2% nel secondo trimestre. In assenza di pressioni inflazionistiche e , nel tentativo di stimolare la crescita , la BoA ha intrapreso diversi tagli del tasso di interesse di riferimento , portandolo al minimo storico di 3,75 % prima a gennaio e poi al 3,5 % nel mese di luglio. ……(SI E’ AVUTO UN….)  aumento dei premi al rischio in mezzo a una crescente quota di crediti in sofferenza del programma ”.

L’Albania ha un regime di fluttuazione dei cambi dal 1992. Il Lek albanese è rimasto stabile nel 2012, segnando un lieve apprezzamento del 0,9% nei confronti dell’euro. Nel secondo trimestre del 2013, la moneta albanese invece si è leggermente svalutata nei confronti dell’euro di circa l’1% anno su anno. Nel complesso, la politica monetaria è rimasta sana: l’inflazione decelera e la stabilità del cambio è stata ampiamente mantenuta.

Il disavanzo pubblico ha raggiunto il 3,4 % del PIL nel 2012 , superando l’obiettivo del 3%. La politica di bilancio nel 2013 è più espansiva . Il bilancio 2013 prevede un disavanzo del 3,5 % del PIL , sulla base di un assunto ottimistico di crescita economica del 3,1 %.

Il debito pubblico è aumentato dal 59,4 % del PIL nel 2011 al 62,9% entro la fine del 2012, superiore al tetto legale del 60 %, che è stato abolito nel mese di dicembre. Circa tre quinti della debito pubblico è nazionale ma continua a mostrare una tendenza a breve termine ( circa la metà di esso è un durata di un anno o meno ), che richiede frequenti ri-finanziamento.

Nel complesso, il debito pubblico “relativamente” elevato e in crescita (nonché la sua polarizzazione nel breve termine) sono un motivo di preoccupazione, in quanto rappresentano una fonte di vulnerabilità macro – finanziario, in particolare a seguito della soppressione del tetto del debito di  legge (n.d.r. il 60%).

Notiamo che il debito pubblico ha sforato il tetto del 60% in rapporto al PIL: 62,9%. Tetto fissato per legge poi abrogata. Nel suo essere dinamico, il rapporto debito/pil è influenzato dal deficit dell’anno. L’effetto di un deficit nel 2013, circa 3,5%, sara tale da far aumentare il rapporto suddetto. Per quanto sopra, l’Albania sembra abbia seri problemi a farsi considerare un paese affidabile e, quindi, urgono Stabilité e continue manovre finanziarie finalizzate alla ricerca di un rientro (ex-ante) nel deficit prefissato.

Perché usiamo i termini “continue” ed “ex.ante”?

Ma allora non mi seguite!

Abbiamo già trattato “il Paradosso di Achille e la Tartaruga” e sappiamo che, per Zenone di Elea, “ex post” la matematica impedisce il conseguimento del risultato ricercato; non si verificherà mai!

In precedenza, sull’Albania, si era espresso anche il Fondo Monetario Internazionale:

 

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Albania: dichiarazione conclusiva del Personale 

Tirana, 27 set 2013

 

