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Fuga di massa dal colosso del gas USA da 25 miliardi: «È controllato segretamente dai russi». Il caso Polar Train LNG svela il corto circuito sulle sanzioni
Dimissioni di massa ai vertici di Polar Train LNG: l’ex amministratore delegato accusa il colosso russo Novatek di finanziare e dirigere di nascosto il maxi-terminale di gas da 25 miliardi in Alaska, al centro delle trattative segrete tra Casa Bianca e Cremlino.

Un progetto strategico americano da 25 miliardi di dollari per esportare gas in Asia si è trasformato in un caso politico e finanziario esplosivo. Quasi tutti i vertici della società statunitense Polar Train LNG si sono dimessi in blocco dopo aver scoperto che a pagare i conti e a dettare gli ordini da dietro le quinte era Novatek, il gigante russo del gas sottoposto a pesanti sanzioni.
A far saltare il coperchio è stato l’amministratore delegato americano, Joel Riddle, un ex ingegnere di ExxonMobil chiamato a guidare l’impresa. Riddle ha lasciato l’incarico a settembre, seguito a ruota dal direttore finanziario Dan Chandra, dal vicepresidente esecutivo Jim Smith e dal responsabile operativo Jody Trantham.
Il motivo della fuga è molto concreto: i manager americani temevano di finire sotto inchiesta per aver violato i divieti imposti dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, dato che i permessi per trattare con i russi erano stati chiesti ma mai concessi.
Ma come è possibile che una compagnia russa colpita dalle sanzioni arrivi a dirigere un’infrastruttura energetica chiave nel nord dell’Alaska, proprio nel giardino di casa di Washington? La risposta sta in una triangolazione societaria e industriale che mostra quanto sia sottile il confine tra proclami politici e necessità economiche. Quando Polar Train LNG è nata a marzo, si è presentata come un pilastro del piano dell’amministrazione Trump per espandere le esportazioni energetiche americane verso l’Asia.
All’inizio, la presenza di Gentry Beach, un investitore vicino alla famiglia Trump, aveva convinto i dirigenti statunitensi che l’iniziativa fosse sostenuta da capitali americani. Una volta avviati i lavori, però, Riddle ha scoperto che Beach non aveva versato un dollaro e non era né azionista né amministratore della società.
Il vero cuore dell’operazione risiedeva nella tecnologia e nei tempi di realizzazione. Costruire da zero un impianto di gas naturale liquefatto (GNL) in Artico richiede anni e costi enormi; Novatek, invece, aveva già dei moduli industriali parzialmente costruiti ma bloccati in Siberia dalle sanzioni americane del 2023 contro il suo impianto Arctic LNG 2. L’idea di Polar Train LNG era proprio quella di riciclare il terminale russo incompiuto e installarlo in Alaska.
Trump’s sideline Russian hustle falls apart.
🇺🇸‼️ The top management of a US $25 billion gas project in Alaska has resigned amid suspicions that the project is secretly controlled by Russia.
The former CEO of Polar Train LNG said that the export terminal is actually financed… pic.twitter.com/4g8PCUsXP1
— Beefeater (@Beefeater_Fella) October 24, 2026
Per aggirare i divieti ancora in vigore e guidare il progetto senza comparire direttamente negli Stati Uniti, si è attivato un meccanismo in tre passaggi:
- Il ponte negli Emirati Arabi: Novatek non è entrata direttamente nella società americana, ma ha concesso i diritti di utilizzo della propria tecnologia alla Tech Wave Industrial Projects Management, un’azienda con sede ad Abu Dhabi che ha poi firmato un accordo con Polar Train.
- Gli uomini cerniera: A guidare Tech Wave ci sono due uomini d’affari norvegesi, Rajeev Lehar e Bjørn Gundersen. Proprio Gundersen è un ex dirigente di Novatek ed è emerso come l’investitore finale dietro il progetto in Alaska.
- Il controllo dei rubinetti finanziari: Quando il progetto ha avuto bisogno di liquidità immediata per procedere, i soldi sono arrivati da Mosca. Alcuni messaggi WhatsApp visionati dal Financial Times mostrano Denis Solovyov, alto dirigente e membro del consiglio di gestione di Novatek, discutere i finanziamenti e fare pressioni per velocizzare il trasferimento di denaro verso Polar Train LNG.
Nel mondo degli affari vale una regola ferrea: chi mette i capitali e fornisce gli impianti decide la strategia.
Quando a settembre il Congresso americano ha approvato il nuovo pacchetto di sanzioni promosso dal defunto senatore Lindsey Graham, Riddle ha chiesto un parere legale allo studio Baker Botts. Gli avvocati hanno confermato che il ruolo di Gundersen esponeva l’azienda a seri rischi di sanzioni legate alla Russia; il giorno dopo il voto del Congresso, il 19 settembre, Riddle si è dimesso.
| Attore coinvolto | Ruolo ufficiale | Ruolo reale emerso dalle denunce |
| Polar Train LNG | Società USA per l’export di gas dall’Alaska | Scatola operativa dipendente da tecnologia e fondi esteri |
| Novatek (Russia) | Fornitore indiretto di tecnologia | Finanziatore occulto e regista strategico del progetto |
| Tech Wave (Abu Dhabi) | Partner ingegneristico e finanziario | Società veicolo guidata da un ex dirigente di Novatek |
| Vertici americani | Guida esecutiva del progetto | Dimissionari in blocco per evitare sanzioni penali |
Polar Train LNG ha respinto le accuse definendo Riddle un ex dipendente scontento e licenziato, mentre Novatek sostiene che il progetto in Alaska sia del tutto autonomo. Eppure la scelta del sostituto ha il sapore dell’ironia: al posto dell’ingegnere americano dimessosi per patriottismo, la società ha nominato amministratore delegato ad interim Tim Ta
Questo terminale è infatti entrato nelle trattative riservate tra Washington e Mosca per chiudere la guerra in Ucraina: lo scambio discusso prevede che Novatek aiuti gli americani a costruire l’impianto in Alaska in cambio della revoca delle sanzioni su Arctic LNG 2, un importantissimo impianto nella siberia russa.
Gli Stati Uniti vogliono dominare il mercato del gas in Asia, ma per farlo in fretta hanno bisogno dell’ingegneria artica russa, tanto che questo mese Trump ha sospeso le penalità del Graham Act e ha chiuso un accordo con Putin per importare milioni di tonnellate di diesel russo. Mentre l’Europa resta impigliata nei blocchi commerciali pagando l’energia a caro prezzo, tra Washington e Mosca il pragmatismo degli affari è già tornato a correre e si organizzano facilmente ricchi scambi tecnologici.







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