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GERMANIA: 900 mila posti di lavoro a rischio nel settore componentistica auto. Quanti in Italia e dove?

 

 

Un interessante articolo del quotidiano tedesco SZ mette in luce la fragilità del sistema industriale  legato al settore  auto tedesco, mentre noi metteremo in evidenza le correlazioni con l’Italia.

Un’enorme e profonda rivoluzione è in corso con cambiamenti epocali per tutto il settore. La componentistica auto tedesca viene fatta a pezzi da un cambiamento tecnologico strategicamente imprevisto e verso il quale le aziende sembrano totalmente impotenti. Società come Continental, Bosch, ZF, Mahle, Brose minacciano consistenti tagli nei posti di lavoro, con intere  fabbriche  minacciate di chiusure. A questi macro casi si aggiungono, quasi inosservati, i fallimenti di piccoli fornitori spesso sconosciuti, praticamente anonimi, poiché spesso lavorano come subappaltatori di secondo o terzo rango rispetto a quello principale. Il problema è che non esiste una riconversione industriale immediata. Al contrario delle varie crisi periodiche nel settore non si tratta di inglobare una nuova tecnologia o di migliorare i processi produttivi o logistici, in questo caso il settore DEVE scomparire perchè non più necessario. Non servono più i pistoni, le iniezioni, gli impianti di raffreddamento, gli impianti di condizionamento sono completamente diversi, perfino componenti come differenziali e trasmissioni rischiano di essere quasi inutili, perchè le auto elettriche sono molto più semplici da costruire. Dobbiamo tornare ai primi del novecento, alla conversione dal traino animare a quello a motore, per rivedere una situazione simile. 

Una transizione di questo genere non sarà indolore, per quanto il passaggio all’elettrico, nella quota in cui vi sarà, non sarò immediato, ma richiederà alcuni anni. GM parla di essere a pieno regime con la nuova mobilità per il 2024, ma nel frattempo le quote della mobilità tradizionale saranno lentamente ridotte, complice anche l’attuale crisi economica. Questo però viene a generare un’incertezza generale che sicuramente non favorisce l’investimento nel settore o in settori industriali collegati ed a sua volta viene ad accentuare il rallentamento generale.

E l?italia ? Ci sono regioni che sono molto più esposte, in generale, all’exporto verso la Germania, con in testa il Trentino (40%) ed il Nord Italia, ma con una punta al sud con l’Abruzzo:

Nello stesso tempo il comparto della componentistica auto è molto pesante dal punto di vista occupazione e fino al 2018 era in forte sviluppo:

 

Gli addetti sono 150 mila di cui un terzo in Piemonte, ma comunque la concentrazione nel Nord Italia è notevole. Vediamo che il 74% delle aziende è diretto verso l’esportazione, per cui il cambiamento colpirà molto duramente il settore, da cui possiamo aspettarci decine di migliaia di esuberi nel corso del prossimo futuro. Ci vorrebbe una seria politica di riconversione industriale profonda, ma, sinceramente, non si vede nulla di simile neanche in prospettiva. A pagare il dazio di questa miopia saranno, come sempre i lavoratori e si giungerà ad occuparsene solo quando le aziende chiuderanno i battenti lasciando fuori gli operai. Come sempre troppo tardi.

 


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