  1. L’economia è stagnante a causa della debolezza della domanda interna. crescita dovrebbe rimanere bassa nel 2013, al 1,7 per cento (beati loro);
  2. Squilibri domestici peggiorati in modo significativo (normale in questo periodo);
  3. Inazione politica potrebbe comportare seri rischi per la stabilità macroeconomica. Senza la politica necessaria e le riforme strutturali, il debito pubblico continua la sua tendenza al rialzo e potrebbe inficiare la crescita, in particolare se i tassi di interesse iniziano ad aumentare e cominciare a spiazzare gli investimenti privati ​​nel medio termine (o mamma mia, ancora con questo Effetto Spiazzamento Ricardiano!)
  4. impegnarsi per un obiettivo di debito a lungo termine credibile basso medio (Ridurre i rischi per la sostenibilità di bilancio e del debito)
  5. Il bilancio 2014 dovrebbe avviare il processo di risanamento di bilancio, pur essendo consapevole della debolezza dell’economia. …. sarebbe necessario aggiustamento fiscale di circa 1 ½ del PIL nel 2014 per segnalare la serietà delle autorità in movimento verso la sostenibilità del debito.
  6. Misure specifiche e tangibile avrebbero dovuto sostenere il bilancio 2014. È necessario un approccio globale alla riforma fiscale
  7. Per stabilire la credibilità, le autorità dovrebbero annunciare la loro intenzione di attuare ambiziose riforme fiscali nel medio periodo . La missione vede la riforma del sistema di assicurazione sociale e il settore energetico come essenziale. Il sistema pensionistico è attualmente in deficit, e con il previsto invecchiamento drammatico della popolazione nei prossimi decenni, non sarà in grado di far fronte alle crescenti richieste di pensioni……..
  8. Affrontare il problema delle bollette non pagate e arretrati rafforzerebbe la credibilità del governo e aumentare la liquidità e la fiducia. La liquidazione di tali passività rafforzerebbe i bilanci del settore privato, favorirebbe la ripresa della crescita del credito, e contribuirebbe a sostenere la domanda interna.
  9. un forte rimbalzo nel credito sarebbe subordinato a progressi nella ristrutturazione difficili bilanci aziendali. Le alte sofferenze sono indicative dello stato di degrado dei bilanci aziendali, e in parte spiegano la forte avversione al rischio delle banche nei prestiti; il credito continuerà ad essere debole finché non vi sarà un miglioramento su questo fronte. 
  10. La vigilanza continua è essenziale. Stretto monitoraggio dei crediti in sofferenza.

 

 

E dopo questi due corposi elenchi di attività da svolgere, in questi giorni esce il seguente articolo.

 

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Albania: polemiche dopo tagli al bilancio del governo, opposizione teme “recessione”

Tirana , 27 ott 11:30 – (Agenzia Nova) 

 

L’economia è stata al centro di accese polemiche politiche in Albania dopo il forte taglio al bilancio (circa 274 milioni di euro) presentato dal governo del premier, Edi Rama, e approvato dalla maggioranza in parlamento.

 

La revisione del budget statale per i prossimi mesi prevede un drammatico calo degli introiti, tagli alle spese, incremento del deficit di bilancio e un tasso del debito pubblico che sale a quota 68-69 per cento rispetto al Pil nazionale.

 

“Questa proposta non è altro che una riflessione sulla situazione per nulla positiva in cui versano le finanze pubbliche e l’economia albanese”, ha dichiarato il ministro delle Finanze, Shkelqim Cani. Allarmata l’opposizione di centrodestra guidata da Lulzim Basha, sindaco di Tirana, che “teme la recessione”. Intanto il governo ha avviato i negoziati con la Banca Mondiale per un pacchetto anti-crisi.

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God save Albania!

 

Dio salvi l’Albania, invii i suoi Angeli (emissari, dal greco Angelos)  affinché diventino più seri, più credibili, perché il paese sta letteralmente andando alla deriva: << debito pubblico “relativamente” elevato ed in crescita! >>.

Dal precedente valore di 59,4% il DEBT/PIL RATIO è salito sino ad oltrepassare la quota del 60%: 62,9%.

 Nooooo….orroreeeeeeeeee!

 Ben 2,9% punti oltre il valore soglia di R 2 iana  memoria (Reinhart&Rogoff).

 Sappiamo che per lo Zoroastrismo persiano “il debito è cosa brutta perché prima o poi porta alla truffa o all’inganno”, quindi, non sia mai oltrepassare il fatidico 60%!

Ma lo stupore cresce quando le relazioni scopri che si spingono oltre.

“Follia è fare la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi”. Già nel 2012 il responsabile del Fondo Monetario Internazionale per l’Albania, Gerwin Bell, all’emittente televisiva “Voice of America”, intimò agli Albanesi di darsi da fare onde non trovarsi nella stessa situazione di altri Paesi europei soffocati dal debito pubblico.

Di questo passo, segnala oggi (2013) il team dei valutatori, il rischio dello spiazzamento Ricardiano degli investimenti (quando l’Albania sarà come l’Italia) è dietro l’angolo e deprimerà l’economia. E questo è un rischio che l’Albania non può e non deve correre.

