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GLI SPREADATORI DEL BOT PERDUTO (VOL. 2)

Ripartiamo da dove ci eravamo interrotti. Il BuonTemPone ha una scadenza fissa (esempio, dieci anni) e una cedola fissa (esempio, l’un per cento all’anno), ma non è proprio ‘fissato’ del tutto. Il suo prezzo fluttua sui mercatI mondiali dove lui, dopo essere nato dal grembo dello Stato, si ostina a vagabondare, il ramingo ingrato! Così, se – putacaso – personaggi autorevoli di quello Stato fanno terrorismo mediatico prefigurando una brutta fine al Paese, il valore del povero BTP diminuisce. La sua prima acquirente,  la Banca Squalo S.p.a., non riuscirà più a liberarsene al prezzo originario d’acquisto di diecimila euro, ma vorrà comunque venderlo (perché dell’Italia si dice un gran male negli ambienti che contano). Allora, dovrà abbassare le sue pretese, ad esempio a novemila e riuscirà così a cedere il BuonTemPone al Fondo Avvoltoio.  Ma la cedola (vedi puntata uno) resterà uguale perché è fissa (dell’un per cento sul valore nominale), cioè cento euro all’anno.

Ora calcolate l’impatto percentuale (di dieci euro) su novemila e vi accorgerete che gli interessi sul nuovo valore del titolo sono saliti: non sono più dell’uno per cento, ma dell’uno virgola uno. Non solo: il secondo acquirente, il Fondo Avvoltoio, alla morte del BuonTemPone (la sua scadenza), si porterà anche a casa cento euro in più rispetto a quanto promesso dallo Stato alla Banca Squalo (la quale avrebbe ottenuto diecimila in restituzione dopo averne spesi diecimila all’acquisto).  E più le previsioni si fanno fosche, più le agenzie di rating ci declassano, più le istituzioni internazionali ci bacchettano, più i nostri politici si martellano i cabasisi dicendo ai quattro venti che il nostro Paese è brutto, sporco e cattivo, più il prezzo del BTP BuonTemPone scende e più il suo rendimento sale. Se sale il suo rendimento, sale anche (di regola) la differenza tra questo rendimento, in salita appunto, e il rendimento del cugino di campagna delle lande germaniche, il famoso BUND. Il quale è molto meno creativo, giramondo, eccentrico del BuonTemPone, ma anche assai più affidabile.

Comunque sia, il punto è un altro:  lo Stato italiano, su quel BTP BuonTemPone, pagherà cedole più alte? Assolutamente no. La cedola, lo abbiamo detto, resta uguale per dieci anni (l’un per cento su diecimila).  Dovrà restituire un importo maggiore di quello garantito? Assolutamente no. Aveva promesso diecimila in restituzione e diecimila restituirà. C’è qualcosa che non torna, vero? Se –  sulle finanze dello Stato –  il cambiamento del rendimento del BTP BuonTemPone già emesso, non produce alcun effetto, perché diavolo lo spread fa così paura? Qualcosa non torna. Per questo – ve lo prometto – ci torneremo sopra nella prossima puntata.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com


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