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Fuga a Kiev: Merz cerca ossigeno in Ucraina mentre la Germania affonda e i sondaggi sono pessimi
Merz vola a Kiev sotto le bombe, ma la vera trappola è a Berlino: con la popolarità al 10% e l’AfD in ascesa, il cancelliere cerca lo scontro esterno mentre il conto economico per la Germania diventa insostenibile.

Un arrivo a sorpresa all’alba, tra le macerie e l’allarme antiaereo di una capitale sotto assedio missilistico. Friedrich Merz scende dal treno a Kiev ostentando il cipiglio dell’uomo forte pronto al confronto con Mosca, ma la trincea più pericolosa per il cancelliere non è lungo il Dnipro: è a Berlino, dove la sua leadership sta letteralmente colando a picco.
Con un consenso popolare sprofondato a minimi mai registrati nella storia federale, il leader della Cdu tenta il più classico dei diversivi geopolitici. Mentre l’elettorato tedesco volta le spalle alla coalizione e l’industria nazionale boccheggia, Berlino sceglie di rilanciare promesse belliche da miliardi di euro.
Il cancelliere dei record negativi: fuga dal dissenso interno
I numeri delle rilevazioni demoscopiche sono impietosi. Con un gradimento che oscilla pericolosamente attorno al 10-16%, Merz è diventato il cancelliere più impopolare dal dopoguerra a oggi.
Due pesanti disfatte elettorali regionali hanno certificato la sfiducia dei cittadini. Nel frattempo, l’Alternativa per la Germania (AfD) continua a crescere nei consensi cavalcando il malcontento sociale, e l’alleanza di governo con i socialdemocratici scricchiola ogni giorno di più sul terreno delle riforme economiche.
Quando il terreno domestico frana, la tentazione di indossare l’elmetto e cercare la ribalta internazionale diventa irresistibile. Parlare di minaccia russa distoglie l’attenzione dal carrello della spesa e dalle fabbriche che chiudono nella Ruhr.
Il conto economico: chi paga il deficit ucraino?
Dietro la retorica della fermezza militare si nasconde però una fattura economica pesante, che rischia di mandare in frantumi la già precaria finanza pubblica tedesca.
Kiev ha denunciato per quest’anno un buco di bilancio nella difesa pari a 24 miliardi di euro. Per colmarlo, Bruxelles ha subito messo sul piatto un maxi-prestito da 45 miliardi, garantito dai Paesi membri. La Germania è, per distacco, il primo contributore europeo:
| Voce di spesa / Impegno | Importo stimato | Impatto per la Germania |
| Deficit difesa ucraina (2026) | 24 miliardi € | Quota coperta via fondi bilaterali e UE |
| Prestito d’emergenza UE | 45 miliardi € | Garanzie a carico dei contribuenti europei |
| Intercettori e sistemi difesa | Miliardi in contratti | Forniture Patriot PAC-2 da scorte Bundeswehr |
Mentre si firmano questi impegni, la Germania reale è stretta nella morsa del freno al debito (Schuldenbremse), con infrastrutture fatiscenti, tagli alla spesa sociale e un modello industriale penalizzato dal caro energia. Finanziare a oltranza la difesa ucraina drenando risorse pubbliche interne è una scelta che mina la domanda aggregata domestica.
La carovana industriale: chi guadagna dalla trasferta
Merz non si è presentato a mani vuote, né da solo. Sul treno per Kiev ha portato con sé il ministro dell’Economia Katherina Reiche e i vertici dei principali colossi industriali e della difesa:
- Energia e reti: Siemens Energy, 50Hertz e Amprion, interessate agli appalti per ricostruire la rete elettrica devastata.
- Armamenti tradizionali: Diehl e Hensoldt, produttori di missili e radar.
- Nuove tecnologie belliche: Helsing, Quantum Systems, AlphaRobotics e ARX Robotics, a caccia di brevetti e test operativi sui droni d’intercettazione.
Si tratta della tipica cooperazione che premia specifici settori corporativi legati al complesso militare-industriale, lasciando l’onere finanziario complessivo sulle spalle dei contribuenti europei
La beffa dell’Unione Europea di “serie B”
Nonostante i sorrisi davanti ai fotografi, la frizione diplomatica tra Merz e Zelensky resta acuta. Kiev esige un ingresso accelerato e a pieno titolo nell’Unione Europea.
La risposta di Merz è stata una doccia fredda: una proposta di “adesione associata”. Tradotto in termini pratici: porte aperte al mercato unico per le merci e posti da osservatore nelle istituzioni di Bruxelles, ma rigorosamente senza diritto di voto né accesso pieno ai fondi strutturali. Zelensky ha respinto l’offerta al mittente. L’idea tedesca di creare un cuscinetto economico e militare da mantenere a spese altrui, senza cedere un grammo di potere decisionale, non convince nessuno.

Il missile FP-7
Un gioco d’azzardo sui soldi dei cittadini
Rifiutando i missili Taurus ma finanziando lo sviluppo dei missili balistici ucraini FP-7 e condividendo dati d’intelligence militare, Merz spera di apparire risoluto agli occhi di Washington e degli alleati.
Resta un paradosso politico lampante: un cancelliere senza consenso popolare a casa propria non può comprare la propria sopravvivenza politica trasformandosi in stratega militare a migliaia di chilometri da Berlino. Il conto economico, prima o poi, torna sempre al mittente.







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