Quando però? Quando accadrà tutto ciò? Quando saranno come l’Italia! ….uhmmmm….mumble mumble…nel 2028!!!!

Nel 2028 si troveranno di fronte al fenomeno di maggiori tasse da pagare con la conseguenza che si contrarranno gli investimenti. Ah! Già! Scusate, dimenticavo, me misero, me tapino, l’equivalenza Ricardiana “Monti Style” dice quanto segue:

 “trovandoci di fronte a maggiori tasse nel 2028 (per rientrare dal futuro debito pubblico) oggi, 2013-2014, i consumatori e le imprese compreranno ed investiranno di meno, risparmieranno per quando vi sarà l’inasprimento fiscale!”. Quando saremo a quella data, lo stato dovrà affrontare anche più elevati tassi d’interesse, bloccando il processo di investimenti privati (che sarebbe quindi “spiazzato”).

Si certo, ho capito, vi chiedete come mai parlo di una data così lontana, eccovi soddisfatti curiosoni drogati di NUMERI e di ECONOMIA.

Parlo di 2028 perché sappiamo che il debito del 2028 sarà la sommatoria dello stock di debito a dicembre 2012 e dei flussi annuali di deficit (2013, 2014, 2015….2028)!

Ecco, essere credibili significa non trovarsi nel 2028 nella situazione di elevato debito pubblico! E per questo, è lecito  fare anche carte false (Minijob). Altrimenti OGGI i condsumatori risparmiano sapendo che fra 15 anni pagheranno maggiori tasse: questo rallenta l’economia.

 Ad onor del vero, debbo segnalare che in Albania, nei primi mesi del 2013, un’asta di titoli di stato organizzata dal Ministero delle Finanze vide il verificarsi sia di un aumento significativo dei tassi di interesse, sia la contemporanea assenza delle banche commerciali per finanziare il nuovo debito pubblico (Dorina Leka – Economist at European University of Tirana).

Ma questo è normale quando il principale obiettivo che viene chiesto dagli occhi ed orecchie del Re (Olli Rehn) degli U.S.M. (Stati Uniti Mediorientali stile Persia prealessandrina) è la stabilità della moneta (ovvero non stamparne di nuova) e lo stato è costretto a finanziarsi ricorrendo ai mercati (privati e banche).

Il vero problema Albanese non è tanto il debito 63% quanto la composizione del medesimo:

–         circa il 57% è interno;

–         il 43% è estero.

 

Difatti, Keynes in Autosufficienza nazionale (1933) sosteneva:

“Sono perciò più d’accordo con quelli che vorrebbero ridurre l’intreccio economico tra le nazioni che non con quelli che lo estenderebbero.   ……e soprattutto che la finanza sia essenzialmente nazionale”.

Nel complesso il tasso di interesse sul debito può andare dal 4% al 10%, se non ancora oltre, in caso di indebitamento con banche private.

Chiaramente una percentuale maggiore di debito interno è la condizione base per non essere destabilizzati dai mercati e per la sostenibilità a livello economico.

Secondo grande problema Albanese è la strutturazione del debito:

– 58% a breve termine (da liquidare all’incirca ogni anno),

– 42% a lungo termine, da pagare ogni 2-3 o più anni.

 

Per dare maggiore respiro allo Stato, quelli in scadenza andrebbero sostituiti con operazioni strutturate di lungo termine.

Ora vediamo quanto questa nazione abbia effettivamente bisogno di essere salvata da questi signori.

L’economia albanese negli ultimi anni, in effetti, si è sviluppata in un momento in cui l’economia mondiale è entrato in piena crisi finanziaria e in presenza di elevati debiti pubblici dei paesi sviluppati. Questi due elementi hanno avuto effetti sull’Albania:

– riduzione del tasso di crescita economica (per la caduta delle esportazioni che per due terzi sono con l’Italia ):

– caduta delle rimesse dagli emigrati e conseguente

– ritorno a casa degli stessi (causa perdita del posto di lavoro nelle nazioni dove si erano recati);

– calo della liquidità necessaria per l’economia;

– calo dei consumi interni.

