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GIAVAZZI SUL CORRIERE: NON SI PARLA TROPPO DI GRECIA? (di Antonio M. Rinaldi)

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Venerdì 5 giugno sul il Corriere della Sera non ho potuto fare a meno di leggere l’editoriale a firma di Francesco Giavazzi dal titolo “Discutiamo troppo di Grecia?” ed essendo di parere diametralmente opposto rispetto a quello del noto professore della Bocconi, colgo l’occasione per replicare su Scenari Economici.

Infatti la mia tesi è invece: Discutiamo troppo poco di Grecia? Perché vedete, se Giavazzi argomenta che da 5 anni non si fa altro che parlare della crisi di “un Paese che rappresenta meno del 2 per cento del Prodotto Interno Lordo (PIL) delle nazioni che partecipano all’unione monetaria” tralasciando altri grossi problemi, come ad esempio quello da lui citato del lavoro, non si rende conto che i problemi di cui è afflitta l’Europa sfociano proprio nel non riuscire a risolvere un problema così “piccolo” come quello greco.

Giavazzi forse non comprende che la governance Europea, dalla Troika in giù, se in questi anni non è riuscita ad arginare il “problema Grecia”, proprio perché da una parte è stata incapace di gestire le emergenze finanziarie e dall’altra ingessata dall’architettura delle regole volute proprio da loro stessi e che alla fine non hanno consentito più neanche di agire, come si comporterà quando la necessità non sarà più di “un Paese che rappresenta solo il 2%”, ma di economie ben più grandi come ad esempio Francia, Spagna o Italia?

Se i burocrati fra Bruxelles e Francoforte non sono riusciti a mitigare, se non a peggiorare, la situazione in Grecia in tutti questi anni compiendo errori madornali, se un giorno dovessero esser chiamati ad emergenze in Paesi che rappresentano ciascuno porzioni di PIL a due cifre, cosa succederebbe?

Va bene che Giavazzi è da sempre il riferimento di una Università il cui Presidente, nel frattempo diventato senatore a vita e Presidente del Consiglio, non ha mai mancato di ribadire pubblicamente come la Grecia fosse il più grande successo dell’euro, ma non considerare queste ovvietà dopo tutto quello che è successo mi sembra peccare di superficialità o peggio ancora di faziosità.

Quando poi Giavazzi fa il paragone con gli USA, dove un Obama non dedicherebbe mai lo stesso tempo della Merkel a “un piccolo Stato come il Tennessee se dovesse avere problemi”, non considera che oltreoceano le questioni le sanno risolvere rapidamente, perché sono perfettamente consci delle  considerazione che poi scaturirebbero in ogni angolo della Terra, ad iniziare dall’opinione pubblica di casa, nel caso poi uno Stato come la California avesse bisogno. Corrono a sistemare tutto nel più breve tempo possibile per evitare che non siano reputati poi non all’altezza della situazione nel caso siano chiamati a risolvere problemi di ben più grande entità. Esattamente il contrario di come si è comportata e si comporta l’Europa! Forse Giavazzi non ricorda i danni scaturiti da come la stessa Troika sia non riuscita a risolvere la crisi cipriota il cui PIL è ancora più lillipuziano di quello greco?

Ma la domanda più diretta a Giavazzi è questa: invece di ribadire in modo censorio del perché e del come la Grecia non si sia mai adeguata negli anni alle regole europee, perché non entra nell’ordine delle idee che invece è concettualmente errato pretendere dalla Grecia che ci si adegui? Oppure il professore della Bocconi appartiene a pieno titolo al nutrito esercito (è proprio il caso di dirlo!) di coloro i quali intravedono il modello tedesco come l’unico possibile e soprattutto perfettamente esportabile e replicabile in ogni economia continentale? Forse ignora che quando qualcuno in passato ha preteso d’imporre qualcosa agli altri è sempre andata a finire male? La Grecia è stata il laboratorio che ha dimostrato inequivocabilmente l’insostenibilità dell’euro e l’inadeguatezza delle istituzioni che lo governano. 

Non crede che possano (fortunatamente!) attivarsi salutari (anche se a caro prezzo) anticorpi che ne determinano un rigetto? Non si accorge che il solo tentativo di “adeguamento” al “modello d’ordine” tanto caro ai nostri amici tedeschi sta provocando fra le popolazioni europee, specialmente del “sud”, più danni di una guerra? E lei che propone, di parlarne di meno?

Mi domando se il professore ha avuto modo di leggere le richieste inviate dai creditori al governo greco: sono assimilabile ad un ultimatum in piena regola con imposizioni che neanche Versailles si sognò mai di richiedere! E noi dovremmo invece ignorarle e magari parlare di calcio?

Probabilmente se anche noi italiani negli anni ’90, infatuati e fuorviati dal “sogno europeo” ad ogni costo, invece di preoccuparci di dimostrare esclusivamente ai nostri partners di essere bravi nel rispettare le assurde regole poste a fondamento della moneta unica, avessimo invece verificato preventivamente cosa sarebbe successo se avessimo stravolto il modello economico a noi congeniale con quello previsto a supporto del nuovo ordine monetario, non ci ritroveremo in queste condizioni di irreversibile declino!

Se ne avessimo parlato di più, magari attivando un serio e proficuo dibattito fra tutte le forze del Paese come è avvenuto invece a suo tempo in Europa, oggi non rincorreremo i decimali di deficit mettendoci sull’attenti ad ogni starnuto di Bruxelles, Francoforte e Berlino e non avremmo assistito all’invio di Commissari liquidatori graditi dalla Troika, ad iniziare dal tanto amato ex Presidente della Bocconi.

Quindi se ne parli di Grecia ed anche tanto, perché i problemi non si risolvono mettendo la polvere sotto il tappeto come fatto sin ora sperando che si risolvano per magia da soli, ma affrontandoli con capacità per evitare che si ripetano in futuro provocando danni esponenziali.

Piuttosto Giavazzi, che ha fastidio delle piccole cose come la Grecia, si legga il prof. Giuseppe Guarino per le grandi cose, invece di perdere tempo dietro alle veline dell’EU e delle BCE!

Oppure anche il professore della Bocconi sta iniziando a capire che per l’euro non ci sia più futuro ed è meglio pertanto parlarne il meno possibile per non spaventare troppo i cittadini che già sentono odore di bruciato?

Antonio M. Rinaldi

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