 

E’ chiaro che non tutto è “rose e fiori” ma se andiamo a vedere i conti dello stato con l’ottica del politico che deve soddisfare la sua parte di elettorato vediamo che:

fig 2

Fig. 2: debito su pil

 

L’Albania ha messo “fieno in cascina” nei momenti migliori e dallo scoppio della crisi ha attuato politiche “Tremontiane” di contenimento del disagio (contrariamente alle politiche Montiane alla “Quintino Sella” (difesa Giacobiniana dei conti dello stato anche a costo di schierare l’esercito contro eventuali insurrezioni popolari). Questa è verità storica a portata di bambini di terza media! E’ scritto su tutti i testi scolastici.

 

fig 3

Fig. 3: tasso di crescita del PIL annuo

 

Il tasso di crescita del PIL non è più quello che il paese dell’aquila aveva all’alba della crisi ma non è neanche quel dato negativo che hanno i confinanti Italia e Grecia.

 

fig 4

Fig. 4: deficit di bilancio

 

L’austerity comincia a prendere piede anche in Albania, è iniziato il percorso di riduzione del deficit dello stato, confermato dall’articolo pubblicato sopra, che probabilmente comporterà l’entrata in recessione dell’Albania (Aquila spennata?)

fig 5

Fig. 5: tasso d’inflazione Albania

 

A parziale compensazione della bassa crescita e dell’alto deficit di bilancio, interviene l’inflazione. Peccato che anche per questa la UE abbia chiesto il massimo contenimento, tanto è vero che è scesa sotto quel 2% che è obiettivo della BCE (avremo modo di discutere circa l’inutilità di Draghi e dell’ente che guida). E quel valore, assolutamente è insufficiente per migliorare i conti pubblici.

 

fig 6

Fig. 6: tasso disoccupazione

 

Il bruttissimo dato della disoccupazione (12.8%) dimostra che avere una moneta sovrana non garantisce alta occupazione (la Grecia insegna, meglio avere una moneta grande!).

 

fig 7

 

Fig. 7: tasso di crescita dei salari

 

Il macroaggregato salari è notevolmente cresciuto in questi anni determinando la crescita per consumi interni. Ne consegue sicuramente che un’eventuale l’austerity Montiana applicata anche a questa nazione potrebbe essere frustrante per i conti pubblici causa moltiplicatore fiscale (IMF).

 

CONCLUSIONE

Tecnicamente i consigli dati “dagli occhi e dalle orecchie del Re” all’Albania sono sempre i soliti:

– allungare le scadenze del debito,

– fare debito solo per investimenti,

– incrementare l’export,

– aumentare le entrate alzando le tasse,

– diminuire la spesa pubblica.

 

Il mix di proposte è più o meno sempre quello.

 

Sia ben chiaro, considero molto intelligente idea di riassestare la bilancia commerciale (Macroeconomic imbalances) incrementando l’export, external compact, onde evitare situazioni quali la presente:

fig 8

Fig. 8: partite correnti Albania

 

 

Attenzione, quanto sopra deve avvenire incrementando l’export, non riducendo l’import a colpi di austerity.

 

Ancora una volta, un punto in linea con lo scritto di Keynes precedentemente citato:

“…cerchiamo di far sì che i beni vengano prodotti al proprio interno quanto più ragionevolmente e convenientemente possibile…”

(Keynes – Autosufficienza nazionale 1933)

 

Per il resto, gli altri punti suggeriti, portano seriamente a dubitare circa una vero e presunta volontà degli eurocrati di aiutare questo fiero popolo. Inizio a pensare che gli amici “pennuti” Albanesi siano stati invitati al tavolo dei credibili più  quale grosso galletto amburghese da spennare, e servire al sontuoso ed imperialista banchetto nordico, che per la fierezza che esprime la loro bandiera!

fig 9

Fig. 9: L’Albania nella versione finalmente credibile (entrata nell’euro)

 

Maurizio Gustinicchi

Economia5Stelle

 

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